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martedì 7 novembre 2017

Gocciole di vita

Vita d'erba viva
Indossate le mini-galosches che mio marito mi comperò, ora sono quasi venti anni, per girare a Venezia, bagnata d’acqua alta, me ne vado, come rinata a una nuova primavera, in giro per Roma che, sarà per lo spirito della pioggia che la avvolge in tenera vita primigenia, mi pare respirare con me in un punto a capo, pieno d’armonia. Alle nove e tanto sono a Santa Maria Maggiore e il cuore mio, già sollevato dalla grata doccia del cielo e dall santa catarsi, si fa tanto leggero, nell’uscir di nuovo all’aria, che un filo di vento potrebbe portarmelo via e rapirlo lassù e duro non poca fatica a tenerlo fermo lì dove mi batte al mezzo del petto…

Subito dopo, in discesa festante, con l’umidore delle gocciole nelle narici fresche, scendo per la Via Martino ai Monti perché, in Via Petroselli, ovverosia all’anagrafe, devo ritirare un certo certificato per una persona che amo. Siedo nel grigio ufficio, dove vanno e vengono danzanti i numeretti delle chiamate in fila indiana e mentre aspetto, sono tutta quanta immersa nella mia orazione quotidiana, mentre dietro di me un signora col velo non fa altro che parlare a voce alta e sincopata e troppo, troppo alta, e battere per terra con la punta dell’ombrello. E via, mi sposto, proprio sotto al display dove in santa pace provo a immaginare, leggendo le iniziali del codice fiscale, come si chiamano gli utenti. MSS, ad esempio, sarà di certo Massimo, ma a volte, per i tanti stranieri che siedono tutt'attorno, mi viene difficile sciogliere il busillis..
Un gioco, il mio, in delizia d’attesa. Finita la commissione, prendo l’autobus 83 che vola dal Foro Boario verso la via del Corso. Entro, mi siedo, e mi trovo occhi negli occhi con Giuliano Ferrara. Non un sorriso, solo uno sguardo. In corsa arriva un simpatico romano che, riconosciutolo, gli vuole stringere la mano. L'autobus impenna, cade, il meschino, quasi sopra al giornalista che, con l’arguzia sua nota, commenta, a mezza bocca: “Si sieda, si sieda che a Roma ci sono le buche…”

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