All’otto di dicembre,
in casa mia (come anche nella vostra, almeno credo) si fanno il presepe e l’alberello;
in casa mia, poi, da un cesto custodito nella pancia dell’armadio tirolese
color cioccolata e zabaione, di nonna Stella (che ora è, di grazia, mio) vien
fuori un disco di Christmas Carols, verde abete, come il libriccino dove si
posson leggere le parole, che fan, in una corona d’allegria d’anima, da colonna
sonora all’attesa mia, all’avvento che, silente, misura i giorni che mancano
alla discesa della luce in questo mondo di tenebra…

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| Ecco una bennibag fiocco di neve per un caldo Natale! |
Ogni giorno, così, saluto
il mattino in camicia da notte, cantando e faccio anche cantare, nell’ora
nostra, chi, con me, impara ad amar l’inglese. Ma ieri il canto mio è
trasmutato in gloria in un concerto natalizio in una Chiesa ai Fori che è spesso vuota durante messa e funzioni - al
punto che a volte Padre Lino legge, lui da solo, Vangelo, letture e salmo
responsoriale - ma che era piena e calda di poesia e silenzio di note di mistero. Sull’altare,
le spalle al Santissimo, Olga Ivanova Rossini, in un bel vestito lungo, nero,
le spalle difese da una stola bianca di pelliccia che, a me, parlava delle
bianche distese siberiane e agli altri non so. Daniela Conti, soprano pure lei,
e intensa e forte come doveva esser la Sibilla cumana, riempie con la sua voce
anche il museo del Presepe quando canta l’Ave Maria di Caccini. Io, rapita.
Rapita dalle voci loro che fanno del mistero vita quotidiana e che rimandano
quaggiù l’armonia delle sfere di lassù. Esco, alla fine del concerto, in punta
di piedi e tutt’una con l’universo nella gioia del Natale, quando, oddio, ma quella è
la mia Cinquecento, mi dico, mentre la vedo scivolar via, bianca e siberiana
pure lei, lungo la Via dei Serpenti. E giù per terra, io, come in ring a ring a
roses, prendo a correre e sono lì, al semaforo dell’incrocio con la Via Cavour,
a batter le mani sul vetro del guidatore. Il tipo, bontà sua, abbassando il finestrino, mi fa un sorriso e, ma
sul serio: “Buon Natale!”, esclama. Poi, scendendo dalla macchina, si mette a
fischiettare, non scherzo, Jingle bells e via per la sua strada. Vabbè, Buon Natale a tutti!
Ma....avevi lasciato la macchina aperta con le chiavi nel cruscotto?
RispondiElimina:)
.....magari era un folletto di Babbo natale e se tu non lo beccavi sul fatto si portava la tua 500 in Lapponia......poi (forse) ti riconsegnava un suv
Buon natale a te e famiglia
Rita