Nella filante, dorata
mattinata di ieri, eccomi, come nei miei
sogni, in quel piccolo paradiso romano che si chiama Villa Aldobrandini. Il
giardino, seduto in testa a Via Nazionale è, per noi che abitiamo ai Monti (non
oso dirmi monticiana, però, ché altri, ben altri, hanno la nobiltà del luogo
nel sangue antico famigliare…), come un boschetto sacro dove ritrovare il fiume
e il respiro del mistero nei ciuffi verdi che si sbraccian verso il cielo
turchino, merli e passeretti a far l’altalena sui rami…
Ero lì, ma che
desolazione! Pattume ovunque e bottiglie di vino vuote e pane secco sbrodolato
ai piedi delle statue acefale (che per fortuna non hanno occhi, ma cuore sì!) e
c’eran cartacce in giro e anche porcherie; sulle panchine rotte e mutilate,
uomini di ogni colore a dormire a piedi scalzi e c’era pure chi faceva la
toilette lì dove il bastione guarda verso la Salita del Grillo. Ed era ed è
questa trista incuria specchio del Paese in crisi che par congelato nel nulla.
Mentre aspettavo chi so io, eccomi a raccoglier bottiglie e carte e a
rovesciarle nei cestini che ci sono, eccome, e pure vuoti e con la busta nera
nuova nuova. Bastava, insomma, allungare appena un braccio… E mentre sono lì nel
mio nuovo lavoro (come se non bastasse tutto quel che faccio in casa) mi si
avvicinano due eleganti signore americane e mi chiedono lumi sulla villa.
Rispondo, so, ho studiato. E loro: “Ma, mi dica, è sempre sporca come oggi? Che
vergogna! Un paradiso così, al centro di Roma...”. Faccio mio il loro grido di
sdegno e mi chiedo perché siamo arrivati a tanto, come se il bello, di cui siam stati nei secoli signori, sia diventato di colpo un nemico, qualcosa da ferire, un incubo dal quale svegliarsi per precipitar nel caotico moderno, vivo, appunto, nello sghembo caos, ucciso il cosmo...
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| L'antica, serena bellezza della signora Colombini, lei sì nel cosmo... |





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