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mercoledì 21 ottobre 2020

Ada Negri è viva

Boho bennibag  https://www.misshobby.com/it/negozi/bebaboutique
Ieri mattina, seduta su un rosso divano affacciato su un albero scapigliato di Via Clementina, ho scoperto una nuova amica d'anima e una scrittrice di pura razza italiana, con tutti i puntini sulle i e grammatica e sintassi al posto giusto. Parlo di Ada Negri, poetessa famosissima nel primo Novecento e oggi completamente dimenticata, sepolta, buttata via. Ma è un grandissimo peccato! Perché Ada, che era anche una bellissima donna, ha scritto delle poesie bellissime e anche tanti racconti che io ho cominciato a leggere con la voglia di non lasciarla più. E' dunque una gioia, per me, parlarne qui, nel mio micro-blog che ha sempre dato voce alle mie amiche che non ci sono più, ma che sono vive, in fiamma d'amore, molto più di quanti, sepolti vivi, girano oggi, con gli occhi perduti e bocca, naso e bazza avvolti dalla orrida mascherina...

E se il signor Conte (che non è conte) ha dovuto chiedere alla Ferragni (che non è nessuno, per me) di invitare i ragazzi a indossar la mascherina, vuol proprio dire che non bisogna metterla perché la Ferragni, secondo me, è tutto fuorché educativa ed è perfetta comparsa nel mondo al contrario in cui siamo precipitati grazie ai Cinque Stelle (che supplicavo tutti di non votare!). Un tempo avevamo la Regina Margherita, poi sono arrivati gli Agnelli, come una famiglia reale, ora abbiamo, al posto dei Savoia e degli Agnelli, una tipa bionda con un marito chiamato come una compagnia di spedizioni e tutto ricoperto di tatuaggi. Con un bambino, pur bello, usato alla maniera di una vetrina di Via dei Condotti. Poveri noi! Bè, perlomeno possiamo ancora dirci italiani, il popolo che ha dato il suo magnifico tutto in giro per il mondo, e possiamo leggere questa poesia di Ada Negri che è davvero incantevole:

Campanella d'argento, del convento
qui presso: voce di lontana infanzia
è in quel fresco tinnire, che mi giunge
or si or no nell'ore più raccolte

della giornata, e meglio all'alba, quando
mute sono le strade e muto è il cielo.
Torno bambina: ho la treccia al dorso, asciutte
gambe di capriola, occhi ridenti
pieni d'aprile: vo con la mia mamma
a messa, per viuzze ancor nel sogno
del primo albore, colme d'un silenzio
abbandonato, che sol rompe un'eco
di campanella: - oh, mai non fosse, mamma,
venuto il giorno a dissipar quell'alba!

 

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