Io, Porta a Porta, nel suo
azzurro tra le nuvole, non lo guardo proprio, ma non per principi politici o
per antipatia, sia chiaro; non lo guardo solo perché a quell’ora là - che
delizia angelica - sono già, come diceva nonna Stella, al Teatro Bianchini a
letto sotto i cuscini, sicché ieri mi sono perduta il viso a viso degli
occhiali di Gelmini e Finocchiaro e anche, di grazia, la battuta della
senatrice del Pd sulle bidelle. Non so che ricordo aveva lei, la Finocchiaro,
ma io, le bidelle mie, del cuore, al Mater Dei, le ricordo tutte, faccia,
grembiule e tutto quanto. Alle elementari, c’era Velia, scura di capelli,
chiara di sorriso. Portava, senza saperlo, il nome di una città antica, perduta
nella Magna Grecia, che mi sono sempre proposta di visitare e dove non sono
andata mai: alle superiori, ecco Olga, che aveva gli occhi turchini e la grazia
di una madonnella. Un ricordo, un ricordo, preso al volo e tenuto in cielo, come
fosse un aquilone! Ho preso dalla Biblioteca scolastica (una madia panciuta, a
vetro in una stanzuccia che ora è, credo, del verde British Council…) un libro
che parlava di bimbi e d’acqua. Il titolo, anche a cercar su Google (come ho
fatto) non lo ricordo proprio, ma era verde, a righe mi pare, la copertina, con
su dei bambini, a naso turato, i piedi a batter nelle profondità del mare. E’
tempo di restituirlo, oddio, dov’è. Cerco nella cartella, il cuore nella
strozza. Non c’è, non c’è. “Cerchi questo?, mi domandò la Olga, giunta,
silente, alle mie spalle…
Io della mia bidella ricordo soprattutto come stava senza calze seduta in corridoio con le gambe stiracchiate facendo dondolare le ciabatte, alla faccia del preside antiminigonne. Era come un eden in cui non si sa di essere nudi e non ci si vergogna
RispondiEliminaMi pare di vederla! Ti mando un grazie e una riverenza per aver condiviso con me la tua memoria Ester
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