In una certa casa nel verde d’Australia, dove ebbi
la fortuna di andare e vivere persino, ancora in danza di gioventù verde e
bionda e croccante, viveva (e vive tuttora), anche se i figlioli sono oramai un
poco di qua in Europa e anche di là, agli Antipodi, una famiglia numerosa che
portava, mutato ma non troppo, il cognome di un fast food americano. C’erano
due fratelli e tre sorelle e tutti quanti, chi di più e chi di meno, si è fatto
strada per le vie del mondo. Ma non è di
loro che scriverò e me lo perdoneranno, sapendo, pur nelle distanze, quanto in
caldo sono nel mio cuore per certe lunghe passeggiate in bicicletta lungo gli
argini di un canale, per un vecchio gatto nero che avevano chiamato Stracci (in
onor mio che ero italiana), perché uno di loro mi insegnò, senza saperlo, ad
amare i caratteri cinesi (che vorrei saper leggere e non so…). La penna mia
corre e, invece, dei vivi, spinge e punge per parlar di un morto. Ricorda, la
mia penna, come l’avessi davanti nella memoria viva del dopopranzo, il ritratto
di un nonno loro, un baronetto, un avo di dignità anglosassone, il quale, nella
barba stirata e nei baffi solenni ci guardava, giocare, dall’alto del suo
Olimpo. Chi eravamo noi, fratelli, ospiti, cugini, a petto della di lui
grandezza? Lui, nello scranno di un pater conscriptus, patrizio naturale, e
noi, plebei. Che cosa mai avremmo potuto combinare che per lui non fosse gomma
americana già masticata e senza sapore? Era lui e basta, tutto quanto e noi, più
o meno nulla. Era il pensiero, dico la verità, più dei fratelli e dei cugini
che mio. Ma ne facevo parte, in comunione d’età e di fratellanza bambina. E
mentre il quadro torna vivo, ecco una mail di una certa signora che amo e che
mi racconta, dal paese di Oz, del baronetto una storia viva che parla di lui
più di quel ritratto al falpalà. Un giorno, mentre se ne stava chino su non so
più che legge dello Stato, entra la moglie col figliolo tossicchiante al collo:
“Vieni, per piacere?, dice lei. E lui, alzandosi, citando Temistocle: “Tieni in
braccio il capo della casa. E’ lui, infatti, che comanda te e tu poi comandi
me”. Pazienza, si alzò, nella sua vita parallela, e passò l’intero pomeriggio a
far le ombre cinesi al pupo…

:)) ...mi viene in mente una filastrocca di Rodari che parla di un ragioniere ....a dondolo. Tutto d'un pezzo, quando torna a casa e depone la borsa, si mette carponi e fa il cavallo per il suo bambino. E' il sale della vita. Bacio Rita
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