Il fatto è che, pur nuovo, il dibattito mi è sembrato vecchio e decrepito e all'odor di pesce guasto. Perché, mi sono detta... Salvini, in fondo, è sempre pirotecnico, un sardo a Cinque Stelle ha declamato quasi un melodramma e mancava poco che non finisse con i lucciconi, Renzi, poi, ha lo scilinguagnolo lesto di Speedy Gonzales e l'occhietto sprizzava, furbo, da dietro la ridicola mascheretta. Già, e allora? E poi, d'un tratto, mi sono ricordata di aver letto, molti e molti anni fa, un libro di Federico De Roberto, sì sì l'autore de "I Viceré" che si intitolava "L'Imperio" ed era il terzo volume della tilogia dedicata agli Uzeda di Francalanza (i vicerè...).
E in questo libro "parlamentare", cucinato al tempo in cui nasceva in Italia il Parlamento, già con Camera e Senato, ci sono già tutti, Salvini, il Cinquestelle sardo, Renzi, sì sì, tutti quanti anche se con nomi e cognomi diversi! Sì perché le liturgie parlamentari sono sempre le stesse, identiche, spiccicate, e non dai miei tempi che sono già moderni, ma fin dall'inizio, ab ovo per così dire...
Vi lascio, con un sorriso nel viavai per niente convulso di questo mercoledì romano, che vorrei sentir croccante e invece non lo è.

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