Mentre a Palazzo Chigi si combattono le battaglie politiche che sappiamo, io, che politica non sono, e che sono un soldatino, ovvero tra gli arcieri di un esercito invisibile, dico che mai, in tutta la mia lunga - oramai - vita ho letto tanta disperazione negli sguardi mascherati dei miei simili che chiedono, muti e imbavagliati come sono, qualcuno che li salvi.
Ieri, ad esempio, in un certo negozietto di cui non rivelerò né nome né mercanzie, al momento di pagare, la signora, che conosco mi ha sussurrato a mezza voce alla maniera di una carbonara: "Quando le bruceremo?" Io, tarda di comprendonio e distratta da un pensiero bello che mi era stato pocanzi rivelato da un'amica, devo aver fatto una faccia scema perché la signora, con la quale ho spesso diviso idee e risate, ha continuato: "Ma allora non ha capito? Quando bruceremo le mascherine?". E dietro di lei una vecchina che, come me pagava, e che è piegata in due come in squadra, ha sospirato a voce alta: "Sì bruciamole presto che non ne posso più!".
Ecco la mia preghiera per questa santa domenica, di poter bruciare presto le mascherine per respirare a pieni polmoni l'aria pura che il Signore ci dona e che non è infetta come ci dicono, ma alimento vitale e anche spirituale se è vero, come è verissimo, che l'esicasmo è preghiera potente d'Oriente e anche mia. E quindi a Conte, che non è conte, a Speranza, senza speranza, a Casalino che non è quel che sembra, e a Franceschini che è già di suo un diminutivo, mando una petizione mia speciale: ridateci il respiro che ci avete iniquamente mozzato. E con questo, in piroetta, corro a friggere il pesce per chi amo e buona domenica a tutti!

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