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martedì 19 gennaio 2021

Per la Bi, lassù

 


Che gran malinconia mi ha fatto, ieri, vedere i sedili delle seggiovie carichi di neve e vuote di sciatori. Un altro frutto amaro (e assurdo) del governo che ci sgoverna, mentre la neve, candida, dono del Signore ricopre campi e piste che sembrano fatti apposta per le scivolate sulla neve...

Vabbè, consolandomi penso al mio ieri e a quando, bimba e ragazzina andavo ospite di una delle numerose zie che mi affibbiava mia madre (ma questa, in particolare, amatissima da me piccina) a sciare a Cortina d'Ampezzo. La mattina presto, scendendo proprio sotto al portone dell'appartamento affacciato sul corso principale della perla delle Dolomiti, ero chiamata a comperare il pane fragrante, fatto a margherita, che tenevo, nel risalire a casa, legato al cuore, in un sacchetto color paglia scura il quale mi scaldava corpo e anima. Seguiva, già in abito da neve, la prima colazione con burro e marmellata e poi via, sci i spalla, camminando al ritmo sincopato degli scomodi scarponi slacciati per raggiungere la scuola di sci. Non mi piacevano le discese con il maestro che, nel su e giù suo, elegante, fendeva la neve e tracciava le curve che noi, a braccia aperte, in capitombolo, dovevamo seguire. A volte il maestro, rosso in faccia come colorato di vino, si fermava a mezza pista e noi dovevamo scendere uno per volta, quando lui, da laggiù, sollevava al cielo una bacchetta. Severo, giunti alla meta, correggeva le gambe. Lo sento ancora: piega e distendi, piega e distendi. E, con la bacchetta, dava dei colpettini dietro al polpaccio...

Piegavo e distendevo a casaccio, senza capire il verso dell'onda e non sapevo mai, nel derapage, se mettere il peso a monte o a valle che non capivo neanche che cosa significava. Tornavo a casa, con le gote rosse io pure e carica di sonno. La fame era tanta pure quella e mai una volta, poiché soldi non ne avevo, mi fermai in un rifugio a bere una cioccolata calda. E ora che sono passati anni e secoli, pur ospite sempre e un poco sentendomi di troppo, mi mancano quei dieci giorni tutti bianchi e, con occhio dolce, guardo la macchina da cucire che è tenera memoria di quella zia che m'ospitava allora e ora è ospite in cielo.

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