Avevo scritto, ma
qualche tempo fa - quando cioè della Grande Bellezza proprio non si parlava –
un piccolo post che si intitolava e si intitola, appunto La Grande Bellezza
(vorrei metterlo come link a questo, ma non so mica farlo, per cui, casomai,
bisogna cercarlo in soffitta…) – e vi raccontavo, e ne sono convinta anche
adesso che il film di Paolo Sorrentino è in profumo di Oscar e che non se ne può
più parlar così e così che ti mandano a quel Paese, che la storia del
Gambardella si regge con le pinze, che il finale fa persino sorridere, che pare, nella
trama, un temino smangiato, che la
pellicola pare solo un malinconico pretesto
per raccontar la bisanzio in cui siamo sepolti, nell’umanità vuota che la
abita. Insomma, a parte la bellezza di Roma, della mia Roma, quella sì eterna,
c’è poco più e l’Italia, poi, non ci fa una gran figura e a me, via, dispiace…
E ho pensato a questo e a come dobbiamo
sembrar tristi e decadenti noi italiani in America, proprio mentre, qualche
giorno fa, mi sono vista alla televisione “Felicità”, il trionfo tricolore in
Russia di Albano e Romina Power. Mai avrei pensato, e vi prego non giudicatemi
per questo, che avrei veduto, un giorno, anzi una sera, un concerto di Albano e
fino a notte in pigiama. Io? Io che sono
cugina di Bellini e Donizetti. Io? Io che sono figliola di Buxtehude. Io? Io
che vado a dormire ad gallinas albas. Io? Io, per Albano… E, invece, me lo sono
visto tutto intero, cantando l’italiano vero di Toto Cutugno e mi sono piaciuti
anche i Ricchi e Poveri e la brunetta ha sempre gli stessi occhi di stella di
quando i suoi anni eran verdi come gli occhi. Per non dir di Umberto Tozzi che
ho ballato nella gloria. E, insomma, mi è parsa quella Italia lì, perduta,
nazional popolare, in pantofole, migliore, e di molto, di quella desolante
sarabanda di anime vuote del film di Sorrentino. E sono andata a dormire col
cuore in alto, pensando a Rio Bo di Ada Negri, nella piccola, grande bellezza…
| Ecobennibag ad flores albos |
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