Per i bagni di mare e salso,
nonna Stella, ragazza, andava con le sue sorelle, in villeggiatura a Bibione,
dove. già madre di mia madre, comperò due stanze affacciate su quel mare basso,
verde di colore, nello slabbrato orizzonte, di quella lunga spiaggia friulana Ne ho viste, di foto color seppia! Lei, nonna
Stella, bella tra le belle, in posa alla Eleonora Duse, con su un completo da
bagno nero che le lasciava libere solo caviglie e polsi. C’è lei e c’è lo zio
Piero (per me nell’Olimpo del mito) per come visse, con coraggio, la fine di un’epoca
e il tramonto di Benito Mussolini. C’è Piero, dunque, e non so mica se già
marito della bellissima Lucia, di nobiltà purissima nel sangue, nello sguardo,
nei capelli d’oro raccolti come in ragnatela, negli occhi color mare di
Bibione. Gli altri fratelli, e anche le sorelle, per me sbiadite. Che forse,
tra tutti (erano numerose, allora, le famiglie), la memoria si accende sulla zia Teta e sul suo barboncino nero che portava un nomignolo d’amore con l’accento
sulla u. Un nome che, però, mi sfugge, come i serpentelli colorati che tentavo
di acchiappar con le mani in preghiera a Cala dei Gigli. Il nome non lo
ricordo, no, ma quanto giocavamo insieme, tutti e due solitari, nelle ampie
stanze dell’appartamento arioso affacciato sui portici di Corso Vittorio
Emanuele, a Pordenone! Aveva un vezzo strano, la Teta, che era piccola piccola
e bruciata d’energia. Sembrava aver perpetuo il raffreddore nel tirar su col
naso, facendolo, mi pare, sfarfallar verso sinistra. I barboncino e lei: anima
e cuore, come non ho visto mai. Non so quando accadde, ma ricordo che un
giorno, un triste giorno, mia madre ricevette dalla Teta le tristi nuove del
canino che, però, da quel peperino della Teta fu sostituito e il nuovo arrivato, anche
lui di carbone e riccioletto, fu amato più del primo…

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