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| Rose per Mimma... |
Per la Mimma insegnare
era imparare ed era verbo transitivo con il complemento di termine. “Ti imparo
a stirare”, mi diceva ed era come se mettesse me - proprio io, piccola io - al
centro dell’azione e lei, spettatrice, dall’alto mi guardasse mentre
apprendevo, diciamo così per osmosi da lei che nulla, però, insegnava. Imparavo, ho
imparato, cara Mimma, e ora che si avvicina il tuo (e il mio) compleanno, ti
ricordo (di nuovo tu, nel cuore come “impara” questo bel verbo di cui si è
perduta la radice…) nelle piccole tue abitudini che amavo.
Ricordo che per mio padre
avevi una passione grande. Quando lo chiamavi tu, l’avvocato, mi pareva che la
figura di mio padre diventasse ancora più grande e si faceva luminosa perfino.
E non mi metteva più paura, lui buio, neppure quando, a sera, tornava pieno di
ubbia, nero nuvola di pensieri. Gradiva, e si capisce, il minestrone che per
prima cosa, nel fresco della mattina di erbe e di fiori, gli avevi preparato e
che aspettava, profumato di pomodoro e di cipolla, in bell’ordine sul tavolo
della cucina.
Come preparavi tu i
panini fritti, poi, non ne ho trovati mai. Le rosette diventavano d’oro e la
mozzarella che si annidava, filante nel cuore loro segreto, sapeva di sublime.
Era di giovedì, mi sembra, che la casa si riempiva d’oli fritti e al venerdì
sera, tiravi la pizza, che entrava e usciva dal forno, croccante e allegra
nella sera.
Tutto l’allegro che
sento dentro nel rivederti viva, qui, accanto a me nel ricordo acceso, si fa
calante autunno nella visita mia, ancora bambina, al tuo capezzale, all’Ospedale
San Giovanni. Te ne sei andata via, in punta di piedi, come eri scesa qui nel
mondo. Domenica dell’Immacolata Concezione e anche un poco mia…

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