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mercoledì 18 aprile 2018

Un caffè con Teresa


Nel mattino già alto, quando il sole, lassù, penetra, con i  raggi curiosi, nelle case nostre per portare luce e calore, ecco, in folata di motorino acceso, arrivare a casa mia una certa amica cinese che, da anni e anni, vive nel nostro Belpaese (dove ha messo su famiglia e vita),  cercando di mettere ordine nella cultura nostra, e nella fede, senza riuscire mai a porre in bell’ordine le cifre, in addizione e sottrazione, che danno come risultato l’amata comprensione del mistero, nella sapienza del cuore. Così, ogni tre per due (diciamo così) viene da me per accendere i lumi e per fare un poco di ordine nelle tante parole che girano in vortice nella testa sua. Di solito, in bell’ordine, sediamo, e ascolto. Lei chiede, io rispondo. Così sia.
Sembra facile. Invece pare, a me, di avere di fronte un mistero (il suo) e le mie parole, che di solito sono semplici, come scritte nell’acqua, e arrivano diritte dall’altra parte, mi tornano indietro, in bocca diciamo, mentre lei mette il freno, chiude la porta, sbuffa ed eccoci ferme a un bivio. Proviamo ad andare avanti, ma di nuovo il disco s’incanta ed è meglio finirla lì, con il sorriso. Dai, in cucina, ho preparato un bel caffè e le pizzette. Sedute a tavola, nel tepore della mattinata bianca che si scioglie nel pomeriggio (quasi), ritroviamo il filo d’Arianna che parte da un cuore e arriva all’altro, senza parole…

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