Questa mattina, sotto
un cielo di polvere, nella luce bianca di una giornata qualsiasi di gennaio,
avevo un appuntamento colorato d’oro al sapore della suprema felicità, lì dove
la via delle Quattro Fontane crea la croce sacra, appunto, delle Quattro
Fontane. Di buon’ora, fresca, dopo una notte serena passata in gioia con le mie
gallinas albas, eccomi pronta a salutare chi, per me, è cuore e anima del
mondo. E grazie, dico grazie e, con la mia felicità rotonda, tutta quanta
inzuccherata di mistero, auguro lo stesso a tutti, nel bel cammino di questo
mondo e della nostra povera Italia (che amo) che mi par dibattersi, infelice, con i piedi
in aria e il capo a ruzzolar per terra…
E dopo, con il cuore
ancora pieno di lucciole nel buio, sono andata a San Carlino che, come saprete,
è una piccola chiesa e uno scrigno borrominiamo di raccoglimento e di bellezza.
In alto, lassù, la colomba bianca dello Spirito Santo in gloria, nei ricami di
fiori e foglie d’acanto che fanno un girotondo, accompagnando l’anima in
paradiso. Poi, via a casa, per metter un poco di sale nelle mie dorate stanze.
E mentre me ne tornavo a casa, col capo negli arabeschi in cielo, mi viene incontro una signora che
conosco e ci fermiamo a dir quelle quattro parole in croce che sono il
condimento della quotidianità. E mi racconta, e non so neppur perché, che da
piccola, una volta, i suoi fratelli maggiori (che sono ben tre e crepi l’avarizia!),
asserragliati sul piano alto del letto a castello, la bersagliavano di cuscini
e animali di pezza e lei dai a chiamar la mamma che, invece, chissà dov’era e
che cosa caspita stava facendo, orecchie piene di farina. Insomma, marameo e il
bombardamento continuava. A occhi chiusi, la piccola sopportava, ahilei, il
gancio del destino, quando, d’un tratto, più nulla. Un occhio e poi l’altro e
la nostra vede un gran trambusto in cima al letto e gambe e braccia in
rivoluzione e poi, patapunfete: due
fratelli giù per terra, miseramente. Nel sapore di quella vittoria, ride e, tra
i fili d’argento, rivive in lei la bimba che fu, nella giustizia ritrovata,
regina…
Cara Ester.....leggerti è un momento di serenità, un filo di zefiro tra i capelli, un bacio del sole. Insegnami a dire grazie così come lo dico a te per quello che scrivi. Un abbraccio Rita
RispondiEliminaCara Ester.....