Ho messo la mia vita in
lavatrice, come si fa con i panni e le lenzuola, per lasciar che la candeggina profumata
dallo spirito e il detersivo ai fiori selvatici della consapevolezza lavino via
quel che l’anima non contiene più, facendo bianche certe verità nere, che a
lungo sono rimaste ombre, laggiù nel burrone dell’inconsapevolezza, e ora non
più. Nel perdono, ritrovo la via e il mio zaino, pur ancora pesante, mi pare
più leggero alla salita, lungo il mio sentiero alpino, come dopo un pic nic consumato
in vetta, grattando il blu del cielo, quando il cibo, sacro, si è fatto energia
e carne e sangue e anche spirito.
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| Tavolara vista da Cala dei Gigli e dagli occhi del cuore |
Ho messo la mia vita in
lavatrice, ma anche i panni e le lenzuola della settimana e siccome il sole
freddo di dicembre bacia, giallo zafferano, la terra e la vita nostra, eccomi a
stender le cose sul filo che corre, ballerino, dalla finestra della cucina a quella
dello studio, lungo un affaccio che guarda diritto in faccia a due o tre camere
d’albergo. Appendo, concentrata, il copripiumino del letto di Leonardo e le
camicie di Antonio, che paiono vele da quanto grandi sono. E le mollette reggono
tute e calzoni in un allegro tenersi per mano che mi regala l’illusione del
cosmos, nell’armonia di biancheria e pianeti, distesi sulla voragine del terzo
piano. Sono lì, con una maglietta tra le dita quando, la mano si quaglia, non
so neppur io dire perché e giù, a paracadute, nel cortile interno dell’albergo.
Oh no, mi dico e correr a prender il mio amo da polipo per ripescar la roba mia
è tutto in uno. Immaginatevi ora la scena di me che, con la perizia di un
consumato pescatore, calo il mio amo tra i fili della biancheria miei e dei
piani di sotto, in uno zigzag a cuore acceso, per toccare il fondo e acchiappar, tra gli aghi, la maglietta.
Tutta quanta in me, olè, presa! E mentre tiro su la preda, trasecolo nel sentir
lo scrosciar di un battimani. Alzo lo sguardo sui turisti che, a grappolo, affacciati sul balcone, son stati
testimoni della mia battuta di pesca alla maglietta…

Anche io batto le mani....non alla maglietta presa all'amo....ma al bucato della vita che vorrei tanto fare anch'io...
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un abbraccio Rita