Io, lo confesso, ho per
Massimo Ranieri una vera, grande venerazione. Lo sento, quando canta, cantar
dal fiume profondo e la voce sua di fuoco e acqua insieme ritornar, viva, nel
mondo in una grazia rotonda che non trovo in altri, mai. E certo non nei
cantanti di oggi che a me, spiace dirlo, sembrano tutti o quasi miagolare o
pigolare tra le note, staccati dalla fonte e tutti quanti con poche radici,
perduti nel gioco matto del sembrare che poco somiglia all’essere. Sicché,
sabato sera, potete ben immaginarmi attaccata alla televisione ché neppure un
secondo mi sono perduta di “Sogno e son desto”, dove lui, Massimo Ranieri, ha
cantato per tre ore buone, regalandomi una gioia d’oro, silente, radiosa nella
mia rinata primavera. Ho avuto, per Francesco De Gregori, poco trasporto (e
ricordo che piaceva tanto al mio Vittorio…) e di più, senza aspettarmelo, per
Andrea Bocelli che ricordavo alto e un ragazzone e che ho ritrovato, invece,
quasi timido, in una bella voce impallidita al pari dei suoi capelli di neve.
Me ne sono rimasta lì,
ben sveglia, io che sono solita andare a
dormire ad gallinas albas, perché uno che canta “Io sono un istrione” come lo
ha fatto, ieri, Massimo Ranieri è impossibile trovarlo… E mentre me ne stavo lì
nella mia piccola estasi televisiva, mi è venuto in mente, come in un’apparizione,
che una mattina di cielo terso, con un bel sole di grano a splendere sui buoni
e suoi cattivi, io ero andata ad ammirare Santa Teresa del Bernini in Santa
Maria della Vittoria. Esco, col dardo dell’angelo ancora acceso, e mi viene
incontro sul marciapiedi che sta in fronte a Santa Susanna un tipo smilzo, a
capo sghembo, lo sguardo basso come a proteggersi da occhi curiosi; era nascosto come da un gran cappello, che pareva una scoppola ingrassata di colore,
mi pare di ricordare, giallo canarino, a quadri larghi sul marroncino. Curiosa del mistero custodito così
gelosamente, lo guardo, da sotto in su, cercando di spigolare il suo segreto. Ed
era - io felice - proprio lui, Massimo Ranieri! Sogno e sono desta...

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