Oh bella, mi dico,
svirgolando a destra e a manca, questa mattina, le imposte color ruggine del
mio salotto, è arrivato il mio novembre di aranciati loti, il mese che chiama al silenzio e ai pensieri gravi, di terra e di cielo. Il mese dei morti e dei biondi
crisantemi, che sono vivi in me più delle persone vive. Così, con i capelli in
raggio di sole a far da Raperonzolo sulla
deserta via del Boschetto, giro lo sguardo in su al cielo dove, silenti,
riposano nuvole basse, arrotolate in bianco e grigio, nuvole nomadi, che paiono
far da cuscino, stamane, tra noialtri, di carne e di sangue, e i santi, lassù, che oggi si festeggiano in
una festa che nessuno pare sentir più... Non van di moda i santi, nossignore,
il posto loro lo han preso altri e certo non sono io a sapere chi sono. Magari,
in cortesia, ditemelo voi.
I santi, invece, sono stati,
per me bambina, presenza quotidiana. Nonna Stella aveva un libro, grande e
grosso, con su scritte le loro vite grame, di sofferenza e luce. Mi leggeva di
Pippo Neri e della povera Teresa che, un giorno sì e quello dopo pure, vedeva
il diavolo danzare i suoi sabba davanti al suo naso sgomento. Altroché
Halloween. Mi perdevo nelle storie tante che, tutte intrecciate, erano
avventure d’anima e corpo. Le figurette, ieratiche, ferme in un eterno presente, portavano intorno al capo la corona dell’aureola,
come un collare divino. Bambina, collezionavo santini (ne ho ancora, di belli,
bellissimi, donatimi dal mio amico Gianpiero…). Ce l’ho, ce l’ho, mi manca.
Come fossero figurine. Ma figurine non erano. Anzi. Fu nonna Stella a mostrarmi
il divino nel mondo. Sono tutt’occhi, perduta con lei, in una riproduzione dell’annunciazione
di Lorenzo Lotto. E c’è una madonnina, in cremisi e turchino, le mani in
angosciata difesa, ginocchioni, di schiena, di fronte al mistero. Ma, bambina, mai scordai
il gatto nero con la gobba, inselvatichito, in furore di corsa, che nel pelo e nella
coda ritta raccontan nel quadro più ancora
della Vergine santa il sacro nume in terra.

Sei molto tenera con questi ricordi d'infanzia...ti sorrido e ti auguro buon "tuttiisanti"
RispondiElimina:) ma il povero gatto nero inselvatichito...magari era inseguito da una scopa o da un cane....chissà?
Un bacio sulla guancia Rita