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giovedì 17 dicembre 2020

Alberi e terrazzi

 Oggi, andando verso via dei Coronari, scendendo dalla scalinata di Magnanapoli, ho visto che c'è uno spelacchio per nulla spelacchio a Roma. L'albero è alto, svettante, pieno di palle rosse e argento e ai suoi piedi è steso  un tappeto di ciclamini bianchi e rosa. Non dico che sia brutto, no, ma avrei voluto vedervi, sotto, un presepe, come accadeva prima che arrivasse la signora Raggi a governare la città. Per me il Natale è il presepe e molto meno l'albero che in casa Ponti non si faceva punto...

Pazienza, mi consolo pensando ai brutti, orrendi alberi di Natale che deturpano, per come me li ha descritti un conoscente, la bellissima città di Firenze e ho anche una foto che mostra un cono rosso con decorazioni ispirate forse all'arte maya (ma venuta male) e su, in cima, al posto della stella che condusse i Re Magi alla grotta di Betlemme, una pallotta di serpentine di luce. E l'albero somiglia, mi pare, alla bottiglia di un profumo che io non comprerei mai perché anche nel packaging ci vuole un certo garbo, ovvia! 


E prima di chiuder questo post-prenatalizio vi svelo, come promesso, chi era il terrazzo della fotografia: nientemeno che quello dove passeggiavamo, durante la ricreazione, noi alunne dell'istituto Mater Dei. Allora era spoglio di piante e nudo di sedie e sedili, elegante e francescano in un modo religioso tutto suo. Noialtre, in divisa bianca e blu, eravamo in tinta con lui ed è per questo che i giapponesi, da Trinità dei Monti, consumavano, nel fotografarci, le loro pellicole...
Oggi, diviso a metà, è tutto arredato e fiorito di piante e, quando sono passata, scendendo due gradini della scalinata di San Sebastianello, riconoscendomi, mi ha salutato e voleva strapparsi di dosso  il suo vestito d'arlecchino...




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