Cammino svelta, nel
mattino appena uscito nuovo dall’ovo divino, per recarmi come faccio spesso, a
Santa Maria Maggiore, dove mi attende la quiete e la pace di parole d’anima
scambiate in dono con chi non voglio rivelare. Cammino svelta, dicevo, perché
all’ora tal dei tali mio marito mi attende in bocca a un negozio e non mi piace
punto farlo aspettare. Cammino svelta fino alla guardiola dove, in attesa
annoiata, siedono i poliziotti che fanno scorrere borse e borsoni in un tunnel
di sicurezza. Non ci sono che io, mi pare, ma mi sbaglio perché dietro di me si
materializza una suora in abito nero. Splende, sotto al velo, un viso di farina
morbido e brillano, dietro agli occhiali, due occhi pronti e vivi, in punta d'ago, che mi paiono
gli stessi che aveva Sister Francis al Mater Dei.
Saliamo, insieme, le
scale e poiché la vedo traballare le offro una mano e il braccio. In scambio di
sorrisi, dice: “Non si può neanche più andare a trovare Gesù in santa pace…”.
Eh già, bisogna passar la sicurezza come colpevoli e non devoti. In basilica
scopriamo che abbiam la stessa meta e quindi nell’attesa è uno scambio d’anime
e di gioia. E mi ha detto tante cose giuste e belle e ritagliate tutte quante
nell’appretto della verità che dubbi non ne conosce, che le vorrei scrivere ma non posso per promessa tra di noi. Una
cosa sì, però, la posso rivelare perché sa di cronaca e di allegria. Le
racconto della statua di Galileo, brutta come il peccato, a Santa Maria degli
angeli, e lei, serena: “Cosa vuoi, per accoglier l’altro, occorre accogliere
anche gli scarabocchi!”. Evviva e alleluia per Suor Allegria!
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| Per me il cardinale Caffarra è un Pio Pellicano... |


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