Quando, or sono due manciate
buone d’anni, cominciai a far la giornalista io, i colleghi con i capelli
bianchi (non tutti, beninteso) eran, ora lo so, tutti diversi da quelli che i
capelli bianchi ce li hanno ora. I primi, cucinati nel pensiero magari nato per
strada, impanati nella filosofia del quotidiano, erano un tutt’uno con l’umanità
profonda e guardavano alle miserie del mondo con gli occhiali di cioccolata
dell’ironia che salva dai furori scalmanati del sentir comune. Essi, nella
radice del tempo, sapevano -meglio non
so dirlo e spero di esser chiara - calibrar la critica con la mondana consuetudine
con l’animo umano che è sempre quello, ahimè, nei secoli. Questi di oggi, invece, o fan da grilli parlanti con una supponenza smorfiosa
che a me fa venir voglia di cambiar canale oppure, anche, gridano le invettive
loro e i furori, senza contegno e uso di buona creanza. Lo stesso si può dire
dei politici di allora, che potevan avere pure i vizi di sempre, a volte, come capita anche oggi, con i denari
incollati alle dita, ma eran gente che sapeva leggere, parlare, veicolare
concetti in mille percome. Ricordo: sono seduta in platea nel Residence Ripetta
e, al tavolo dei relatori, c’è un ex ministro degli Esteri, leggendario per
certi vezzi mondani che non piacevano punto ai moralisti. Parlava di equilibri
internazionali e io, a bocca aperta, come non sono stata mai. Prendevo appunti…
Il mondo cambiava e con lui
i politici. E non è questione di Prima o Seconda o, ancora, Terza Repubblica. Questo
aneddoto l’ho avuto per inteso da un collega di pasta antica, uno che se gli
chiedevi: “Come stai?”, rispondeva dandovi del voi, come il principe di
Maddaloni: “Come, non lo vedete? Sto
morendo…”. Eccoci, dunque, in Parlamento, dove un ex ministro della Giustizia,
giovanissimo allora, uno con i capelli bianchi già moderni, parla ai colleghi
in Parlamento e per condir di fresco latinorum il suo intervento conclude: “Simul
stabunt, simul cadunt”. Dall’aula si leva una voce piccola di un antico
parlamentare, uno di quelli dai capelli bianchi del primo tipo; la vocina pare
un sospiro e parla con la matita rossa e blu: “Cadent, Martelli, cadent…”

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