venerdì 29 dicembre 2017
Cuore verde
Nel misurare i passi sull'acciottolato delle viuzze padovane dove mi perdo, io, lasciata la guida alla cognata, respiro la Città del Santo in aria nuova, felice di questa passeggiata mattutina fuori programma, come in fuga dalla casa rossa. Ed è bello camminare al passo svelto anche se il cielo ha indossato un mantelletto bigio e la pioggia bagna il naso e i capelli. In forma di turista, al seguito leggero di Sara (che mi lascia indietro) eccoci davanti al gran caffè Pedrocchi che è per Padova come il Caffè Greco è per la Roma mia. Solo che il Pedrocchi non è soltanto sala da caffè, ma un palazzetto intero, lo "stabilimento Pedrocchi" (appunto) fatto e costruito, al gusto di bizzarria del suo fondatore, Antonio Pedrocchi, che lo voleva "il più bello della terra". Un gran caffettiere che pensava in grande e alto. E al piano tal dei tali, credo il secondo (entrando sulla destra dei leoni di marmo sentinelle al portone centrale), si sale nel mondo eccentrico e fantasioso in gusto d'Ottocento, del fondatore. Eccoci, in giallo oro, nella sala da ballo, intitolata a Gioacchino Rossini. Ronzano tutt'intorno alle pareti delle apette gialle che a me ricordano tanto quelle Barberini romane... Via via, verso la sala egizia, e poi alle cineserie e infine nella sala Ercolana. Sara trotta e io dietro. E addio Pedrocchi. Il Santo ci accoglie nel suo abbraccio, il rosone di vetro sorride a lei che ha un appuntamento e a me che respiro il mistero. Per ritornare poi verso il centro e a casa, entriamo insieme nell'ariosa e ombrosa chiesa di San Francesco. E lì, nel cuore verde del suo chiostro romito, ecco, in danza, arrivar per me il palpito della vita vera. Sorrido, respiro. Presto, presto, via via, alla pasticceria Biasetto, dal maestro padovano, ad assaggiar un dolce buono e buonissimo intitolato setteveli, una delizia al palato, nel cuore rosso acceso, torta campione del mondo.
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