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| Canali dell'anima |
Nel segreto scrigno che
è la mia anima, dove si concentra, riposta, timida, silente, la mia dorata
consapevolezza che io, prudente, tengo cucita in quello splendore tutto mio
(come mi ha insegnato - oh che nume fu per me, ignara! - un certo amico che era
un tempo una celebrità…), il mondo, con le sue leggi, con i lacci della realtà
che tutto divora, colorato di teatro, è bandito; se ne resta lì fuori nel vocio
del viavai quotidiano, in un tumulto che mi par di guardar con gli occhi tondi
di Lucrezio, sciacquati alla fonte della filosofia; Lucrezio, sì, che amavo e
amo: suave mari magnum… Lì, in quel mistero profondo, il mio spirito, fatto
leggero, trova acqua di sorgente, viva e, lavato come i panni in Arno del
Manzoni, ritrova, bianco, il cammino del viandante. In punta di piedi percorro
questa via che è fatta, come per tutti, di incontri e di scontri e di gioie e
di dolori. Io, il passato, di solito lo rivivevo, per comodità di micio pigro,
scrivendo i casi miei in queste pagine disordinate di blog, che a volte sono
noiose, a volte fanno ridere e altre un poco sospirare. Lo rivivevo qui per non
riviverlo nel mondo che, come ho scritto, è fatto di soprassalti e di cure,
nell’eterno gioco delle parti che si consuma, alieno allo spirito mio, nel dì per dì
della conta quotidiana. Ma a volte il passato si fa occhi e mani e voce e non è più letteratura. E in quella prova, di fronte a
ciò che è stato, mi sento parlare come in una eco, le parole non si fanno fiato e tutto mi par galleggiare in una geografia a me ignota. Altro non so dire se non che, una volta salutato il mio passato, vivo, mi sono seduta, nel mio presente d'oro, sotto la colonna Traiana, incendiata dall’astro
novembrino, e io con lei...

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