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| Un luogo dell'anima: I Giardini della Minerva a Salerno. Matteo Selvatico, della scuola medica salernitana, scriveva: "Haec tua: mens laeta, requies, moderata dieaeta" Buon anno!. |
Nell’acqua fino al collo, di
tra il vapore che semina il suo fiato bianco fra tante testoline in cuffia che
paiono (e non sono) i dannati della Divina Commedia, eccomi nella piscina
termale dell’Hotel Petrarca a Montegrotto, a trascorrer – io e mio marito soli
soletti – un giorno uno di pace, in quella calda serenità che mi scioglie i
nodi dentro e fuori nel sorriso di Vulcano. Oh, la gioia di non dover far
nulla, di aver davanti ore e minuti pieni soltanto di bimbe e serpi che, nel pensier mio, van d’accordo come il gusto fragola e limone nei
coni gelati! Il tempo scorre nella sua clessidra, in braccio alle Parche e i
minuti, svelti, a passi di danza, si portano via il sole e la nostra ora d’aria.
E’ tempo di tornare mentre l’astro d’arancio si squaglia dietro i colli
Euganei. Seduta al mio bel posto sull’autobus M che ci riporta a Padova, nel
silenzio di pace che è privilegio degli sposi e bomboniera della felicità,
guardo dal finestrino, in technicolor, lo spettacolo della modernità. Né Cima
né Mantegna riconoscerebbero oggi questo paesaggio veneto mutato, di cemento e
porporina e oggi, in questi giorni di ripensamento, un poco mesto, come
spellato, scolorito. Guardo dal finestrino e toh, un cagnolino. Bellino! Porta
un cappottino rosso Valentino. Più avanti, un bassethound sfoggia un trench in stoffa scozzese, rossa e gialla e
nera, tale e quale a quella che portavo io, in forma di gonna, da piccola e si
legava a portafoglio con due scivoli di pelle nera sui fianchi. Non faccio in
tempo a inseguir il ricordo che, oh, una Lilli in tailleur e un Vagabondo in
frack! E mentre i cagnolini fan la passerella Mechi, il mio Mechi, torna vivo.
Lo vedo, in giardino, infradiciato dall’acqua e dall’erba in pianto, lo vedo,
vivo, correndo appresso a Iago, pazzo, selvaggio, ubriaco di felicità…

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