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lunedì 2 aprile 2018

Divina bellezza


C’è nell’aria come una trina d’oro, intessuta dagli arcangeli e dalle potestà, che vela di muto splendore la creazione, quella creata e quella creata dalle creature. Alberi e case, la tenera erba e i piccoli nontiscordardime e anche le strade romane, in su e giù carovaniero, mangiato dall’acqua e dalla neve. C’è nell’aria, e si sente, il profumo della vita nuova, della verità semplice, silente, piccola così che torna con forza a dirsi unica, divina, invisibile bellezza, regina del mondo visibile che a lei si inchina. C’è e io, dentro, sento una serenità di serafini, come se mille nuvole danzassero sulle punte nell’anima mia, piroettando su un orizzonte di miele. C’è, in questo lunedì dell’angelo, la speranza della rinascenza, l’anelito a tornare lassù per bene vivere quaggiù, tra i fratelli.
Io guido, nella città che piano piano si risveglia dopo la Santa Pasqua per arrivare dove so io, nella casa grande, circondata da verde giardino, che mi ha visto bambina. In corsa percorro il viale, chiamo chi dentro ancora vive, entro nel buio androne, mi perdo nella ricordanza dei tempi remoti in cui il bene era il bene e il male, da confessare, male. E in folla, ecco la Mimma e Sormario e la nonna Stella tornare di ossa e di carne, mentre l’erbe bussano alla porta finestra e con loro il nero gatto che pare sempre affamato di carne e d’amore. La testa mi gira e mi siedo mentre mia madre prepara il caffè. Poi, tutta pensierosa, mi dice: “I gemelli sono andati via. Come faccio con la faraona…”. Un sorriso di quotidianità mi riempie il cuore e mentre lei, da sola, si risponde, io giro il cucchiaino nel nero caffè benedetto e taccio, beata.

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