Io non riesco proprio a
capire – nel mio piccolo e piccolissimo,
e scusatemi se potete - perché l’onorevole Monica Cirinnà ha dichiarato guerra
a un manifesto che mostrava niente altro che la sagomina di una creatura nel
grembo della sua mamma. Niente di più dolce, inerme, indifeso… Davvero, mi
chiedo, possibile che questa semplice, divina meraviglia – la vita nascente nel
miracolo del mistero – possa scatenare tanta violenza verbale e poi tradotta in
fatti? E non credo, onorevole Cirinnà, che un manifesto in Via Gregorio VII
possa far cambiare idea a persone che, come lei, le idee le hanno ben chiare. E
non sono certo idee democratiche. Perché, mi perdoni, cara onorevole, ma
noialtri – quelli, cioè, che ritengono la vita un dono e non un diritto – siamo
bombardati notte e dì dal vostro punto di vista. Che è, appunto, il vostro. E non per questo lanciamo crociate su Twitter
e chiediamo l’intervento della sindaca Raggi. Noi sappiamo, perché lo sappiamo,
che se i ciechi conducono altri ciechi si finisce in un’Italia desolata, senza
bambini, dove lo spietato pifferaio di Hamelin con le sue blandizie e i
richiami al diritto universale dell’uomo su tutto ciò, in realtà, che non è
umano e non appartiene agli uomini, conduce chissà dove i tanti bambini
perduti, nel massacro inconsapevole, quotidiano...
Ma, cara onorevole, il
sole splende, domani è la domenica in albis, il giorno della misericordia, e
quindi, coraggio, avanti. Solo un piccolo ricordo. Il ricordo di quando, in un
giorno di marzo, fuori da un laboratorio asettico di varecchina e pulizia, c’ero
io con un foglio in mano. Il foglio che mi diceva che sì, la vita fioriva nel
mio grembo, che il mio bambino sarebbe nato: sì, cara onorevole, il giorno più
bello della mia vita!

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