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mercoledì 27 dicembre 2017

Cari ricordi

Nel casolare color rosa cipria di nonna Stella, perduto nella piatta campagna friulana, profumata di brina e di silenzio, regnava incontrastato il disordine. Un disordine mistico, per me, perché carico di mistero, pieno di magia, incrostato di storie antiche, vecchie e nuove. Non c'era camera, né armadio, non cassetto o cassettino dove non si trovassero ninnoli e carabattole della più curiosa fattura, raccogliticce in giro per il mondo e messe lì in una sarabanda di gusti e di colori che mi incantava. "Per carità che disordine!",  protestava mia madre, che girava, stanza per stanza, nella segreta speranza di fare il suo butta butta. Ma la nonna la seguiva da lontano e, vigile, le fermava il braccio. "No, questo no, me lo ha regalato Tino. Ricordi? Era il tuo bidello a scuola..." E cominciava una storia incantata che io, naso all'aria, bevevo per osmosi come l'umidore dei campi là fuori. "E questo?", domandava mia madre, speranzosa. "No, no, no! E' del professor Spadari. Non si tocca. Un caro ricordo..." Gli occhi sognavano e i miei, piccoli, con i suoi. E il professor Spadari si innalzava nel mistero a Re di Francia, con cappa e spada, e forse anche a Paladino Orlando...
Quando la nonna si ritirava nel casolino in fondo al corridoio, che chiamava il suo studio, non bisognava disturbarla. "Sto lì, con le mie carte", diceva e, sbirciando dalla porta socchiusa, la vedevi in gran scritture, fogli volanti danzavano nell'aria per poi svenire sul tavolo ricolmo. "Mamma, posso buttare queste fatture? Sono vecchie, scadute", diceva mia madre. "Per carità che non si sa mai", era la risposta tutta recitata a precipizio per esser più convincente. E tutto restava lì dov'era, nella caverna d'Aladino.
Cari ricordi, che oggi splendono nella mia vetrina della meraviglie e mi sorridono come faceva nonna Stella quando, per farci dormire (invano) ripeteva in dondolio di voce, e senza sosta il suo morbido "Din, don, don"...

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