Studiavamo, alle medie,
il Risorgimento che non era soltanto la piazza romana (dove mia madre mi
portava dal dentista…), ma tutto un fragore di eroi, di date, di cospirazioni,
di carbonai, e battaglie che a me entravano da un orecchio e uscivano danzando
dall’altro. Né date né nomi di armistizi ricordo, ma il senso di quel
Risorgimento sì. Significava, per noi, per tutti noi, essere italiani come non
lo eravamo stati mai in tanti e tanti anni di storia. Dovevamo diventare
italiani ed ecco perché Massimo D'Azeglio disse: “Fatta l’Italia,
bisogna fare gli italiani”. E per far gli italiani, proprio D’Azeglio (che per
chi non lo sapesse aveva sposato la figlia di Alessandro Manzoni ed è un signor
scrittore pure lui) se ne andò in giro per le allora crude campagne romane a
caccia del sentir romanesco, l’ultimo pezzo dell’arlecchino dello Stivale,
appena conquistato dal Piemonte vincitore. Stette tra i Castelli e l’agro,
Massimo, e scrisse delle memorie deliziose che vi invito, se ancora non lo
avete fatto, a leggere. Ma su, andiamo diritti al punto, che è poco più in là e
basta allungare un braccio.
Dunque, il punto è: ora
che gli italiani sono fatti, dalla Val d’Aosta in giù fino a Lampedusa, signori
e signore, dobbiamo disfarli daccapo e diventare europei. Solo europei se è
vero, come è vero, che ieri nel discorso del nostro Presidente al meeting di
Rimini ho contato almeno venti volte la parola Europa, declinata in forma di
nome e d’aggettivo e appena tre la povera nostra Italia, e quando si parlava
della fuga dei cervelli… E lo stesso dicasi per il nostro presidente del
Consiglio. L’Italia non c’è più, mi dico, sono morti invano i patrioti e i
carbonari e anche Massimo D’Azeglio ha dormito sui pagliericci in quella
rurale, antica patria mia, senza un perché da sbucciare come si fa con una bionda cipolla...
Va bene, va bene, siamo anche europei, ma per
piacere non scordiamoci di essere italiani, nel filo rosso, d’Arianna, che
respira, tra Dante e Michelangelo, dovunque nel nostro Belpaese…

....se vuoi saper come la penso io, cara Ester, a me non interessa un fico di essere europea : non è della mia taglia 'sta parola e mi va stretta assai.
RispondiEliminaUn bacione Rita