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mercoledì 20 dicembre 2017

Sotto le stelle di Betlemme

Il mio presepe...
In casa de Vito noi bambini, non si faceva l’albero di Natale, considerato da mia madre (al contrario di quanto pensa la Raggi) molto chiassoso, inelegante e per nulla consono allo spirito nudo del Natale. Palle, palline, sciarpe filanti d’oro e d’argento cozzavano, secondo mia madre, con la povertà della stalla di Betlemme, dove il Divino Bambino aveva per culla soltanto una mangiatoia e per riscaldamento non un fuoco, ma il fiato caldo del bue e dell’asinello. E, dunque, se in casa Salini, su di sopra, l’albero di Natale grande, acceso di luci, bucava il buio del giardino e da lontano sembrava gridare la sua vanitosa bellezza, da noi solo un piccolo, nudo presepe.

Le montagne a far da spalla dietro la capanna di Betlemme erano fatte con carta mimetica stropicciata e piena di pallottole di carta di giornale; il firmamento, una distesa silente di azzurro trapunto da stelle dorate, era appeso con lo scotch al muro da una parte all’altra. Le statuine, tutte avvoltolate con carta riciclata, venivano sistemate da noialtri bambini, nello sfondo del palcoscenico dove si consumava l’eterna meraviglia. Si sistemavano i pastorelli, seguiti dalle loro pecorelle bianche, alcuni suonavano una cornamusa, altri il piffero, altri nulla. Gli angeli venivano appesi alla capanna, con i loro vestiti color pastello, rosa, celeste, giallo canarino. Sui monti, lontani, i placidi magi seguivano la stella e i cammelli loro. Per il laghetto, uno specchio da trucco, nascosti i bordi di plastica sotto una coltre di muschio raccolta in giardino, ci mettevo sopra le paperelle trovate nell’uovo di Pasqua dell’anno prima. Il Bambino Divino, nascosto, aspettava il giorno del suo arrivo mentre San Giuseppe e la Madonna erano già lì, con le braccia in adorazione, in sacra attesa. 
Attendevo anche io e non per aprire i regali che quelli erano piccole cose, magri pensieri, in una casa piena di bambini. Soltanto dopo la messa di Mezzanotte, che ci vedeva riuniti nella cappella di San Gregorio, tra gli scout di Monsignor Nobels, il Bambino trovava il suo posto tra mamma e papà e tra noi. Il freddo mordeva, ma era notte d’amore e d’amore il cuore ripieno. Dormivo, anche io, sotto le stelle di Betlemme. 

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