Nel pigro dopopranzo di questa domenica, quando mi
pareva di aver mangiato sassi imburrati e non rape rosse condite con l'aceto balsamico di Modena, proprio quando non avevo voglia neppure di cucire una benniposh e anche un film in
televisione mi era duro a digerire come i sassi di cui sopra, mi ha chiamata, come fa sovente, un certo zio di una certa età,
che cammina spedito vergo i novanta, dalla sponda lontana dei suoi gagliardi
ottanta. Io non so se lo zio ci fa o ci è, ma le domande sono il pane suo e io,
non so perché mi ha scelta nel mazzo, la sua sibilla cumana. Mi chiede, ricordandomi l'antica
professione (i cui panni io, secondo lui, ho cucito addosso come una camicia di forza), i percome della politica e di questo e di
quello, e Grillo e Monti e Berlusconi, e delle elezioni e di ogni altra
diavoleria in salsa di riforme e controriforme che già masticavo a stento
quando dovevo scriverci su le mie belle sessanta righe. E io, frugando nella
memoria (quasi perduta...) di quando ero giornalista professionista in un
quotidiano, cerco, a tentoni, di fornirgli le risposte e punti a capo. Lui
incalza, alzando il tiro e io gli rispondo con una schiacciata al tennis,
sperando di sgusciar via nel mio riposo. Ma oggi
che mi ha chiamata anche per augurarmi buona befana, mi ha regalato un minuto
di pura ilarità quando, serio serio, mi ha detto che lui si è scocciato di
tutti questi vecchioni e largo ai giovani, per Bacco. E per chiarir meglio il
concetto mi ha spiegato che un giorno, un brutto giorno (per lui), nel
traversar la strada sulla zebra dell'asfalto, da un marciapiede all’altro, ha
chiesto il braccio a un certo signore che gli pareva un giovanotto.
"Guardi che anche io ho ottant'anni!”, gli ha risposto quell’altro
stizzito e, per attraversar la via, si è aggrappato a una signora che aveva,
poco più poco meno, un’ottantina d’anni in borsa pure lei. “Siamo ovunque..”,
ha concluso, con un fil di voce e poi, prima di attaccare, ha sospirato: “Senza
contare la Befana….”

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