Ieri, verso
sera, c'era nell'ampio, spettrale e immusonito ufficio postale di
piazza San Silvestro (che a me pare ancora abitato, nello spirito,
dalle clarisse che vi conducevano, prima dell'Unificazione, la loro
silenziosa vita claustrale...) una certa signora piuttosto in là
con gli anni, con un gran cappello a visiera arrotondato sul colmo
alla maniera dei toque da cuoco, un paio di occhialoni e una lingua
sciolta che bramava ricamar parole al vento per il solo gusto di
ammazzare il tempo. Aveva un parere incartato con fiocco per ogni
dettaglio dello scibile: dalle liberalizzazioni alla ricetta del
ragù. Cicalava, dunque, con questo e con quello mentre i
numeretti sul monitor lampeggiante, fermi al 368, procedevano come
tirati da muli stanchi. Io, lì seduta, con il mio bel 411 a
scrutare, in frittura, ora le lucine rosse ora i volti dei tre
addetti che, ognuno a modo suo, lavoravano, bontà loro, da
buoni posapiano alla matriciana, tra le carte e le scartoffie che
sono pane quotidiano della nostra esistenza civile e che a me fan
venir voglia di saltare come una scimmia tra i rami degli alberi...
Ma torniamo
alla signora col cappellotto che, a gambe accavallate, neanche stesse
prendendo il tè con la Regina Elisabetta, seguitava a
ciarlare, nonostante avessero chiamato proprio il numero suo. Se ne
stava lì a finir di dir la sua a un certo signore sulla
settantina, su non so quale fiction Rai quando il numerino,
implacabile, scattò e solo allora lei, col sorriso del gatto
con gli stivali, si recò ubbidiente alla postazione numero 17,
dove si era già presentato, puntuale, il signor numero
successivo. Lei, la chiacchierona, si frappose tra il chiamato e il
banco e: “Veramente ci sarei prima io...”, disse, implacabile,
mostrando il suo numero di diritto, un poco accartocciato. Il tipo,
che avevo notato in un canto, osservarla con ironico distacco,
rispose, senza scomporsi: “Signora, gradirei molto sapere la sua
opinione sul governo Monti”. E mentre quella, andando a nozze,
attaccò il suo ritornello, il chiamato pagò il canone
Rai, girò i tacchi e andò via senza neppure
salutarla...

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