Pagine

sabato 14 aprile 2018

Pranzi alla Comina


Alla Comina, cascasse il mondo, i nonni volevano i nipotini intorno al desco apparecchiato, al tocco. Fuori, festante in sangallo rosa, al suono delle campane, la primavera chiamava i bambini alle corse campestri sull’erbe infinite friulane, ma loro, ubbidienti, quasi sull’attenti, le davano le spalle e mia madre, la più alta (suo malgrado) e tutta ricci neri, guidava il gruppo, in calata d’età e d’altezza. Seduti, muti (perché parlavano solo i grandi), attendevano con pazienza le vivande che tardavano, neanche a farlo apposta, ad arrivare. Passati dieci minuti, ecco, tra i piccoli, le prime occhiate buffe, i risolini di noia e poi i dispetti non visti, sotto al tavolo. E ancora risatine sommesse. “Fuori tutti!”, gridava il nonno, severo. E tutti i bambini, ubbidienti, scappavano in giardino dove le risatine, che dentro erano chimere, e tanto divertenti finivano per sapere d’acqua saponata e si liquefacevano, nei visetti sbigottiti, in lunghi pippi e musi, mentre il pancino brontolava…
“Tutti dentro”, interveniva, con la bandiera bianca del buon senso, la nonna, premurosa, vedendo quel grigiore infantile dalla finestra con l’occhio dell’amore. E di nuovo dentro, seduti, ai bambini toccava il supplizio delle portate. Ultimi dovevano servirsi e tanti occhiolini smarriti seguivano i gran piatti allegri di profumi e sughi, che man mano, serviti nonni, zii, cugini grandi, ospiti e resto, si facevano sempre più magri, smunti, disadorni…
Andò peggio, un secolo prima, alla sorellina di Massimo D’Azeglio, alla quale, tornata in ritardo per il desinare con la missy francese, fu servita la minestra fredda, sul terrazzo mentre i fiocchi di neve le danzavano sul naso… Era così, allora, e i bambini, che non erano re come quelli di adesso, non crescevano poi tanto male se tutti insieme, nelle generazioni che ci hanno preceduto, hanno fatto grande l’Italia senza poter chiamare il Telefono azzurro…

Nessun commento:

Posta un commento