Corre, corre l’Italia,
dal finestrino della Freccia che mi riporta a casa. Corre, l’Italia, tra le
mammelle dei Colli euganei, tanto cari a Petrarca e anche a me; corre nella
nebbia velata, che pare fiato di strega a fare il suo incantesimo di sonno sulla
piana di fumo e di terra, che già volge le spalle al Veneto, nell’incedere
pigro della bella Emilia; corre e già il grande fiume che amo mi saluta, in
festa, al passaggio: “arrivederci, arrivederci!”, mi dice nel suo lento
trascorrer di acqua e di vita; corre, la mia Italia, tra le colline dolci di
Toscana e laggiù, in lontananza, un sole si leva a sorridere su Orvieto che
custodisce, nel Duomo, il suo bel Luca che, un tempo, era anche mio. Corre, la
mia Italia, davanti agli occhi di chi l’ama (i miei), di chi si è innamorato
(quelli canadesi di una simpatica signora di gusto - una simpatia negli occhi
di pepe - che mi è seduta accanto) e quelli di chi ha trovato in Italia una
nuova casa. C’è, infatti, seduta in tredici poltrone una famiglia di cinesi.
Capire le parentele non so, vattelapesca, ma so che parlano nella lingua
mandarina e io, che so dire appena grazie (xiexie) e arrivederci (zhaitien),
ascolto quel loro chiacchierare in toni di salita e discesa che mi capita
sovente di udire durante le mie passeggiate solitarie all’Esquilino. Ci sono
anche due vocine cinesi di bimbi. Arriva il controllore. Presto, presto,
bisogna tirare fuori i biglietti (e io non ricordo mai dove li ho messi) e
mostrarli, di grazia, nel loro splendore. La mamma cinese, in italiano: “Si
potlebbe spegnele un poco liscaldamento. Bambini soffle…”. “Va bene, va bene”,
fa l’uomo in berretto. Anche se c’è chi siede con su il piumino. E
mentre il controllore controlla i tagliandi di viaggio, si ode forte e chiaro
il bambino cinese: “Mamma, non sai che si dice qui fa un caldo porco?”. Nell’Italia
che va, indossando tuniche rosse e di seta, non uno, nello scompartimento,
neanche chi faceva il sudoku o un cruciverba senza schema, riusciva a
nascondere un sorriso e una risata composta…

Certo, vale più la pratica della grammatica, l'abbiamo sempre saputo :) :) :) Rita
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