Nel mattino già alto,
quando il sole, lassù, penetra, con i raggi curiosi, nelle case nostre per
portare luce e calore, ecco, in folata di motorino acceso, arrivare a casa mia
una certa amica cinese che, da anni e anni, vive nel nostro Belpaese (dove ha
messo su famiglia e vita), cercando di
mettere ordine nella cultura nostra, e nella fede, senza riuscire mai a porre
in bell’ordine le cifre, in addizione e sottrazione, che danno come risultato l’amata
comprensione del mistero, nella sapienza del cuore. Così, ogni tre per due
(diciamo così) viene da me per accendere i lumi e per fare un poco di ordine
nelle tante parole che girano in vortice nella testa sua. Di solito, in bell’ordine,
sediamo, e ascolto. Lei chiede, io rispondo. Così sia.
Sembra facile. Invece
pare, a me, di avere di fronte un mistero (il suo) e le mie parole, che di
solito sono semplici, come scritte nell’acqua, e arrivano diritte dall’altra
parte, mi tornano indietro, in bocca diciamo, mentre lei mette il freno, chiude
la porta, sbuffa ed eccoci ferme a un bivio. Proviamo ad andare avanti, ma di
nuovo il disco s’incanta ed è meglio finirla lì, con il sorriso. Dai, in
cucina, ho preparato un bel caffè e le pizzette. Sedute a tavola, nel tepore
della mattinata bianca che si scioglie nel pomeriggio (quasi), ritroviamo il
filo d’Arianna che parte da un cuore e arriva all’altro, senza parole…

Nessun commento:
Posta un commento