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lunedì 27 novembre 2017

Mimma dell'Immacolata

Rose per Mimma...
Per la Mimma insegnare era imparare ed era verbo transitivo con il complemento di termine. “Ti imparo a stirare”, mi diceva ed era come se mettesse me - proprio io, piccola io - al centro dell’azione e lei, spettatrice, dall’alto mi guardasse mentre apprendevo, diciamo così per osmosi da lei che nulla, però, insegnava. Imparavo, ho imparato, cara Mimma, e ora che si avvicina il tuo (e il mio) compleanno, ti ricordo (di nuovo tu, nel cuore come “impara” questo bel verbo di cui si è perduta la radice…) nelle piccole tue abitudini che amavo.
Ricordo che per mio padre avevi una passione grande. Quando lo chiamavi tu, l’avvocato, mi pareva che la figura di mio padre diventasse ancora più grande e si faceva luminosa perfino. E non mi metteva più paura, lui buio, neppure quando, a sera, tornava pieno di ubbia, nero nuvola di pensieri. Gradiva, e si capisce, il minestrone che per prima cosa, nel fresco della mattina di erbe e di fiori, gli avevi preparato e che aspettava, profumato di pomodoro e di cipolla, in bell’ordine sul tavolo della cucina.
Come preparavi tu i panini fritti, poi, non ne ho trovati mai. Le rosette diventavano d’oro e la mozzarella che si annidava, filante nel cuore loro segreto, sapeva di sublime. Era di giovedì, mi sembra, che la casa si riempiva d’oli fritti e al venerdì sera, tiravi la pizza, che entrava e usciva dal forno, croccante e allegra nella sera.

Tutto l’allegro che sento dentro nel rivederti viva, qui, accanto a me nel ricordo acceso, si fa calante autunno nella visita mia, ancora bambina, al tuo capezzale, all’Ospedale San Giovanni. Te ne sei andata via, in punta di piedi, come eri scesa qui nel mondo. Domenica dell’Immacolata Concezione e anche un poco mia…

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