Io, su Stilum Curiae, grazie Marco!
venerdì 29 gennaio 2021
Un inginocchiatoio di famiglia
giovedì 28 gennaio 2021
I giorni della merla
https://storiediterritori.com/2021/01/28/i-giorni-della-merla-sono-il-29-30-e-31-gennaio-per-la-tradizione-popolare-sarebbero-i-giorni-piu-freddi-dellanno/
Sul tetto di queste mie poche righe, volo a prepara la cena, troverete un racconto lungo (mio) sui giorni della merla. Buona lettura! Nella foto, un gabbiano spavaldo a spasso lungo via della Dataria deserta, come deserta è tutta Roma...
mercoledì 27 gennaio 2021
A Trinità dei Monti
Mi alzo, poi, e proseguo verso il parcheggio dell'Istituto Sacro Cuore, dove trovo il mio destino. Lì, è tempo, per me di insegnare, a una bambina a tornare nella vera vita e, nella pace del cuore, per riportarla poi nel mondo ad affrontar la pietraia quotidiana, a sopportar le piccole bugie, a far sorriso del disincanto. E H. - con un nome bello ed elegante - non è la prima né sarà l'ultima. Tanti piccoli visi mi vengono incontro nella mente, visi di bimbi che ho avuto per qualche mese, in accompagno, e poi più nulla. Ognuno con il suo bel cruccio spettinato nell'anima, un cruccio che mi chiamano a stirare e a metter nel fiume della serenità.
Torno a casa, alla sera, stanca, camminando dal Popolo fin su ai Monti miei. E mentre, un passo via l'altro, torno verso casa, penso, felice, a Renato Fucini che mi aspetta con il suo bell'italiano rotondo, con i suoi racconti toscani, sciacquati certo in Arno e nelle profondità delle radici nostre, tutte italiane...
martedì 26 gennaio 2021
La memoria, oggi
A questo link potete leggere un mio piccolo articolo sul giorno della memoria.
E qu, la mia ultima bennibag
mercoledì 20 gennaio 2021
Riti parlamentari
Il fatto è che, pur nuovo, il dibattito mi è sembrato vecchio e decrepito e all'odor di pesce guasto. Perché, mi sono detta... Salvini, in fondo, è sempre pirotecnico, un sardo a Cinque Stelle ha declamato quasi un melodramma e mancava poco che non finisse con i lucciconi, Renzi, poi, ha lo scilinguagnolo lesto di Speedy Gonzales e l'occhietto sprizzava, furbo, da dietro la ridicola mascheretta. Già, e allora? E poi, d'un tratto, mi sono ricordata di aver letto, molti e molti anni fa, un libro di Federico De Roberto, sì sì l'autore de "I Viceré" che si intitolava "L'Imperio" ed era il terzo volume della tilogia dedicata agli Uzeda di Francalanza (i vicerè...).
E in questo libro "parlamentare", cucinato al tempo in cui nasceva in Italia il Parlamento, già con Camera e Senato, ci sono già tutti, Salvini, il Cinquestelle sardo, Renzi, sì sì, tutti quanti anche se con nomi e cognomi diversi! Sì perché le liturgie parlamentari sono sempre le stesse, identiche, spiccicate, e non dai miei tempi che sono già moderni, ma fin dall'inizio, ab ovo per così dire...
Vi lascio, con un sorriso nel viavai per niente convulso di questo mercoledì romano, che vorrei sentir croccante e invece non lo è.
martedì 19 gennaio 2021
Per la Bi, lassù
Vabbè, consolandomi penso al mio ieri e a quando, bimba e ragazzina andavo ospite di una delle numerose zie che mi affibbiava mia madre (ma questa, in particolare, amatissima da me piccina) a sciare a Cortina d'Ampezzo. La mattina presto, scendendo proprio sotto al portone dell'appartamento affacciato sul corso principale della perla delle Dolomiti, ero chiamata a comperare il pane fragrante, fatto a margherita, che tenevo, nel risalire a casa, legato al cuore, in un sacchetto color paglia scura il quale mi scaldava corpo e anima. Seguiva, già in abito da neve, la prima colazione con burro e marmellata e poi via, sci i spalla, camminando al ritmo sincopato degli scomodi scarponi slacciati per raggiungere la scuola di sci. Non mi piacevano le discese con il maestro che, nel su e giù suo, elegante, fendeva la neve e tracciava le curve che noi, a braccia aperte, in capitombolo, dovevamo seguire. A volte il maestro, rosso in faccia come colorato di vino, si fermava a mezza pista e noi dovevamo scendere uno per volta, quando lui, da laggiù, sollevava al cielo una bacchetta. Severo, giunti alla meta, correggeva le gambe. Lo sento ancora: piega e distendi, piega e distendi. E, con la bacchetta, dava dei colpettini dietro al polpaccio...
Piegavo e distendevo a casaccio, senza capire il verso dell'onda e non sapevo mai, nel derapage, se mettere il peso a monte o a valle che non capivo neanche che cosa significava. Tornavo a casa, con le gote rosse io pure e carica di sonno. La fame era tanta pure quella e mai una volta, poiché soldi non ne avevo, mi fermai in un rifugio a bere una cioccolata calda. E ora che sono passati anni e secoli, pur ospite sempre e un poco sentendomi di troppo, mi mancano quei dieci giorni tutti bianchi e, con occhio dolce, guardo la macchina da cucire che è tenera memoria di quella zia che m'ospitava allora e ora è ospite in cielo.
domenica 17 gennaio 2021
Respirando
Mentre a Palazzo Chigi si combattono le battaglie politiche che sappiamo, io, che politica non sono, e che sono un soldatino, ovvero tra gli arcieri di un esercito invisibile, dico che mai, in tutta la mia lunga - oramai - vita ho letto tanta disperazione negli sguardi mascherati dei miei simili che chiedono, muti e imbavagliati come sono, qualcuno che li salvi.
Ieri, ad esempio, in un certo negozietto di cui non rivelerò né nome né mercanzie, al momento di pagare, la signora, che conosco mi ha sussurrato a mezza voce alla maniera di una carbonara: "Quando le bruceremo?" Io, tarda di comprendonio e distratta da un pensiero bello che mi era stato pocanzi rivelato da un'amica, devo aver fatto una faccia scema perché la signora, con la quale ho spesso diviso idee e risate, ha continuato: "Ma allora non ha capito? Quando bruceremo le mascherine?". E dietro di lei una vecchina che, come me pagava, e che è piegata in due come in squadra, ha sospirato a voce alta: "Sì bruciamole presto che non ne posso più!".
Ecco la mia preghiera per questa santa domenica, di poter bruciare presto le mascherine per respirare a pieni polmoni l'aria pura che il Signore ci dona e che non è infetta come ci dicono, ma alimento vitale e anche spirituale se è vero, come è verissimo, che l'esicasmo è preghiera potente d'Oriente e anche mia. E quindi a Conte, che non è conte, a Speranza, senza speranza, a Casalino che non è quel che sembra, e a Franceschini che è già di suo un diminutivo, mando una petizione mia speciale: ridateci il respiro che ci avete iniquamente mozzato. E con questo, in piroetta, corro a friggere il pesce per chi amo e buona domenica a tutti!
mercoledì 13 gennaio 2021
Lupacci e topolini
https://storiediterritori.com/2021/01/12/un-topolino-cuor-di-leone/
Nel 2019, quando il Covid era, al massimo, il nome scientifico di una cavalletta o di una rara rana amazzonica (a me sembra un nome a elastico, di quelli che saltano, una sorta di singhiozzo...) avevo scritto il racconto che è in testa a queste mie poche righe. Il protagonista era un topolino grigio, piccolo come un fiammifero, con il musino rosa e due occhietti a capocchia di spillo. Ci ho litigato per giorni, come leggerete - se vi va - ma poi ho scritto questo breve racconto tutto dedicato a lui. Non sapevo, e povera me, che la scorsa estate dovevo vivere la nemesi del topolino bellino nelle specie di un topaccio color castagna, lungo un palmo minimo che, complice il lock down si era insignorito delle mie stanze sarde. Non vi dico i pasticci e i dispetti che mi ha combinato, me presente. Un vero corpo a corpo durato almeno dieci giorni finché la partita è stata vinta e speriamo di aver chiuso con i topi, visto che, un anno di qualche tempo fa, me ne sono trovato uno, grande e scivoloso, a dondolarsi in un armadio, usando per altalena una stampella a forma di scarpiera. Ecco, siccome non c'è due senza tre, il mio bel tris di topi, credo e spero, me lo sono sciroppato. E vediamo l'anno che verrà. Nel sole, nel vento, senza mascherina, e a Dio piacendo, vivendo nel rischio quotidiano che corriamo come tutti in questo bel pianeta fiorito, tra cielo e mare...
martedì 12 gennaio 2021
Un articolo e Massimo D'Azeglio
Per chi lo desidera, ecco qui sopra un mio articolo per Stilum Curiae.
E mentre il sole splende fuori e dentro il mio cuore, dopo la delizia di un pomeriggio innocente, vi vorrei presentare uno scrittore di razza ingiustamente messo d'un canto e nell'oblio. Si tratta di Massimo D'Azeglio che, per chi non lo sapesse, sposò in nozze infelici una delle figlie di Alessandro Manzoni e che, nell'Ottocento, dipinse, scrisse e fu poi uomo politico e anche ministro. Dopo aver letto i suoi ricordi, tutti quanti deliziosi e scritti in punta di penna, ora sono tutta presa dalle sue storielle di vita romanesca perché il D'Azeglio, con l'uzzolo di fare il pittore, visse per qualche mese nelle campagne romane, all'ombra dei castelli. Visse a pigione, a Marino, in casa di un certo Checco Tozzi, vestendosi come lui, con il giubbetto di velluto e lo schioppo ad armacollo. Visse e dipinse e si guadagnò il privilegio di vivere, pur già nell'Ottocento, alla maniera dei tempi di Michelangelo. Belli, vivi, vividi, spiritosi i racconti un poco scapigliati e fatti alla spicciolata senza troppo badare all'ordine. E tra tutti, difficile scegliere, prendo a caso la storietta di lui, Massimo, in lotta con somaro che lo conduceva a caccia di paesaggi. Il somaro, furbo, gli scappava via e lui a rincorrerlo ta i campi, in sudati Mezzogiorni. Poi, al ritorno, in "lingua asinina", uno scapaccione che voleva dire vai alla stalla...
domenica 10 gennaio 2021
Sabina mia, del cuore
Pazienza e avanti. Arriva, come il giorno segue la sera, la solita levata di scudi, indignazione e riprovazione, mentre ci sono scappati anche i morti. Non so a che cosa è servito lo show serale, io non mi sono divertita. E mentre la folla sciamava dentro al Senato americano, io ero già sotto le coperte e chiudevo gli occhi al buio, salutando col cuore passeri e merli che insieme a me si coricavano.
E' un altro giorno e sono ancora qui, tra le mie belle colline sabine, in una gita fuori porta col marito a comperare carne sabina, pane sabino, e olio extravergine di oliva al frantoio B. che ha anche una boutique per gourmet. Una piccola fuga d'amore, nei 25 anni insieme nostri, nello slalom dei divieti, tra il rosso e l'arancione di questo periodo (e speriamo che sia solo un periodo) matto...
giovedì 7 gennaio 2021
Epifania, tutte le feste porta via
https://storiediterritori.com/2021/01/06/6-gennaio-epifania/
A questo link, qui in alto, potrete trovare un mio articolo per Storie di territori... e avanti nel nuovo anno dai colori dell'Arcobaleno che deve tornare invece marrone come la terra e azzurro come il cielo sotto le ali protettive di San Michele Arcangelo...
martedì 5 gennaio 2021
Il caffè del mattino presto
Promettendo a chi amo, eccomi - e fuori è ancora buio, forse le cinque e mezzo - nella casa romana dove sono nata, tanti anni fa. Devo avere più o meno quindici anni e Marco, uno dei fratelli, due in più. E' un sabato pomeriggio come se ne contano tanti in un anno e sono nella mia stanza, forse, non so, a studiare. Verso le tre di pomeriggio, al salutar lo stanco dopopranzo, nel sole acceso di un mite inverno come tanti, comincia a trillare il campanello. Rispondo e, come so, sono gli amici di Marco, che vengono a tirare due calci di pallone nel campetto che è all'ingresso del giardino dei miei genitori. Apro. "Aperto?", chiedo e la risposta è un rombo di vespone che è, tradotto in lingua italiana, un sì grande come una casa.
Suona di nuovo e ancora e io, sbuffando mi chiedo perché non si rispondono tra loro, visto che sono già in calzoncini a correre qui e lì per il riscaldamento. Niente da fare, continua il rumor di campanello che ferisce il silenzio. Poi, dabbasso inizio a udire qualche grido, si chiamano tra loro. Poi esplode un "gol!" e come un tripudio invisibile nell'aria e anche i passerotti e i merli sembrano batter l'ali per l'allegrezza della squadra vincitrice. Continuo a studiare, o almeno ci provo perché so che presto arriveranno anche le spettatrici, e alcune sono mie amiche, per pescar con gli occhi il beniamino. Anche io ne ho uno tutto mio che neppure oso guardare da tanta altezza mi par guardarmi lui, come in grattacielo...
E quando scendo c'è anche lui, ma neppure mi vede. Le ombre della sera già mangiano erbe, fronde, rami, alberi, visi e tutto quanto. Le motorette sciamano via, alcune portandosi via anche qualche spettatrice e il mio beniamino. Noialtri, i rimasti, il gruppo antico, siamo lì a chiederci che cosa fare. Forse un filmino all'Alba, una pizza, un gelato in centro? Intanto fischiano sulla testa, in volo rado, i pipistrelli...
Poi d'un tratto è giorno e mio marito mi chiama per bere insieme a me il caffè del mattino presto.
lunedì 4 gennaio 2021
Su Stilum Curiae, grazie Marco!
Sull'attico di queste mie poche, povere righe potrete trovare un articolo mio sul blog Stilum Curiae di marco Tosatti. Mi hanno "ordinato" una Santa bambina (Santa Rita) e quindi corro al lavoro che è laborioso ma che amo perché è usando le mani e l'amore che nascono le mie piccole sante bambine. Grazie Manuela!
Carne e patate
Ieri pomeriggio, sotto la pioggia che non cessava, rintanati a forza a casa, mi han fatto vedere un film che non avevo visto mai. Racconta la storia del dottor Kellog, sì sì, quello dei corn flakes (che da piccola mi piacevano tanto e ora non più). E questo signore, non a caso interpretato dallo stesso attore che impersonava il serial killer Hannibal Lekter, si era inventato una clinica della salute dove obbligava i suoi ospiti a diventar vegetariani, a far continue perette, a ridere per forza. E faceva mangiar erbe e insalate a un lupo finché il povero animale non ha tirato le cuoia. Mi pareva di veder negli occhi dei pazienti tanti spauriti bambini, finalmente contenti di lasciarsi guidare da un padre un poco sadico e ben deciso a farsi valere con le buone e a volte anche con le cattive...
Ebbene, guardando questo film, in cui il dottor Kellog obbliga alle cose più umilianti ricchi ereditieri e facoltose fanciulle, ho pensato che l'Italia stessa è ora in mano a un manipolo di uomini della risma di Kellog e che tutti i "democratici", maturi italiani, inneggianti alla libertà (finta, secondo me), alla tolleranza e all'inclusione, uomini e donne di sinistra, illuminati (secondo loro, dal sol dell'avvenire) non vedevano l'ora di tornar lattanti e di lasciarsi guidare da un Conte (che non è conte), da Speranza (senza speranza), da Franceschini che è già di suo un diminutivo, da Boccia che, bocciato, dovrebbe forse tornare alle scuole dell'obbligo. E tutti in riga, ubbidienti, sudditi, servi del dotto Kellog, non più "sereni" di decidere loro, ma pronti a bere tutto quello che lor signori hanno da proclamare nei dippicciemme quotidiani in salsa sudamericana.
Va bene, è ora del desinare e mentre fuori splende un bel sole d'oro , dono del vero Padre che tutti ci ama e che ci ha dato l'aria pura per respirare senza la mascherina, corro a cucinar verdure e carne per la mia famigliola, riunita in allegria intorno al desco. Senza corn flakes, con carne e patate!
sabato 2 gennaio 2021
Non ci voleva un'indovina
Oh povero Mattarella! Ieri, alla televisione, pareva un coniglio albino con gli occhi rossi della blefarite! Aveva un occhio aperto e l'altro mezzo chiuso ed era, a vederlo, uno spettacolo dolente come è dolente questa povera Italia messa sotto il tacco dei Cinque Stelle, odiatori professionisti già dal delirante tempo dei "Vaffa day". Forse in molti non ricordano più quei giorni di urla dal palco e di insulti a destra e a manca e soprattutto al Pd. E ora sono a braccetto insieme reggendosi la code a vicenda e pestando a noi i calli. Poverini, prego per loro, perché un giorno dovranno rispondere di quanto han fatto e fanno a Chi li giudicherà...
Pensavo allora, lo ricordo bene, che niente di buono possa venir dall'odio e dai cuori duri rinforzati dalla barbarie lessicale. Gli occhi di Grillo erano feroci, gridava il Di Maio a destra, rispondeva uno strillo quell'altro. E poi c'era Casalino, ex vedette del Grande Fratello, silenzioso, che tesseva la sua ragnatela... A tutti dicevo: "Non votateli", Ma credo che pochi mi abbiano ascoltato e alcuni oggi, memori di quanto avvenne allora, mi hanno chiesto scusa. ma no, non è così! Io non c'entro niente, io applico semplicemente il metodo dell'albero. I suoi frutti vengono dal seme posto nella terra. E il seme dell'odio e dell'inimicizia non può che portare amarezza, solitudine, sconforto e pianto. E' facile e non ci vuole un'indovina.
Va bene, voltiamo pagina. E' sabato mattina del due gennaio, siamo chiusi in casa, ma per fortuna, almeno a Roma, piove e così stare al calduccio in casa non è poi tanto male. Domani, poi, è un nuovo radioso giorno che il Signore ci dona con generosità...


















