Stiravo, questo pomeriggio,
le magliette di mio figlio, nelle orecchie le storie (belle) di Geo e Geo,
tanto per non starmene da sola. Oh tu guarda, mi dico, i coltelli di Pattada, di corno e lama! E poi, subito dopo, pestando col ferro su un golfino
mio, oh tu guarda: parlano di Ardito Desio. Io, Ardito Desio l’ho conosciuto in
carne e sangue. Scordarlo, anche volendo, impossibile, ché era piccolo così,
già vecchio di novant’anni e forse più, ma diritto e grillo e sveglio come il
ragazzino che era in cuore. Lo premiava, mi pare, il Fogolar Furlan nella
persona di Adriano Degano, presidente, vecchiotto pure lui, ma con una criniera
da leone quanto a forza e coraggio, uno che, da che mi ricordo di lui, si batte per dar palpito romano a quanti (come un pochino anche io...) si portano addosso il Carso e la grazia semplice delle terre friulane. Diavolo
d’un Degano, una ne fa e cento altre ne pensa (ancora oggi…) per celebrare il
suo Friuli! E un bel giorno, ecco premiato il conquistatore del K2. Ci sono
anche io, tra tanti, e al piccolo eroe delle montagne strappo anche un’intervista che
conservato non ho (sospiro...), ma nell’archivio del Gazzettino ci deve pur essere… Di che
cosa parlammo, non lo ricordo punto. Ma una cosa, sì, la ricordo e ve la regalo
così come mi fu raccontata. Mi disse che lui, in Libia, sotto al deserto di sabbia e polvere, aveva
scoperto, per primo, il petrolio e che aveva tracciato delle mappe e che le
aveva consegnate a Mussolini, ma c’era la guerra, la Seconda, e l’Italia non
aveva neanche le scarpe e poi la guerra si perse. Di quell’avventura nel
deserto, lontano dalle sue montagne, la figlia, credo, conserva una bottiglia d’olio nero. Le mappe no, quelle se le portarono via gli americani...

Siamo un popolo di cantanti e poeti....mica di finanzieri!
RispondiElimina:)
Chissà quante altre cose ci sono state soffiate oltre al petrolio e al telefono...
Buona domenica con un sorriso.
Ti scriverò presto
Rita