A fine agosto a Cala dei
Gigli era tempo di pioggia. Tavolara indossava il suo cappelluccio di nubi
sfilacciate, l’aria si faceva umida, carica dei sospiri dei Santi, e aghi d’acqua
cadevano fitti per ore, innaffiando quel
verde riarso, ubriaco di sole e di canicola. Corbezzoli, mirti, ginepri,
olivastri ringraziavano il cielo in tabarro liberando odori e profumi che io,
bambina, respiravo come rinata, appena uscita dall’uovo di Dioniso.
Passavo, la finestra aperta
sull’acqua, lunghe ore per me piene di Marigold e, più avanti, di Nancy Drew e
delle boarding school di Enyd Blyton dove si consumavano le avventure di
Elyzabeth e di altre come lei e come me... Leggevo, leggevo, leggevo, perduta
in altri mondi, a volte in danza, nell’isola del Principe Edoardo, altre volte nelle
tristi brughiere inglesi, sempre, tutta quanta, immersa in storie che somigliavano alle mie.
Compagnia, non ne cercavo, che eran vive, per me, quelle amiche di carta e fu
allora, credo, che seppi (ma non lo sapevo), di dover diventare un giorno Ester,
come Anna fu Neera e Mila, Luisa. E’ nello scriver profondo il mio sentiero nel
bosco; nelle umili parole d’anima la mia verità, lontana dal mondo, nel respiro odoroso di Cala dei Gigli…

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