Col mio bel paniere
colmo, tornavo da un supermercato che sonnecchia ai piedi dello splendore di
Santa Maria Maggiore quando mi sento chiamare: “Ester”. Mi fermo, mi volto e
che piacere, penso, è Elena, una vicina di casa, la prima che ho conosciuto
quando, con Leonardo in collo (e lei con due che ora stan finendo il liceo), mi
sono ritrovata in un Rione tutto nuovo e, allora (e ora non più), condito alla
romana. Ma tu guarda, le dico, che combinazione, proprio l’altro giorno ti
pensavo per aver visto un bel film dove c’eri tu, in boccio, e brava, bravissima
in forma di attrice, come ti conosco. Altroché Scarlett vattelapesca, l’americana
che firmava autografi a Venezia, con quel bel viso da banana! La mia Elena, sullo schermo, diventa, se
possibile, ancor più viva e, vera com’è, si trasforma in un’altra, nello
spirito acceso della vera vita che tutto anima e trasforma. “Oh quella – mi dice
– è un’altra vita; non son più io, capisci”. Che peccato, penso e lo dico e
lei, a me: “E tu, i tuoi racconti, li scrivi ancora, mi piacciono tanto. Dimmi,
hai pubblicato?” Vorrei dirle anche io che quella mia è un’altra vita, che da
anni, seguito, nel mio silenzio d’oro, a scrivere i miei racconti, ma li mando
solo a certi concorsi provinciali che trovo sulla rete, che a volte li vinco e
a volte anche no, ma non importa, che non sogno più di essere scrittrice. E
mentre lei mi dice, no, devi pubblicare per aiutare gli altri, come me, che dalla
tua penna traggono divertimento e conforto e una risata, mi viene in mente che
Dolores, la mia Dolores Prato, pubblicò a ottanta anni suonati il suo “Giù la
piazza non c’è nessuno” con Einaudi e che, in redazione, c’era Natalia Ginzburg la quale, in funzione di editor, lo tagliò, spietata, e lo ricucì a modo suo, con gran dolore di Dolores che, poco dopo,
ne morì. Per anni ho cercato dai miei amici librai antiquari una copia di quell’edizione
da mettere a confronto con quella pubblicata integrale e poi da Mondadori.
Invano. Ma nelle lettere di Dolores ho ritrovato tutta la rabbia, lo
scoramento, l’incomprensione che provò lei e che sono stati miei compagni per
tanti anni e ora non più, nell’ironia del gioco delle parti di società che è,
suo malgrado, Madama letteratura…

Nessun commento:
Posta un commento