Scoprire Maria Borgese, scrittrice fiorentina di razza eppure sconosciuta e poco nota ai più è stato, per me (sempre a caccia di sorelle), come trovar una perla lucente nell'ultima ostrica presa così, per gola, quando la fame è già trascorsa e la cena finita. L'ho amata tanto, la Maria, nel suo romanzo-memoria "Quelli che sono venuti prima", nel quale parla di sua nonna Bettina, figura di nonna cattolica, tutta pane, chiesa e serenità, messa a prova dalla vita nei tempi in cui l'Italia "risorgeva", voltando le spalle al vecchio regime e mandando in soffitta il Granduca fiorentino, che a lei, Bettina, era tanto caro.
L'ho poi ritrovata, la Borgese, in nella cronaca sulla Contessa Lara, altra scrittrice (che però conoscevo) di razza, la cui vita è stata di per sé medesima un romanzo. Non vi svelo la tragedia della breve vita della Evelina Cattermolle (alias Contessa Lara), ma vi rivelo un vezzo che questa donna vissuta nell'Ottocento aveva e che ce la fa sentir simpatica e, insieme, diventar estrosa, viva. Nel manicotto vezzoso, magari di pelliccia,, la Contessa Lara teneva a volte un topolino bianco, che entrava e usciva garbo suo e le teneva compagnia...

Nessun commento:
Posta un commento