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martedì 21 novembre 2017

Una verde foglia

Nel silenzio della casa vuota, la pace mi avvolge come una nuvola d’oro e mi pare di mettere in fila i pensieri arruffati come tanti soldatini senz’armi, lindi e pinti, i quali, silenti anche loro, depongono fucili e sciabole ai miei piedi, mentre i miei  cigni selvatici, con le loro coltri d’ortiche sul dorso (da me intrecciate con dolore), toccano il suolo con i santi piedini. Io, novella Elisa, mi ritrovo nuda, libera da ogni catena indossata ora sono molti anni, fin da quando ero in culla nei rospi che vi si trovavano. E mi pare di avere tra le mani la foglia verde che era ed è l’unica mia gioia…

Nel silenzio della casa vuota, il miracolo si compie  nella mia profondissima quiete, nella solitudine e nel tu per tu con l’infinito che ci abbraccia e ci ama. Taccio, ascolto, amo. E mentre, piano piano, la vita in me si rianima con la voglia di passare dal pensiero ai fatti, eccomi a ricordare un bel pranzo domenicale che ha riempito la casa del vocio di un bambino di quattro anni appena, con gli occhi celesti e grandi e pieni di poesia.
Correva, il piccolino, inseguendo una piccola macchina della polizia che in slancio sereno correva lungo il corridoio per andarsi a schiantare, in curva, contro il muro di fondo. E tante le risate del bambino. Conto per farlo correre al ritiro.  Conto in inglese, in italiano, in spagnolo.  E di nuovo, via, di nuovo in corsa pazza di divertimento semplice, rotondo lui, via, a inseguire la quattro ruote come fosse un gran tesoro e tutto in quello. Io, china, ginocchia a terra, gioco con lui come facevo tanti e tanti anni fa con il mio, di bambino, che ora studia lontano. Gioco e mi sento felice e penso che è nella semplicità di questi attimi solenni, di luce e di gioia il sugo della vita, la risposta a crucci e delusioni, il sangue che scorre nelle vene, la foglia verde che trema nelle nostre mani… 

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