C’è in tutte le
famiglie, e anche in quella numerosa assai dove sono nata io, un campionario
vivace dell’umanità. E ogni figliolo, per esistere nel mondo, immola il fiume suo silente per essere visto
ed esistere agli occhi inquieti di papà e mammà e così, per vincere la
trasparenza, mette una maschera e si fa persona. Già, non so se lo sapete ma in
latino (che è la nostra antica lingua madre, anche se la modernità vuol
metterla, assieme al greco, a ko e calano, ahimè, le iscrizioni al classico che
vien bollato come inutile e inutile non è…) vuol dire appunto maschera e quindi
ogni persona è più che persona, maschera, un personaggio scelto nel mazzo per
pavoneggiarsi nel gran teatro del mondo. Per motivi che dirvi non posso, a me
capita sovente di guardar dietro la maschera ( e quindi dietro la persona) e
vedo, chiaro in chi mi sta di fronte il bambino travestito in latinorum che
tutto farebbe pur di esistere ed essere riconosciuto non più soltanto da papà e
mammà, ma dall’universo mondo. Che è, poi, come dire votarsi all’infelicità
perché, nel gioco eterno delle reazioni, s’incontra sempre il fratello, con su
la mascherina sua, che intralciava i piani suoi bambini e si faceva re dei genitori,
alla faccia del suo annaspare matto.
Io, a volte, li vedo
questi bambini affannati a far di sé un capolavoro da essere ammirati, affamati
sempre di nuova gloria, in una fame che non finisce mai. E provo smarrimento e
compassione insieme. Ieri, uno di questi, in doppiopetto, pur di rovinar la festa agli altri, rovinava
anche la sua. Ho chiuso gli occhi ed eravamo, bambini, lungo la riva a Cala dei
Gigli e un gran castello baciava la spuma del mare. E lui, quello stesso di
ieri, ci saltava sopra a zompo, perché non avessimo noialtri quello che non
poteva avere lui da solo…
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il mondo è un palcoscenico , ma le parti vi sono mal distribuite....diceva Oscar Wilde......
RispondiEliminaLa benniproduzione è in aumento :)) un abbraccio Rita