Questa mattina, nell’accender
computer e Google, mi trovo faccia a profilo con Virginia Woolf. Di cliccar sul
naso aquilino della scrittrice inglese non ci penso punto che di Virginia Woolf
so tutto per averla studiata all’Università e letta fino al giorno in cui ho
capito che non mi piaceva niente il suo modo gelato di scrivere e la prosa sua
come inamidata e fatta e finita in lavatrice. Già, ma è proprio grazie a lei,
proprio grazie alla gelida Virginia che ho conosciuto e amato, in grazia, la mia
dolce, Katherine, ovverosia Katherine Mansfield che, ancora adesso, conto tra
le amiche più care che ho pur essendo lei passata a miglior vita oramai sono
quasi cent’anni…
E ora, se avrete la
pazienza di ascoltare, vi racconto come e percome mi sono imbattuta, attraverso
Virginia, in Katherine. Fu mia sorella a invitarmi a leggere “Gita al Faro”
della Virginia che io leggevo come sui carboni, ogni pagina indigesta e noiosa
al pare dei peperoni per il piccolo Salini. Leggevo, tuttavia, ubbidiente, fidandomi
allora (dovevo aver massimo diciannove anni) del gusto altrui che non era il
mio. Per riuscire a finire il volumetto, passavo per l’introduzione dove mi
incuriosì una certa noticina in cui si raccontava del rapporto difficile tra la
Virginia e la Katherine mia. Intanto, cominciai col comperare un librino di
racconti della Mansfield e mi parve di ritrovare, in salsa british, Anton
Checov che amo e amerò sempre. Lasciai dunque “Gita al faro” e mi dedicai al “Garden
party” e siccome c’è un filo nelle cose, eccomi, pochi mesi dopo, a tradurre la
Katherine per Gherardo Casini, che allora era un signore antico, vecchio dei
suoi novant’anni e con il quale intrecciai una leggiadra amicizia, come può
avvenire in un bel giorno tra l’alba rosa e il tramonto d'oro…
Solo molti anni dopo e non
so come venni a sapere che Virginia Woolf, nel leggere i racconti della
Mansfield, scaraventò per terra il volumetto, furente, dicendo: “Questa sa scrivere!”.
E poiché attraverso quella ho conosciuto questa, la ringrazio con una
riverenza, la ricordo per l’esser stata un ponte e prego anche per lei, Virginia, che
è lassù.

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