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| Il mio presepe... |
In casa de Vito noi
bambini, non si faceva l’albero di Natale, considerato da mia madre (al
contrario di quanto pensa la Raggi) molto chiassoso, inelegante e per nulla
consono allo spirito nudo del Natale. Palle, palline, sciarpe filanti d’oro e d’argento
cozzavano, secondo mia madre, con la povertà della stalla di Betlemme, dove il
Divino Bambino aveva per culla soltanto una mangiatoia e per riscaldamento non
un fuoco, ma il fiato caldo del bue e dell’asinello. E, dunque, se in casa
Salini, su di sopra, l’albero di Natale grande, acceso di luci, bucava il buio
del giardino e da lontano sembrava gridare la sua vanitosa bellezza, da noi solo
un piccolo, nudo presepe.
Le montagne a far da
spalla dietro la capanna di Betlemme erano fatte con carta mimetica
stropicciata e piena di pallottole di carta di giornale; il firmamento, una
distesa silente di azzurro trapunto da stelle dorate, era appeso con lo scotch
al muro da una parte all’altra. Le statuine, tutte avvoltolate con carta
riciclata, venivano sistemate da noialtri bambini, nello sfondo del
palcoscenico dove si consumava l’eterna meraviglia. Si sistemavano i
pastorelli, seguiti dalle loro pecorelle bianche, alcuni suonavano una
cornamusa, altri il piffero, altri nulla. Gli angeli venivano appesi alla
capanna, con i loro vestiti color pastello, rosa, celeste, giallo canarino. Sui
monti, lontani, i placidi magi seguivano la stella e i cammelli loro. Per il
laghetto, uno specchio da trucco, nascosti i bordi di plastica sotto una coltre
di muschio raccolta in giardino, ci mettevo sopra le paperelle trovate nell’uovo
di Pasqua dell’anno prima. Il Bambino Divino, nascosto, aspettava il giorno del
suo arrivo mentre San Giuseppe e la Madonna erano già lì, con le braccia in
adorazione, in sacra attesa.
Attendevo anche io e non per aprire i regali che
quelli erano piccole cose, magri pensieri, in una casa piena di bambini.
Soltanto dopo la messa di Mezzanotte, che ci vedeva riuniti nella cappella di
San Gregorio, tra gli scout di Monsignor Nobels, il Bambino trovava il suo
posto tra mamma e papà e tra noi. Il freddo mordeva, ma era notte d’amore e d’amore
il cuore ripieno. Dormivo, anche io, sotto le stelle di Betlemme.

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