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| Ancora una benniposh |
Scendevo verso la
Madonna dei Monti, dalla stazione, dove ero andata a comperare i biglietti
del treno che mi porteranno, per le vacanze di Natale, verso Nord, lasciata la mia Roma bella a certi
amici cari che vogliono far due passi con Cesare e Pompeo, casomai anche nel
cuore barocco di Pietro e di Paolo; scendevo, dunque, e in testa, arrotolato al
modo di turbante, il tre per due dei regali a questo e a quella, nel pensiero
del desiderio altrui che è sempre un mistero grande. Tutta presa dal filo mio,
scorgo in lontananza, con il terzo occhio che a volte è aperto e altre, invece,
no, un certo omino vestito d’arancione che, in quel via vai di passi
frettolosi, vestiti di nero, marrone e grigio, pare nelle sue vesti sciolte color zucca un
piccolo sole appena sorto nel grigiume dell’asfalto. Danzano le vesti sue,
scodinzolando tra le gambe scure, ma io, un’occhiata distratta, e via, sono già
all’altezza del Despar e lui, a occhio e croce, come si suol dire, è ancora
davanti all’Ibs. Cammino verso il largo di Magnanapoli, per girare poi a
sinistra lungo la Via Milano che si tuffa sulla destra nel tunnel per abbracciare poi, in fondo alla Propaganda Fide, piazza di Spagna. Penso: una De Casalis a Michelle e, per Jane, la Morante
tradotta, ohimè, nel lontano 1948. A Lisa una bennibag, che ancora non ne ha mai avuta
una; per Lydia non so. Perduta nel girone dei doni natalizi, mi ritrovo a
saltar l’incrocio in Via Milano ed eccomi, passato il semaforo che parla per
fischi ripetuti, proprio in cima a Via del Boschetto, scomoda come sono scomode
le strade senza marciapiede. Sono lì pronta a lasciarmi alle spalle la Via Nazionale, tutta quanta larga e piemontese, nella lottizzazione De Merode, per infilarmi nelle scure straduzze della Roma papalina, che avevan nomi popolani e sobbalzi e anima, quando mi sento afferrar
per una spalla. L’omino arancione, con il suo bel terzo occhio disegnato sul
ponte del colmo del naso, da un occhio all’altro, mi fa, con un accento al ragù
di Bologna: “Oh guarda che noi siam vegetariani. La carne non la mangiamo mica
e neanche le persone…” E mentre mettevo il mio tondo euro nella ciotolina sua
mi sono ritrovata occhio nell’occhio - il terzo - con lui, in una delizia indù,
al profumo di sandalo e di curcuma, in un girotondo di tortelli alla zucca
modenese…

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