Nel silenzio della casa
vuota, la pace mi avvolge come una nuvola d’oro e mi pare di mettere in fila i
pensieri arruffati come tanti soldatini senz’armi, lindi e pinti, i quali,
silenti anche loro, depongono fucili e sciabole ai miei piedi, mentre i miei cigni selvatici, con le loro coltri d’ortiche
sul dorso (da me intrecciate con dolore), toccano il suolo con i santi piedini. Io, novella Elisa, mi ritrovo
nuda, libera da ogni catena indossata ora sono molti anni, fin da quando ero in
culla nei rospi che vi si trovavano. E mi pare di avere tra le mani la foglia verde che era ed è l’unica mia
gioia…
Nel silenzio della casa
vuota, il miracolo si compie nella mia
profondissima quiete, nella solitudine e nel tu per tu con l’infinito che ci
abbraccia e ci ama. Taccio, ascolto, amo. E mentre, piano piano, la vita in me
si rianima con la voglia di passare dal pensiero ai fatti, eccomi a ricordare
un bel pranzo domenicale che ha riempito la casa del vocio di un bambino di quattro anni appena, con gli occhi celesti e grandi e pieni di poesia.
Correva, il piccolino, inseguendo una piccola macchina della polizia che in
slancio sereno correva lungo il corridoio per andarsi a schiantare, in curva, contro
il muro di fondo. E tante le risate del bambino. Conto per farlo correre al
ritiro. Conto in inglese, in italiano,
in spagnolo. E di nuovo, via, di nuovo
in corsa pazza di divertimento semplice, rotondo lui, via, a inseguire la
quattro ruote come fosse un gran tesoro e tutto in quello. Io, china, ginocchia
a terra, gioco con lui come facevo tanti e tanti anni fa con il mio, di bambino,
che ora studia lontano. Gioco e mi sento felice e penso che è nella semplicità
di questi attimi solenni, di luce e di gioia il sugo della vita, la risposta a
crucci e delusioni, il sangue che scorre nelle vene, la foglia verde che trema nelle nostre mani…

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