Buongiorno Roma nel tuo
bel compleanno acceso di sole e d’azzurro! Buongiorno Roma in ginocchio tra
voragini e spazzatura, per l’incuria e l’incapacità di chi la governa e che
vorrebbe, con burbanza teneramente infantile, governare l’Italia. Buongiorno
Roma nel giorno che sorge sul passato glorioso che è stato di imperatori e di
Papi e che ora si deve accontentare dell’angolino sporco in cui giace.
Altre parole, se non
questo semplice buongiorno, non le trovo per il mio Natale” di Roma, quando,
quasi tremila anni fa, sul cucuzzolo del Palatino, un re pastore, Romolo, tra
quei sette colli come dolci mammelle femminili, decise di fondare un
villaggetto di fango e paglia, fecondato dal biondo fiume Tevere; un Riobò che
doveva trasformarsi molti anni più tardi, tra guerre e tempeste, con Augusto,
in una città di marmo, statue e colori e poi, nel tempo che tutto muta, in un grande,
sacro giardino disseminato di cattedrali e basiliche e palazzi aviti. La Roma di Sisto V mi sorride
mentre penso a questa povera Roma moderna, dove si può morire bruciati in un
parco dedicato alle tre Fontane sgorgate dal suolo nel rotolare della testa
mozzata di San Paolo…
Io, di quell’antica
grandezza, che passò dai Giulio-Claudii ai Pontefici sono testimone. La vedo,
la sento, come antica sorella. E il cuore mio si scioglie in lei che mi ama,
mentre, senza armi, cammino tra le spoglie sue derelitte. Buongiorno Roma. In attesa del risveglio...

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