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lunedì 4 dicembre 2017

Suor allegria e gli scarabocchi


Cammino svelta, nel mattino appena uscito nuovo dall’ovo divino, per recarmi come faccio spesso, a Santa Maria Maggiore, dove mi attende la quiete e la pace di parole d’anima scambiate in dono con chi non voglio rivelare. Cammino svelta, dicevo, perché all’ora tal dei tali mio marito mi attende in bocca a un negozio e non mi piace punto farlo aspettare. Cammino svelta fino alla guardiola dove, in attesa annoiata, siedono i poliziotti che fanno scorrere borse e borsoni in un tunnel di sicurezza. Non ci sono che io, mi pare, ma mi sbaglio perché dietro di me si materializza una suora in abito nero. Splende, sotto al velo, un viso di farina morbido e brillano, dietro agli occhiali, due occhi pronti e vivi, in punta d'ago, che mi paiono gli stessi che aveva Sister Francis al Mater Dei.
Saliamo, insieme, le scale e poiché la vedo traballare le offro una mano e il braccio. In scambio di sorrisi, dice: “Non si può neanche più andare a trovare Gesù in santa pace…”. Eh già, bisogna passar la sicurezza come colpevoli e non devoti. In basilica scopriamo che abbiam la stessa meta e quindi nell’attesa è uno scambio d’anime e di gioia. E mi ha detto tante cose giuste e belle e ritagliate tutte quante nell’appretto della verità che dubbi non ne conosce, che le vorrei scrivere ma non posso per promessa tra di noi. Una cosa sì, però, la posso rivelare perché sa di cronaca e di allegria. Le racconto della statua di Galileo, brutta come il peccato, a Santa Maria degli angeli, e lei, serena: “Cosa vuoi, per accoglier l’altro, occorre accogliere anche gli scarabocchi!”. Evviva e alleluia per Suor Allegria!
Per me il cardinale Caffarra è un Pio Pellicano...


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