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giovedì 31 dicembre 2020

Come una sposa fortunata


Sull'attenti, in fortezza, per il nuovo anno



Se, in fiamme, il mio cuore arde nella Divina Presenza che lo conduce, non fa tuttavia fatica a discernere qui, sulla terra, i segni dell'eterno peccato che rende il cuore degli uomini duro. Mi basta poco, pochissimo, per capire che cosa si cela dietro uno sguardo di pietra, leggere i segreti pensieri ghiacciati, le intenzioni di grandine, i desideri di cardi e di spine. La verità mi chiama a entrare nell'anima di chi mi sta davanti e facile diventa, per me, seguire i sentieri suoi impervi lungo il cammino di caos che lo fa ondeggiare, amare e odiare insieme, costruire e distruggere al contempo. Un dono, per me, e forse anche una spina. Ma avanti anche tra il dileggio di chi, magari, finge di volerti bene o te ne vuole, soffrendo. Il giudizio non mi appartiene, solo la preghiera per il mondo bello che intorno danza e sorride e a volte fa smorfie di dolore...

Avanti, dunque, e ieri, andando alla messa, insieme a chi amo, mi è sembrato che le strade di Roma, sporche, abbandonate, tristi, vuote, fossero una spenta boutique della miseria: qui un paio di scarpe da ginnastica di marca abbandonate sul prato del Colle Oppio, più avanti, su Via Labicana, un paio di guanti da sci color ghiaccio e poi una tuta appallottolata all'angolo con via Merulana. Cammino, dolente, e mi accendo di gioia quando arrivo lì dove attendo la pace. Ma i cancelli sono chiusi e nessuno aspetta alla porta. Così, ce ne andiamo nella Basilica liberiana di Santa Maria Maggiore e il Te Deum, cantato di ardente gregoriano, riempie il vuoto,  in ringraziamento per le tribolazioni che sono temperino alla grazia. Poi, leggera, al ritorno, è tempo di preparare la cena e di brindare all'anno che oggi, bagnato come una sposa fortunata, è arrivato...    

mercoledì 30 dicembre 2020

Capodanno tra le rose

https://storiediterritori.com/  


https://www.marcotosatti.com/2021/01/01/de-vito-era-mezzanotte-e-il-2020-rotolo-addosso-a-noi-inconsapevoli/


Al link che è tetto delle mie parole, sia sul bel blog di Giampaolo Pepe, "Storie di territori", che sul sito di Marco Tosatti, ex vaticanista della Stampa, "Stilum Curiae" potrete trovare una piccola storia (mia) di Capodanno. Per ora, da qui, con il cuore caldo di pace, mando a tutti i miei (pochi) lettori un abbraccio e l'augurio che il mondo al contrario, tenuto ben fermo dalla regia mediatica e chissà da chi nei cieli artificiali lassù, si rimetta a piedi in giù, seguendo le orme dei pastori. Torneranno a fiorire le rose intorno alla culla del dolce Bambinello 

nato nei nostri cuori, in barba ai dippicciemme e al governo del Grinch! Buon anno!


Della serie le piccole sante di Benni, ecco la mia adorata Beata Elisabetta Canori Mora






martedì 29 dicembre 2020

Un articolo e tante piccole sante


Ho scritto per storie di territori questo piccolo pezzo natalizio che vi propongo a questo link: https://storiediterritori.com/2020/12/24/buon-natale-tra-il-presente-ed-i-ricordi/ 

E vi presento le mie piccole sante bambine: 

                                                                Santa Caterina


Santa Rita



Santa Caterina e la Beata Elisabetta Canori Mora


martedì 22 dicembre 2020

Sotto il cielo stellato di Betlemme

Auguro a tutti i miei (pochi) lettori un Natale sotto le stelle di Betlemme, costruendo alla Mezzanotte una piccola chiesa nel Cuore per accogliere il Santo Bambino, che, nonostante le tenebre che ci avvolgono, stringendoci alla gola e tappandoci il respiro, viene a salvarci.
Questa dolcissima cartolina di auguri mi è arrivata sulla mail da una piccola comunità di suore francesi che stanno salendo sul Calvario a causa della fedeltà al Signore. Questa la loro lettera che vi giro:

Care famiglie, cari amici,

Che gioia raggiungervi con questa mail, in questi giorni molto vicini alla bellissima Notte di Natale e all'alba di un nuovo anno.

Sì, siamo arrivati ​​a Natale e le nostre aspettative si sono avverate!

Sappiamo quanto ci sei stato, per noi, in questi ultimi anni, come Simone di Cirene, aiutandoci a salire questa Via Crucis consentita dal Signore ...

Vogliamo ringraziarti dal profondo del nostro cuore e dirti ancora una volta quanto siamo stati toccati.

Alcuni di voi hanno faticato di più, sia nel cogliere il significato di questo calvario, che nel comprendere le nostre scelte, ma siete rimasti vicini nonostante tutto, non importa quanto in lungo e in largo.


Anche a te vogliamo esprimere la nostra gratitudine, poiché ci hai costretti a chiarire sempre sia i fatti inerenti a questa situazione sia il motivo delle nostre scelte; e quindi siete stati con noi “collaboratori della Verità”, secondo la nostra prima preoccupazione da sempre.

Altri, tra i nostri amici, hanno scelto il silenzio e l'assenza; se ce ne pentiamo, vogliamo comunque ringraziarli qui anche per tutto quello che abbiamo ricevuto da loro, prima di questa terribile salita al Calvario.

Come sapete, dallo scorso 6 ottobre ci siamo ritrovati tutti a Castelnau d'Estrétefonds, presso la comunità Notre Dame du Bon Accueil, sede della nostra nuova associazione Redemptoris Mater.

Con questi ultimi giorni dell'anno 2020, si concludono anche per noi quattro anni dolorosi, in cui siamo diventati ancora più consapevoli della necessità di pregare e di offrire per la Chiesa e per chi ha ricevuto importanti missioni in il suo seno. Nulla di incoerente rispetto a ciò che rende la nostra vocazione a ciascuno: essere riparatori per la Chiesa e per il sacerdozio.

Continuiamo a vivere questa vocazione più che mai, nel silenzio e nella dedizione della nostra vita quotidiana.

Possano queste poche righe trovarvi tutti in buona salute fisica e soprattutto spirituale, impegnati solo a lavorare per la santità delle vostre anime, per la Gloria Maggiore del Dio-Bambino che è appena nato, perché tutto passa e Dio solo rimane!

 

Vi auguriamo con tutto il cuore un Santo e Buon Natale e un felicissimo anno nuovo 2021, sotto la protezione di Maria, Madre del Redentore.

La comunità Redemptoris Mater


Telefono: 09 51 74 75 52

(Non esitate a lasciare un messaggio in caso di assenza) Dalle ore 10.00 alle ore 12.00 / dalle ore 15.00 alle ore 17.30 / dalle ore 18.30 alle ore 19.30

 

E-mail: psm.ndba.castelnau@gmail.com


 

sabato 19 dicembre 2020

Moda veneziana



Da qualche tempo, mesi e forse già un anno, il sito del progetto Gutenberg, dove ero solita scaricare i miei viaggi nei libri, è chiuso e non so perché. Così mi sono ritrovata a muso bagnato e con la voglia di trovare altri mercati dove trovare il pane letterario per i miei denti che amano il buon cibo forte, scritto in salsa al ragù dei tempi passati. E l'ho trovato su Liber Liber, dal quale ho scaricato, all'inizio di dicembre un libro (anzi tanti libri) molto bello. Cioè la storia della Repubblica di Venezia, scritta da Giustina Renier Michiel, nata negli anni Cinquanta del Settecento e di famiglia dogale. E' un vero e proprio tesoretto, questo libro, perché questa dama intelligente, ironica e sofisticata, ha un modo tutto quanto suo per raccontare la storia con la S maiuscola: parte, infatti, dalla piccola storia delle feste veneziane. Ogni festa era figliola di un evento. C'era una festa per ricordar la presa di Costantinopoli e il Doge Enrico Dandolo, una per lo sposalizio del mare, un'altra per maritare le "tose" (e pagava la Repubblica) per render "grando" il popolo di Venezia. 

 E poi c'era la "Sensa", cioè il mercato dell'Ascensione (Sensa è il ciancicamento popolare di Ascensione...), in piazza San Marco, dove si trovava di tutto : legni, vetri, tappeti, spezie, balocchi. E, sentite un poco, che cosa c'era per la signore. La parola alla Michiel: "Non si può passar sotto silenzio l'antica usanza curiosa di esporre nel luogo più cospicuo della fiera una figura di cenci vestita da donna, la quale serviva da modello per la moda tutto l'anno". La Sensa era il Vogue veneziano! Di Giustina, ho altro da dire ma non adesso. Ora corro a fare il cappuccino a una persona che amo e auguro a tutti buona domenica con un sorriso azzurro e rosa.  

venerdì 18 dicembre 2020

Il governo del Grinch


 Il Grinch, il ladro del Natale inventato dal mitico doctor Seuss, esiste e non ha la faccia verde, ma quella di tutti i politici italiani e stranieri che, nei giorni santi, in cui il Bambinello adorato scende sulla terra a riaccendere d'amore i nostri cuori, chiudono a chiave il Paese e anche le chiese.  E così, privati della Santa messa di Pasqua ora ci apprestiamo a festeggiare un Natale rosso sangue, con tanti vuoti alberi scintillanti (e alcuni davvero orrendi) ad adornare strade e piazze dove non risuoneranno le risate dei bimbi e neppure il dolce chiacchierio dell'umanità tanto cara al Signore. Mentre, a San Pietro, il presepe dell'orrore sembra dire a Gesù di restare in cielo...

Il Natale del silenzio e della tristezza, lì dove invece, poiché  Cielo e terra, si incontrano nella notte di Betlemme, bisognerebbe giubilare e cantare, in gioia e tripudio dell'anima! Un capolavoro dei governi del Grinch!

Ma va bene e avanti, Gesù Bambino nasce nel segreto dei nostri cuori dove nessun dippicciemme potrà entrare e dove la corte del mondo al contrario di Casalino non ha udienza. E qualche giorno fa, in gioia, mentre parlavo al telefono con un caro amico, affacciandomi alla finestra, ho visto di nuovo il mio codirosso! Giocava a rincorrersi con un pettirosso. E questi era grassottello e rotondo di piume e quello snello, nell'elegante abito scuro con code vermiglie. A un certo punto, il codirosso, vedutami alla finestra, si è posato sulla ringhiera del terrazzo di fronte come per darmi un saluto e poi è volato via perché al Venerdì Santo dovrà volare fino al Calvario  a cercar di togliere la corona di spine al Signore e il viaggio è lungo per le sue tenere ali...





giovedì 17 dicembre 2020

Alberi e terrazzi

 Oggi, andando verso via dei Coronari, scendendo dalla scalinata di Magnanapoli, ho visto che c'è uno spelacchio per nulla spelacchio a Roma. L'albero è alto, svettante, pieno di palle rosse e argento e ai suoi piedi è steso  un tappeto di ciclamini bianchi e rosa. Non dico che sia brutto, no, ma avrei voluto vedervi, sotto, un presepe, come accadeva prima che arrivasse la signora Raggi a governare la città. Per me il Natale è il presepe e molto meno l'albero che in casa Ponti non si faceva punto...

Pazienza, mi consolo pensando ai brutti, orrendi alberi di Natale che deturpano, per come me li ha descritti un conoscente, la bellissima città di Firenze e ho anche una foto che mostra un cono rosso con decorazioni ispirate forse all'arte maya (ma venuta male) e su, in cima, al posto della stella che condusse i Re Magi alla grotta di Betlemme, una pallotta di serpentine di luce. E l'albero somiglia, mi pare, alla bottiglia di un profumo che io non comprerei mai perché anche nel packaging ci vuole un certo garbo, ovvia! 


E prima di chiuder questo post-prenatalizio vi svelo, come promesso, chi era il terrazzo della fotografia: nientemeno che quello dove passeggiavamo, durante la ricreazione, noi alunne dell'istituto Mater Dei. Allora era spoglio di piante e nudo di sedie e sedili, elegante e francescano in un modo religioso tutto suo. Noialtre, in divisa bianca e blu, eravamo in tinta con lui ed è per questo che i giapponesi, da Trinità dei Monti, consumavano, nel fotografarci, le loro pellicole...
Oggi, diviso a metà, è tutto arredato e fiorito di piante e, quando sono passata, scendendo due gradini della scalinata di San Sebastianello, riconoscendomi, mi ha salutato e voleva strapparsi di dosso  il suo vestito d'arlecchino...




martedì 15 dicembre 2020

Un altro articolo (mio) per Stilum Curiae

 https://www.marcotosatti.com/2020/12/15/viaggio-intorno-al-presepe-ai-presepi-ricordi-di-benedetta-de-vito/


All'indirizzo qui sopra potrete trovare, se vorrete, un mio articolo sul presepe. Chi amo ha bisogno del computer e io devo correr via...

Il prossimo post sarà dedicato a questo terrazzo, ma pazienza, e alla prossima. Buona serata a tutti con una riverenza!

lunedì 14 dicembre 2020

Canto di Natale

Una borsa chic per Maria Antonietta (regina che amo!)

 http://www.benoit-et-moi.fr/2020/2020/12/03/les-chaussures-rouges-de-benoit-xvi/

All'indirizzo qui sopra troverete il mio pezzo sulle scarpe rosse di Benedetto XVI tradotto in francese. Qui sotto, invece, in sintesi, è tradotto in inglese. Grazie! Troppo onore!

https://gloria.tv/post/4mQdwS81sEp32xbvZodJztZJ1

e di nuovo in francese:

https://gloria.tv/post/mEogSyG2ginu4fvmVoxoNhuCZ

E ora un breve pensiero sul concerto di Natale che si è tenuto ieri al Senato. I pochi politici presenti, con il becco di Paperino e gli occhi grigi di cenere, sembravano tutto fuorché natalizi. Dovrebbero sorridere invece, perché, nonostante Conte che non è conte, Speranza senza speranza, Boccia già bocciato, il Bambino nasce a Betlemme portando la sua luce di vita a tutti gli uomini, anche a quelli che gli voltano le spalle. Così via quei musi mesti, via l'espressione dolorosa del volto, nel cuore caldo nasce l'Amore!

Ma nel mondo al contrario, nel quale il Santo Padre fa un minuto di lugubre silenzio nel giorno di Pasqua, quando nostro Signore risorge (e bisognerebbe soltanto sciogliere a festa il suono delle campane), non stupisce più nulla. Neanche il fatto che, durante le messe dell'Avvento, non si canti più Tu scendi dalle stelle, che io canto da sola, nel mio cuore, tutto il giorno! 

sabato 12 dicembre 2020

I mostri del Presepe (di San Pietro)

L'8 dicembre, giorno dell'Immacolata (e del mio compleanno) ero a Piazza di Spagna a portare, insieme con molti altri, il mio profumato pensiero, in basso a sinistra, tutto vestito di bianco...



alla dolcissima Signora che dall'alto ci aiuta e ci guida. 



Tornando a casa, dalle parti del parco di Sant'Andrea, pattinando sotto la pioggia, eccomi a gambe all'aria e poi giù di schianto, sul braccio sinistro. La mano come un palloncino gonfiato. Così, nel pomeriggio, mogia e un poco rattoppata da un'aspirina, mi sono messa a fare il mio presepe che certo non è un capolavoro ma è vestito di grazia e fatto con il cuore.


Non come il presepe di San Pietro in cui compaiono mostri, alieni, sfingi egizie, losche figure da incubo e di tenebra

e che è, con buonapace dei ragazzi abruzzesi di Castelli che lo hanno realizzato e che ce l'hanno messa tutta, cordialmente agghiacciante e orrendo!
A proposito, questa sera mi hanno chiamato Barbablu, la strega di Biancaneve e Crudelia Demon offesi perché non avevano il loro posticino nel presepe dei mostri di piazza San Pietro. Una risata amara...




 

giovedì 3 dicembre 2020

Maria Borgese su Liber Liber

 


La brutta notizia è che il signor Conte (che non è Conte) detta legge sul nostro Natale e dichiara guerra al dolce Bambinello che, secondo il signor Boccia (bocciato anche nel nome) può benissimo nascere due ore prima... E lasciamoli lungo la via larga, piena di mascherine e di disinfettante...

Noi, invece, lungo la vis stretta rechiamoci a Lucca, e torniamo indietro nel tempo fino ad arrivare alla metà dell'Ottocento quando, nella città del Volto Santo, visse Bettina, protagonista di uno splendido romanzo breve di Maria Borgese, "Quelli che vennero prima" che potrete trovare su Liber Liberhttps://www.liberliber.it/online/quelli-che-vennero-primamaria-borgese/ e scaricarlo gratuitamente per qualche ora di ossigenante bella scrittura e di intreccio appassionante. Perché la piccola storia di questa dolce signora mal maritata (che pure resta fedele alla promessa fatta davanti all'Altare) si intreccia con la grande storia, che è quella dell'Unità d'Italia, e, per  una volta il Risorgimento torna ad essere, inglorioso, quello che fu, cioè una storia di sopraffazione da parte di un pesce grande nei riguardi di un pesciolino.

 Chi, come me, è stanco del mondo all'incontrario, che non cammina più sull'asse d'equilibrio costruita per noi in grazia dal Creatore troverà in queste poche pagine il vero ristoro (che non è fatto di denaro, come quello di Giuseppe Conte) ma di serenità del cuore. E domani altro ancora, per leggere bei libri e non trovarsi, come la sottoscritta l'altro ieri, alla libreria Mondadori a sfogliare pagine di best seller che somigliano desolatamente alle trame di Netflix, in uno stile banale, tirato via, inelegante. In una parola: brutto. E meno male, perché così i venti euro che avevo in tasca mi sono rimasti in tasca... 

Il Presepe e le scarpe rosse

 

Medicine bag degli indiani d'America nel mio negozio Misshobby https://www.misshobby.com/it/negozi/bebaboutique
 
Come ho già più volte detto, sono tornata al mio antico mestiere di giornalista e, collaborando con diversi siti, scrivo di questo e di quello, ma sempre le cose che amo e che mi interessano.

Qui https://storiediterritori.com/2020/12/02/si-avvicina-natale-e-ormai-tempo-di-fare-il-presepe/ potrete trovare un mio articolo sul presepe, con ricordi miei e anche un poco di storia che non guasta mai. Scoprirete, così, chi è Benibo il pastorello dormiente della Notte Santa e scoprirete perché i pettirossi hanno il petto color sangue...

A proposito di rosso, troverete qui https://www.marcotosatti.com/2020/12/02/benedetta-de-vito-le-scarpe-rosse-ricordo-dellumile-benedetto-xvi/ un articolo sulle scarpe rosse di Benedetto XVI, il Papa del mio cuore, che io chiamo tra me e e me Benni...

Domani, invece, cose nuove nuove, tutte per il mio piccolo blog...

mercoledì 25 novembre 2020

Un mio articolo su Stilum Curiae


Ho scritto questo breve articolo, qualche tempo fa e l'ho spedito a Marco Tosatti, che conosco per interposta persona (il vaticanista del Gazzettino, Arcangelo Paglialunga, ora in cielo) e che ammiro per il suo grande impegno per la Verità, nel Signore.

 https://www.marcotosatti.com/2020/11/25/leucarestia-la-grazia-dellantico-il-diritto-di-non-prendere-lostia-in-mano/

La perla di Maria Borgese


 Scoprire Maria Borgese, scrittrice fiorentina di razza eppure sconosciuta e poco nota ai più è stato, per me (sempre a caccia di sorelle), come trovar una perla lucente nell'ultima ostrica presa così, per gola, quando la fame è già trascorsa e la cena finita. L'ho amata tanto, la Maria, nel suo romanzo-memoria "Quelli che sono venuti prima", nel quale parla di sua nonna Bettina, figura di nonna cattolica, tutta pane, chiesa e serenità, messa a prova dalla vita nei tempi in cui l'Italia "risorgeva", voltando le spalle al vecchio regime e mandando in soffitta il Granduca fiorentino, che a lei, Bettina, era tanto caro.

L'ho poi ritrovata, la Borgese, in nella cronaca sulla Contessa Lara, altra scrittrice (che però conoscevo) di razza, la cui vita è stata di per sé medesima un romanzo. Non vi svelo la tragedia della breve vita della Evelina Cattermolle (alias Contessa Lara), ma vi rivelo un vezzo che questa donna vissuta nell'Ottocento aveva e che ce la fa sentir simpatica e, insieme, diventar estrosa, viva. Nel manicotto vezzoso, magari di pelliccia,, la Contessa Lara teneva a volte un topolino bianco, che entrava e usciva garbo suo e le teneva compagnia...

mercoledì 18 novembre 2020

Il mio Friuli giovinetto ritorna

 https://storiediterritori.com/2020/11/18/il-mio-friuli-giovinetto/

Qualche anno fa, per un premio letterario friulano, avevo scritto questo breve racconto che era stato scartato e poi recuperato a Roma per presentare il premio a livello nazionale. Fu letto, con accompagnamento di chitarra in un bel pomeriggio letterario alla Regione Friuli Venezia (qui in basso la locandina...).

Giulia http://www.perleantichevie.it/files/Locandina%20Roma%2011-04-2017.pdf

Ebbi molti applausi, ma la più grande gioia fu una signora che, abbracciandomi, mi disse: "Anche io avevo il mio casolare rosa!). Ora, se viva potete leggerlo online perché lo ha pubblicato, nel suo bel blog, Giampaolo Pepe.

Con un saluto, un inchino e una riverenza!



sabato 14 novembre 2020

Nel mondo di Cocchiara


 Nel mondo al contrario in cui siamo precipitati condotti dalle mosche cocchiere, che sono suddite delle tenebre, i bambini, che ai miei tempi marinavano la scuola, condotti nel Paese dei Balocchi da Lucignolo, si siedono, imbavagliati e tristi,  fuori dalle loro scuole, assediandole per entrare e anche Lucignolo è con loro e, insieme a Pinocchio, picchia all'uscio per mendicare una lezione di latinorum...

Nel mondo al contrario (raccontato nei libri da Giuseppe Cocchiara) in cui siamo precipitati condotti dagli squadroni infernali nutriti nel Grande Fratello televisivo, le Chiese, che sono la casa del Signore e dovrebbero essere aperte a tutti e sempre e dare il benvenuto ai fedeli in un abbraccio caldo, sembrano dei parcheggi, come la stupenda Chiesa della Madonna dei Monti a Roma che qui ho fotografato nell'amara vergogna che la abita...

Nel mondo al contrario in cui siamo precipitati, ipnotizzati dalle televisioni che sputano notiziari sempre uguali a se stessi, giorno dopo giorno, come fosse una nenia del pifferaio magico che conduce all'abisso, i virologi, ormai incoronati signori e padroni del cosmo (e non lo sono affatto perché l'unico RE dei Re è il Signore Onnipotente davanti al quale, un giorno, nudi, si ritroveranno...) oltre a pontificare su questo sciagurato virus, piccolo piccolo, ci spiegano anche come passare il Natale e dove comperare i regali. Naturalmente su internet perché vivere è proibito e si può farlo solo virtualmente... E ora so dove ha comperato i pupazzetti che gli stanno sempre dietro alle spalle il dottor Galli! Su internet! E se la situazione (secondo lui) si aggrava ecco spuntare il leone o, peggio ancora, il Trex che fa più paura, brrr. Se tutto va benino, ci sono i lama, le giraffe e anche il diplodoco. Olè!


Va bene, ora  basta, chiudete gli occhi, e siamo un passo indietro, nel mondo di ieri, quando le margherite erano margherite  e tra gli oleandri spuntavo io e sorridevamo tutti...



giovedì 12 novembre 2020

Estate di San Martino

Se volete, a questo link, un mio piccolo articolo sulla dolce, dorata estate di San Martino:  https://storiediterritori.com/2020/11/11/oggi-11-novembre-si-festeggia-san-martino/


Visitate, se vi va il mio negozio, per i regali di Natale...

https://www.misshobby.com/it/negozi/bebaboutique

sabato 7 novembre 2020

La fede al tempo del Coronavirus

 Per chi vorrà leggere questo mio articolo che viene da https://storiediterritori.com/...

Quest’anno il coronavirus ha sorpreso tutti noi cambiando all’improvviso e ovunque la vita familiare, lavorativa e pubblica delle persone. Molti si sono trovati a piangere la morte di parenti e amici cari. C’è chi si trova in difficoltà dal punto di vista economico o ha perso il posto di lavoro.

Evidentemente la pandemia ci pone degli interrogativi fondamentali sulla felicità nella nostra vita e sulla nostra fede cristiana. Siamo di fronte ad un segnale di allarme che porta a riflettere su dove poggiano le radici più profonde.

Ecco, cercando in rete il titolo di questo post si può trovare già più di una riflessione, qui invece troverete un articolo scritto apposta da Benedetta de Vito.



Buona lettura!

Il 4 di febbraio di quest’anno, e a ritroso anche nel passato, a Sant’Agata dei Goti, la piccola stupenda basilica che mi vede, allo spuntar del giorno, tra i fedeli, si celebra, in latino, la santa messa in onore e ricordo della piccola grande martire che testimoniò fino alla morte la sua fedeltà al Signore. Viene per l’occasione il cardinale Raymond Burke, un uomo di Dio, un pastore buono, una dolce guida, e con lui i suoi sacerdoti: tanti, tutti belli nelle vesti talari che sembrano dire, allegri, al mondo “io appartengo al Signore!”. La chiesa, nel silenzio che la affoga, si riempie di pia devozione. Ci sono signore che, per l’occasione tirano fuori il velo bianco o nero, che incornicia il viso e crea, per loro beate, una piccola chiesa nella chiesa. Al terzo banco, sulla sinistra, c’ero anche io, in ginocchio, perduta nel gregoriano. Al momento della Santa Eucarestia una voce angelica, nella invisibile persona, intona da lassù dove re è l’organo l’”Adoro te devote” e, nel canto d’amore di San Tommaso, il mio cuore affoga nelle onde d’oro della carità, in ringraziamento e lode.

Ma brusco è il risveglio un mese circa dopo: le chiese chiudono, niente sacramenti. E’ il tempo del covid19.

Fu sgomento e sconforto, per me, abituata ai santi riti quotidiani. Fastidio ricamato di magone che, nell’esercizio spirituale, si trasformò presto in preghiera. Santa Caterina mi ispirò il da farsi: “Fai del tuo cuore una cella e nella cella il Paradiso”. E la preghiera in me fiorì. La rabbia si trasformò in accettazione della Croce e questa si tradusse in parole scritte. Vestii l’armatura d’oro di San Michele, impugnai il mio arco di arciera nata sotto il segno del sagittario, intinsi la penna nell’inchiostro turchino del cielo e scrissi al Vescovo vicario di Roma, implorandolo di riaprir le chiese, anche senza funzioni. Almeno poter varcar la soglia della casa del Signore, che è anche nostra, prostrarsi in adorazione davanti al Santissimo, stare con Lui che ci ama e che amiamo! Mandai la mail e, nel trascorrere dei giorni, ricordo che davanti alla mia parrocchia, intitolata alla Madonna dei Monti, incontrai uno dei sacerdoti, un professore, l’uomo di Dio che tante volte ero andata ad ascoltare, prendendo appunti, nella sua lectio divina. Disoccupato, vestito come un signore qualsiasi, in faccia una mascherina che non finiva più, sgattaiolava via con i giornali sottobraccio. Lo fermai con il guinzaglio della voce: “Allora, non fate nulla? Ci abbandonate?” Non rispose. Continuai: “Allora, ho più fortezza io?”. Fece sì con la testa e scappò via.

La sua risposta mi scorò, eravamo soli, pecorelle allo sbando, smarrite. Neanche la grazia della messa di Pasqua! Soli. Poi però, almeno le parrocchie riaprirono. Fu una tale benedizione che io, appena ritagliavo dei minuti santi dai doveri quotidiani, ero lì alla Madonna dei Monti. Mi rifugiavo, a recitare il rosario, davanti a una piccola cappella sulla navata sinistra dove riposa il sonno del giusto un santo vescovo di nome Guglielmo Giaquinta, che fu fondatore del movimento Pro sanctitate. Le vie misteriose del Signore mi avevano condotto, una sera di tanto tempo fa, ma non ricordo bene quando, a una messa dedicata al Monsignore nel giorno della sua traslazione ai Monti, dove era stato, giovanissimo vice parroco. Nel muto nostro conversare, sotto i cieli aperti del Signore che non sono quelli pettegoli degli uomini né gli arcobaleni di Satana che fanno apparir vero ciò che non lo è, respirai nella verità. Tutti sono chiamati alla santità, volgendo il cuore al Signore, lasciando che lo Spirito Santo risucchi l’anima e la riconduca al suo Creatore. Oh, la meraviglia di esser tralci della vite che è Via, Verità e Vita! La cella di Santa Caterina fu la mia salvezza e Monsignor Giaquinta mi insegnò che, dopo la penitenza, sarebbe venuta la grazia, lungo le strade del Signore che sono imperscrutabili a noi piccoli uomini. E che non importava affatto che la chiesa fosse vuota perché il Signore, un giorno, l’avrebbe riempita. Sorridevo tra me, nel recitare i misteri della gioia…

E d’un tratto, mentre ero lì nella Chiesa vuota, io e il Monsignore soltanto, a tu per tu, nel nostro incontro di anime e muto, ebbi in dono una visione e un ricordo e vidi la fede nel suo splendore bambino, forte, ridente, ordinato, meravigliosamente armonioso. Non caos, ma cosmo, non pandemonio, ma armonia. Sono a Santa Maria Maggiore e d’un tratto, nel ventre d’oro della Basilica liberiana, ecco entrar un piccolo esercito di bambine, condotte da alte e solenni monache domenicane, ben chiuse nei loro mantelli neri. Osservo quell’allegria composta che mi parla, nell’ordinata sua primavera, di un altro tempo, di quando, nella primavera mia, stirata nella divisa dell’Istituto Mater Dei, vedevo un altro mondo, un mondo con i piedi ben piantati sulla terra e il capo in cielo. Un mondo che ho ritrovato, nel bel dono, quella dolce mattina, proprio a Santa Maria Maggiore, in quella nuvola di giovinezza in uniforme, col basco in capo, un basco parlante che grida al mondo “veritas”: loro, tante, deliziose Madeleine ritrovate, venute fin qui – e sorrido – per me e per tutti da Parigi…

mercoledì 4 novembre 2020

Caro Conte ti scrivo

angeli di Natale... 

 Un'amica, qualche giorno fa, mi ha domandato a bruciapelo se io sono "no mask". Le ho risposto che io sono e non sono mai contro qualcosa. Se non condivido nulla di quanto sta accadendo nel mio povero Paese da marzo in poi è solamente perché non vivo nei pettegolezzi degli uomini e neppure sotto l'arcobaleno falso di Satana, ma sotto i cieli aperti del Signore. E nella sua Verità, che è semplice, ordinata, pura, vedo i frutti di quanto han combinato in questi lunghi mesi senza capo né coda. E vedo il mondo al contrario nel quale ci hanno precipitati.

Qualche giorno fa, ad esempio, sono andata a prendere una boccata d'aria a Villa Aldobrandini ed ecco lo spettacolo penoso e deprimente che mi sono trovata ad osservare. In giro per il parco tante signore, di circa la mia età, e tutte a rincorrere un cane o  un cagnolone, libero e selvaggio e senza museruola, chiamandolo con affettuosità come se fosse un figlio... In fondo al parco, invece, una scolaresca imbavagliata, immobile, triste, ascoltava, per quanto poteva visto l'impedimento labiale, un altrettanto imbavagliato professorino. E anche durante la clausura i cani hanno avuto il diritto di uscire, mentre i bimbi, che han bisogno di sole e di aria per crescer sani ed  equilibrati, in casa, davanti a un computer a respirar l'acetone della falsa "didattica a distanza"... E' questa la via?

Caro Conte (che non sei conte), caro Speranza (che non dai speranza), forse è meglio morire che languire in questa pena, meglio lasciar che il virus faccia la sua corsa e scappi via, invece di bloccar le vene, fissar nella ceralacca il sangue e condannare un Paese intero alla morte per disperazione...


domenica 1 novembre 2020

Ognissanti, per voi

Oggi, a via di Santa Balbina...

Potete trovare qui 
 https://storiediterritori.com/  il pezzo che ho scritto per la festa di Ognissanti, un piccolo pezzo, tutto per voi.

giovedì 29 ottobre 2020

Al Mercato Trionfale


Per andar da un certo mio consulente, diciamo una volta ogni sei mesi, prendo la metropolitana A fino a Ottaviano e da là, a passi svelti, in due spiccioli di minuti sono, mascherina in faccia, davanti a Cristiano. In un fiat l'abboccamento nostro è concluso in gloria e ognuno sui propri passi fino alla prossima. Ora, libera, eccomi a vagare tra i banchi del Mercato Trionfale, che, se siete romani e ancora non lo conoscete, vi invito a visitare. Prosciutto tagliato al coltello, mozzarelle di bufala (quelle del Casaro ve le consiglio proprio...) buone più di quelle che ho comperate a Cassino, funghi porcini che spandono il loro profumo fin nel banco successivo. E poi pane croccante, ramazze e stracci, frutta a tutti i prezzi e sempre ottima: uva pizzutella, arance a 1 euro e 50 al chilo, pomodori a grappoli con una puntina al fondo che li fa rassomigliare a tante pantofoline rosse di emiri..

E poi, dulcis in fundo, c'è un bel banco di stoffe, con tanti cotoni colorati, anche natalizi, a 8 euro al metro e poi anche stoffe invernali, in rotoli, che fanno da scenario al burbero proprietario del banco, chino sul suo cellulare, che ha voglia di parlare con me come un bambino con l'uomo nero. Non posso comperare nulla perché, nel mio negozino di Misshobby, ho venduto una borsetta appena e non mi sono ancora rifatta dei soldi spesi per aprirlo sicché con il magone tiro diritto e mi perdo nell'arancio acceso dei bottoncini a forma di cuore, caramella, leoncino, sole, di un bel banco dove vendono montagne di lana colorata e appunto i bottoni bellini che avevo trovato soltanto a Monaco di Baviera. Presto, via, avanti, è ora di tornare a casa e con una riverenza saluto tutti quanti, levandomi per l'occasione la mascherina...

domenica 25 ottobre 2020

Il cammino di San Benedetto

 

Per un figlio che si laurea...



Nell'augurar una felice domenica, vi inoltro il link dove potrete leggere, se viva, il mio viaggio in sogno lungo in cammino del Santo che mi ha donato il suo bel nome.

Qui: https://www.informazionecattolica.it/2020/10/25/il-cammino-di-san-benedetto-300-chilometri-da-norcia-a-montecassino/

Oppure anche qui: https://storiediterritori.com/2020/10/20/il-cammino-di-san-benedetto/


mercoledì 21 ottobre 2020

Ada Negri è viva

Boho bennibag  https://www.misshobby.com/it/negozi/bebaboutique
Ieri mattina, seduta su un rosso divano affacciato su un albero scapigliato di Via Clementina, ho scoperto una nuova amica d'anima e una scrittrice di pura razza italiana, con tutti i puntini sulle i e grammatica e sintassi al posto giusto. Parlo di Ada Negri, poetessa famosissima nel primo Novecento e oggi completamente dimenticata, sepolta, buttata via. Ma è un grandissimo peccato! Perché Ada, che era anche una bellissima donna, ha scritto delle poesie bellissime e anche tanti racconti che io ho cominciato a leggere con la voglia di non lasciarla più. E' dunque una gioia, per me, parlarne qui, nel mio micro-blog che ha sempre dato voce alle mie amiche che non ci sono più, ma che sono vive, in fiamma d'amore, molto più di quanti, sepolti vivi, girano oggi, con gli occhi perduti e bocca, naso e bazza avvolti dalla orrida mascherina...

E se il signor Conte (che non è conte) ha dovuto chiedere alla Ferragni (che non è nessuno, per me) di invitare i ragazzi a indossar la mascherina, vuol proprio dire che non bisogna metterla perché la Ferragni, secondo me, è tutto fuorché educativa ed è perfetta comparsa nel mondo al contrario in cui siamo precipitati grazie ai Cinque Stelle (che supplicavo tutti di non votare!). Un tempo avevamo la Regina Margherita, poi sono arrivati gli Agnelli, come una famiglia reale, ora abbiamo, al posto dei Savoia e degli Agnelli, una tipa bionda con un marito chiamato come una compagnia di spedizioni e tutto ricoperto di tatuaggi. Con un bambino, pur bello, usato alla maniera di una vetrina di Via dei Condotti. Poveri noi! Bè, perlomeno possiamo ancora dirci italiani, il popolo che ha dato il suo magnifico tutto in giro per il mondo, e possiamo leggere questa poesia di Ada Negri che è davvero incantevole:

Campanella d'argento, del convento
qui presso: voce di lontana infanzia
è in quel fresco tinnire, che mi giunge
or si or no nell'ore più raccolte

della giornata, e meglio all'alba, quando
mute sono le strade e muto è il cielo.
Torno bambina: ho la treccia al dorso, asciutte
gambe di capriola, occhi ridenti
pieni d'aprile: vo con la mia mamma
a messa, per viuzze ancor nel sogno
del primo albore, colme d'un silenzio
abbandonato, che sol rompe un'eco
di campanella: - oh, mai non fosse, mamma,
venuto il giorno a dissipar quell'alba!