Mi alzo, poi, e proseguo verso il parcheggio dell'Istituto Sacro Cuore, dove trovo il mio destino. Lì, è tempo, per me di insegnare, a una bambina a tornare nella vera vita e, nella pace del cuore, per riportarla poi nel mondo ad affrontar la pietraia quotidiana, a sopportar le piccole bugie, a far sorriso del disincanto. E H. - con un nome bello ed elegante - non è la prima né sarà l'ultima. Tanti piccoli visi mi vengono incontro nella mente, visi di bimbi che ho avuto per qualche mese, in accompagno, e poi più nulla. Ognuno con il suo bel cruccio spettinato nell'anima, un cruccio che mi chiamano a stirare e a metter nel fiume della serenità.
Torno a casa, alla sera, stanca, camminando dal Popolo fin su ai Monti miei. E mentre, un passo via l'altro, torno verso casa, penso, felice, a Renato Fucini che mi aspetta con il suo bell'italiano rotondo, con i suoi racconti toscani, sciacquati certo in Arno e nelle profondità delle radici nostre, tutte italiane...

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