Cari amici (pochi) del mio blog, questa sera ho avuto una sorpresa bella e un grande regalo da parte di Mario, che mi ha scritto, raccontandomi i suoi ricordi, teneri, sul Campeggio Le Pignacce, dove regnava Giuliano, e dove Mario bambino ha passato delle estati indimenticabili...
E ora, a passetti gentili, lascio il palcoscenico e regalo la vetrina a Mario e ancora grazie, grazie!
, Gentile Ester,
grazie per la pazienza dato il forte ritardo nella risposta. La pubblicazione non mi dispiacerebbe per il fatto che sarebbe bello rintracciare altri ex campeggiatori delle Pignacce per scambiare rimembranze su quel luogo magico. Per lei che non ha avuto la fortuna di conoscerlo ecco alcuni ricordi e considerazioni.
Il camping Le Pignacce era per noi bambini una sorta di paese dei balocchi, dove ogni gioco e avventura era possibile; era come il mondo di Pippicalzelunghe, dove ci si poteva muovere liberamente senza costrizioni; era come quella casa nella prateria, immersi nella natura, tra la sconfinata pineta maremmana e l'enorme spiaggia.
Ogni estate, abbandonata Milano di notte per viaggiare più freschi eccoci catapultati all'alba a Marina di Grosseto dove ci accoglieva Giuliano, un omone che si presentava sempre a torso nudo e in pantaloncini, con la sua voce calma e profonda. Abbiamo trascorso più di dieci estati in quel paradiso. Mio padre era diventato molto amico di Giuliano, tanto che, avendo una fornita cassetta degli attrezzi e una certa dimestichezza nei lavori manuali, spesso lo aiutava a risolvere alcuni problemi tecnici, come ad esempio la riparazione del grosso serbatoio dell'acqua che a volte si otturava. Essendo poi io innamorato delle tartarughe di terra, che abitavano la pineta, Giuliano me ne regalò una da portare a casa.
Nel campeggio avvenivano anche fatti inspiegabili, come la nascita di amicizie con famiglie straniere, soprattutto tedesche, senza sapere una parola della loro lingua. Ancora oggi dopo 50 anni possiedo alcuni oggetti ricevuti da loro come regali natalizi.
Giunti al campeggio mio padre imprecava, per usare un eufemismo, per qualche ora durante il montaggio della grossa tenda a casetta dotata di veranda e cucinino, ma poi per quasi un mese si godeva la pace della pineta nonostante il suono di milioni di cicale...
Per evitare che questi ricordi diventino un romanzo, sono costretto a fermarmi qui, anche se potrei andare avanti per pagine e pagine, raccontando ciò che è stampato nella mia mente per sempre.
Saluti Mario.

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