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giovedì 30 dicembre 2021

Buon anno e tanti auguri

 


Io mi ricordo un cielo di lacca cinese e le stelle lucenti che da lassù mi guardavano, fredde. Il tempo sospeso, il freddo diventava non so come caldo. Io, piccola piccola, con una cuffia di lana azzurra, i capelli quasi bagnati dall’umor della sera, e i pantaloni colla staffa sotto al piede e addosso gli scarponi  neri coi lacci rossi che si slacciavano sempre. Nel silenzio delle Prealpi, fatte sagome appena dal manto notturno, la neve gelata mandava bagliori d’azzurro e il mio fiato, nel freddo, ricamava nuvoline bianche che guizzavano appena per poi sparire inghiottite dal buio.  Erano i capodanni miei giovinetti, i miei capodanni friulani, a Piancavallo. Mi ricordo, si mi ricordo l’incanto notturno dell’attesa che tintinnava nell’anima mia. Io pure, come tutti, pensavo che quella notte, tanto speciale, fosse diversa da tutte le altre notti, una notte gentile, magica che a modo suo moriva e rinasceva portando il suo frutto perenne che germinava, silente, in ogni cuore.

Il sonno, certo, mi visitava, mentre il cicaleccio intorno diventava una ninna nanna, gli occhi palpitavano in un apri e chiudi che non comandavo. Lo combattevo, il sonno, e così facendo, anno via anno, entravo nel mondo, che ha le sue strane liturgie e passavo, in volo discreto, dal fiore dell’infanzia al giglio della giovinezza. Il mistero mi avvolgeva tutta quanta e sentivo la magia delle ore danzanti che, in piroetta, portavano alla Mezzanotte. Gli occhi quasi chiusi, il sapore del pandoro, qualcuno, forse mio padre, mi bagnava la punta del naso con le bollicine.  Qualcun altro mi portava in braccio a dormire. Poi più nulla, solo il tepore delle coltri del letto che profumavano di pulito.  Era arrivato il nuovo anno fanciullo e io, nel sonno, rinata con lui.

Al mattino, poi, nel silenzio del dopo festa, trattenendo il respiro, vedevo l’anno vecchio, con la sua barba bianca, gli occhi stanchi e il bastone in mano che se ne andava via e lasciava il posto a un piccino in tutina azzurra che si sarebbe inghirlandato i riccioli di brina per poi diventar fanciullo con i primi zefiri della primavera, farsi uomo alla mietitura, curvarsi appena al tempo delle castagne e incanutirsi nell’inverno che già lo inghiottiva, in un tempo senza tempo che, generoso, lo rimandava bambino a noi sulla terra.

 

Molti e molti anni sono passati da allora e ho avuto tanti capodanni diversi. Alcuni mondani, altri composti nell’intimità ritrovata. Una volta ne ebbi  persino uno al caldo delle Canarie. Ogni acino d’uva un rintocco fino a giungere alla Mezzanotte. Il nuovo anno, quella volta, mi sembrò già nato grande, nell’eterna primavera che si culla sotto al picco del Teide. Capodanni flamenchi, capodanni padovani, altri milanesi. Certo non sono più i capodanni ricamati di poesia, nel gelo di Piancavallo, scaldati dalla cuffia celeste, illuminati dal lume del piccolo mondo infantile, ma tutti quanti, ancora adesso, mi recano (e a tutti lo fanno) un frutto d’oro che  riscalda il cuore: la speranza. Buon anno!

 

 

sabato 18 dicembre 2021

Senza parole

 


Un amore così grande

Tre bulbi fioriti, bianchi di purezza, che vengono da Caracas

 Un Post di post. Nel senso che qui di seguito metto i link per leggere i mie ultimi articoli usciti su Stilum Curiae. In questo, con la mia penna d'oca (presa in prestito da Santa Caterina da Siena, ho scritto al signor Klaus Schwab che si veste, ohilui, col gusto dei cattivi di Star Wars (e dovrebbe vivere un poco in Italia er guadagnar stile ed eleganza...)

https://www.marcotosatti.com/2021/12/17/bdv-ha-scritto-per-davvero-a-klaus-schawb-leggete-che-gli-ha-detto/

Qui, invece, prendo spunto da un ruzzolone che ho subito qualche tempo fa per parlare di amicizia del cuore e di come, cambiando, si possono tracciare linee e avanzando, perfezionarsi.

https://www.marcotosatti.com/2021/12/15/bdv-il-bene-da-uno-scivolone-e-tracciare-una-linea/

Per Il Nuovo Arengario, invece, ho scritto "Le vere luci del Natale" e lo trovate qui:

https://www.ilnuovoarengario.it/le-vere-luci-del-natale/

Ecco fatto e ora, con una riverenza, corro a preparare la prima colazione a chi amo e ad accendere la quarta candela dell'Avvento, mentre già sento in lontananza i cori degli angeli che annunciano la Natività. Gesù scende dalle stelle sulla terra e nei nostri cuori, un amore così grande...

venerdì 17 dicembre 2021

Venite adoremus

Il mio presepe fiorito di rose d'inverno

Ieri mattina, mentre con mio marito facevo la grande spesa della settimana, pensando a barattoli vuoti e al necessario da acquistare, ho ricevuto questo gentile messaggio via mail:  "Nonostante il dente si è rotto per i biscotti di B. (sarei io) che è pregata di non propinarglieli più …Seguono altre gioiose affettuosità...

Mmm, mumble mumble, allora si accusano i "Sassolini di Santa Emerenziana", quelli che sono arrivati fino in Venezuela, morbidi come appena fatti, quelli che mia cugina si è trovata con il barattolino vuoto perché altri se li erano pappati tutti... mmm, mumble mumble. Il dito puntato odora di curaro e mi ricorda l'odio di certi giornalisti verso i no vax (gente che non ha letto la storia della colonna infame di Manzoni...). Stesso odio, stessa ferocia. Stessa superbia nel tracciare una linea tra buoni e cattivi. Infatti i biscotti vengono "propinati" come fiele. Scendo d'un rigo e proseguo. Anzi, scrivo qui la mia risposta al tale gentiluomo, che è lo stesso "ingegnere"  dell'atto nella cella frigorifera di cui ho scritto. La mia risposta,  poche parole: "I miei biscotti, quando la signora si è rotta il dente, erano finiti da un pezzo" 

E in queste atmosfere polari, le mie amiche di Misshobby si domandano per quale motivo, quest'anno, non arrivano ordinazioni per il Natale. Semplice: il Natale ha senso soltanto se nasce (come è e come è per me) Gesù Bambino, altrimenti si fa presto (come stanno facendo) a cancellarlo con un frego. Qui, però, nel mio angolino-culla, i miei gatti, Casper e Tigre miagolano, felici, dando loro pure il benvenuto al Santo Bambino che, nonostante i cuori di pietra che regnano su questa terra infelice, scende dalle stelle. Per me, per voi, per tutti. Venite adoremus! 


 

giovedì 16 dicembre 2021

Ingrediente: amore




Caldo è il mio cuore mentre s'avvicina, con la sua bella candela da accendere, la quarta domenica d'Avvento, la quale ci avvicina ancora un passo in più alla nascita del Santo Bambinello. Il cuore è caldo, nonostante tutto, per gli incontri teneri che ricevo in dono dalla Provvidenza. Dunque, eccomi ieri mattina lungo via Nazionale, davanti a una farmacia aperta giorno e notte, soprattutto ora che fa affari d'oro con vaccini, test e altre amenità pandemiche, e ho appuntamento con una cugina mia alla lontana che mi porterà un sacchetto pieno di stoffine, bottoni, nastri e altre cosine che userò nella produzione (che non si ferma, nonostante tutto) della mia bebaboutique. Io, in cambio per lei, reco, in un barattolo del Nescafè (bel lavato ed etichettato),  tanti bei biscottini che ho chiamato "I sassolini di santa Emerenziana" e che, per chi ha buona memoria, sono arrivati, buoni e croccanti dopo due mesi due, fino a Caracas, in Venezuela...

Dunque, eccoci, naso a naso (coperto dalla mascherina), ma il sorriso suo è di bimba e innocente e c'è affetto tra di noi. Prende i biscotti, prendo il sacchetto ed, oh che gioia, un altro incontro per me. E' un'amica rumena che aveva un bellissimo negozio in vicolo del Boschetto e che ora, a causa del delirio in cui viviamo, ha dovuto chiudere. Ci scambiamo la gioia dell'incontro e tutte e tre, in divina gioia, ci sentiamo sostenute dalla carità. Poi, via, ognuna in un trivio, per la sua strada. Più tardi, eccomi a casa, e mi chiama la cugina: "Ho portato i sassolini da certe amiche e sono andati via tutti. Ne ho mangiato soltanto uno. Squisiti!". Certo sono di Santa Emerenziana. Così, chiede la ricetta e io gliela dò e uno degli ingredienti, il più importante è l'amore! Olè!

Per Natale, regalate una bennibag, che contiene felicità: https://www.misshobby.com/it/negozi/bebaboutique

Oppure il mio libro che parla della Beata Elisabetta Canori Mora e di Santa Caterina da Siena

https://www.ibs.it/libri/autori/benedetta-de-vito

Un atto al Polo Nord

Io che osservo la scena con gli stessi occhi di allora...

Se non fosse la realtà, fatta di persone, tappeti, sedie, quadri alle pareti, sembrerebbe di stare in un film del tipo "Balle spaziali", cioè in parodia di quello che un tempo erano le cose serie e che ora, accadono con la maglietta al contrario, in questi tempi folli, a gambe in su, tempi in cui anche i serpenti fumano. Insomma ieri mattina ho trascorso quattro ore in una cella frigorifera. Peccato, però, che, invece, fosse lo studio elegante di un ricco notaio romano... Uno studio trasformato in cella frigorifera, perché, con la fifa blu che i vaccinati hanno di contrarre il Covid (e allora perché vaccinarsi se non serve a un tubo e devi guardarti dal prossimo come da lupo mannaro...), le finestre sono state tenute aperte tutto il tempo. Quattro ore. tanto valeva far l'atto al parco, magari vicino a casa mia. Perché no? Io che indossavo un golfino appena comperato e un paio di jeans, mi sono letteralmente congelata. Per non dir poi della pessima compagnia in cui ero sepolta.

Uno dei presenti, un ingegnere, sempre a causa della fifa blu da vaccinato, mi ha intimato di spostarmi di un posto, cioè di allontanarmi da lui. Poi alla mia domanda: "Ha paura?". Mi ha risposto, pinocchio e superbo: "Non ho paura di nulla". Ma dai, pare una barzelletta. E il bello è che spostandomi di un posto mi trovavo vicino a un'altra persona supervax tutta tremante pure lei. Ma dai! Poi c'era un medico che a un certo punto, come si dice di punto in bianco, ha preso a inveire contro i "no vax", nemici dell'umanità. Ma dai! C'era anche un avvocato il quale ha detto che conosce molte persone con tre dosi che si sono ammalate. Buahaha: paura negli occhi dei miei cari vaccinati... e poi c'era un'altra persona, una signorina nubile (come si è definita) che sapeva tutto di tutto e spiegava tutto lei, seduta come Maga Magò (i capelli erano quelli) su una piramide di denaro. Il ghiaccio che veniva dalla finestra spalancata, forse, rispetto al ghiaccio nei cuori induriti dall'odio dei presenti, era più soave...  

domenica 12 dicembre 2021

La lasagna della mamma


Questa mattina mentre me ne tornavo verso casa dopo la lunga sgambata domenicale che mi porta dove so soltanto io, in attesa di mangiar con il mio piccolino (non più tanto piccolo oramai) la lasagna della mamma (cioè io), m'avvicinavo al Colosseo percorrendo la Passeggiata archeologica quando, seduti su un muretto, girati in ombra, vedo un gruppo di persone che mi paiono astronauti perché han sugli occhi come dei binocoli color grigio e se ne stanno lì, in gruppo, e ognuno per i casi suoi. Davanti a loro c'era una giovane signora che sembrava spiegar loro qualcosa, forse le istruzioni del giochino.  A passo svelto me li sono lasciati dietro le spalle e solo adesso, leggendo tra le tante notizie che affollano quel pianeta incongruo e volatile che è la rete, scopro che si tratta di una nuova invenzione, cioè un tour virtuale che, magari, ti schiaffa nell'antica Roma, tra senatori e popolani in foro et domi. Ma che bella scoperta, che razza di idea, così, invece di imparar qualcosa, usando orecchi e cuore, via all'occhio visuale che, come si sa, s'affascina per colori e suoni, insomma dell'apparenza, e nulla lascia di importante e vero. Ma che bella scoperta! E va nella direzione in cui vogliono portarci, cioè a vivere in un mondo che non esiste e che solamente appare...

E sì mi lascio volentieri alle spalle queste corbellerie e racconto prima di scrivere il mio passo e chiudo del gatto Kiko, bianco e rosso, davvero molto carino, tutto rotondetto come era, che se ne stava per conto suo lungo un marciapiede e voleva giocare con me. Io pensavo che si fosse perduto e così provo e riprovo a leggere il numero di telefono sulla medaglietta. Sì, una parola. Si divincola, sgattaiola via, si torce, si rigira. Poi, d'un tratto, compare un papà attempato con il figliolino e burbero, ma benefico, mi fa: "Questo gatto non si è perduto. E' sempre in giro qui e poi torna a casa". Ahi Kiko, KIko, ti sei divertito a farmi impazzire cercando di rubari il tuo prezioso numerino... ah, la vita!

Tanti uccellini in collezione elegante!

lunedì 6 dicembre 2021

Con il cuore nel volo degli angeli

 





Qualche giorno fa, in  uno stanco pomeriggio di pioggia, mi sono guardata, in dvd, un film che si intitola semplicemente "Caso 39". L'ho scelto non certo per il titolo (che non era affatto allettante), ma perché la protagonista è quella Bridget Jones (il vero nome dell'attrice, credo, di origine tedesca, non lo ricordo...) e mi è sempre stata simpatica. Così, ecco in quattro parole la storia. Bridget è un'assistente sociale buona, angelica, alla quale giunge il fascicolo del caso 39. Cioè una bambina che i genitori vogliono uccidere. E infatti è così, con un piccolo particolare che la bambina è bambina soltanto agli occhi distratti del  mondo. Dietro l'apparenza si cela il nemico.

Commossa dal caso la buona Bridget se la porta a casa. E la finisco qui per non sciuparvi il finale. Insomma il solito film dell'orrore se non fosse però che una cosa vera la insegna. Che cioè il diavolo ha potere soltanto lì dove regna la paura.  E' la paura che lo fa diventare enorme. Se di lui non hai paura (e giustamente dico io, perché in realtà è un topolino nero), non può farti nulla. Mmmm, mumble mumble, pensando pensando. e scendo qui sotto.

Sì, pensando alla situazione di oggi in cui il nostro povero Paese vive incatenato e immerso nel terrore, come un cornetto nel cappuccino, dico, in alto il cuore, togliete il mantello nero della paura dall'anima, lasciate che, lucente, torni ai pascoli verdi, all'acqua trasparente, alla gioia rinata del mondo dei fiori di campo che, pur potendo esser raccolti o schiacciati, guardano allegri il sole, il bel cielo blu e le danze alate degli angeli!


Bennibag british style


domenica 5 dicembre 2021

Una vittoria che viene dal cielo

 Quant'è bello passeggiar per Roma quando il frescolino di dicembre imporpora le guance, le foglie danzano nel vento  e c'è tutt'intorno, un'aria come d'attesa per la notte santa che ci porterà il dolce Bambino divino. Io, gambe in spalla, da casa alla Piramide e ritorno per fare una visitina a chi so io. Abbiamo parlato, dato da mangiare a un bel gatto peloso, cucinato i sassolini di Santa Emerenziana e poi via, di nuovo, sui miei passi che sono sulle orme del Buon Pastore. Uno via l'altro, facendo attenzione a non ingamberarmi  nei tranelli di quell'altro che m'aspetta al varco (come a tutti noi).


Bello passeggiare e intanto snasar nell'intorno per guardar visi, persone, cose. Al Colosseo c'era una gran fila per entrare e tanta coda anche davanti all'entrata del Palatino che è un giardino ricco di storia e di bellezza. Sulle bancarelle della Piramide, poco o nulla e io, infelice, perché non trovo più i panni vintage che trovavo un tempo e con cui far vestiti nuovi e a volte bennibags.

Bello passeggiare e accorgersi che, i piedi marmorei dell'arco di Costantino, sono tutti pieni d'angeli. D'accordo, sono nike alate, ma a me paiono comunque tutti gli arcangeli del cielo scesi sulla terra per portare sale in zucca ai tanti che lo hanno perduto e una vittoria che viene dal cielo!


 

venerdì 3 dicembre 2021

Primule in via Merulana

 Ero, ieri mattina, sul cucuzzolo dell'Esquilino lì dove, in ampio respiro, siede maestosa la gran basilica liberiana di Santa Maria Maggiore che custodisce l'icona della Salus populi romani (a me tanto cara) e purtroppo cara anche a chi io non amo. Ero lì, ma  non per entrare nel ventre d'oro della chiesa, bensì per bussare alla porta del convento che è lì di fronte e dove vivono i santi confessori domenicani, penitenzieri della basilica. Aperta la porta, nel chiuso della stanza, tutto quel che dovevo dire l'ho detto e, nel mio cuore, tengo il segreto dei luminosi incontri che vivono come nell'uovo della rinascita.


Fatti due passi, eccomi sulla via Merulana che porta un nome curioso e d'un tratto mi domando come mai si chiama così. Tornata a casa leggo su internet che la zona si chiamava "campus meruli" e che quel meruli sta ad indicare il nome della famiglia i Meruli, appunto, che ne erano i proprietari. Mumbe, mumble, qualcosa non mi convince. I ricordi si accavallano, le associazionni esplodono, mumble mumble.. Vi lascio a un mio scritto di qualche tempo fa e poi, alla fine, tiro le  somme.

  Nella villa romana, accucciata sotto l’Aventino, dove vivevo sola, bambina, con genitori e fratelli, veniva tutti i giorni a far le pulizie (ma per mia madre erano al gerundivo latino, le faccende) la Mimma che di cognome faceva Toto. Aveva un cuore grande, la Mimma, e pochi capelli neri, in magri riccioli sul collo,  che, non so perché, teneva a bada con un cerchietto di velluto nero. Aveva il viso magro, le gambe secche e il seno generoso delle balie che erano giunte, nell’Ottocento, a Roma per nutrire i pupi romani.

Per me era delizia vederla, nel suo bel grembiale bianco, all’opera, in danza da un piano e all’altro, con scope che eran caducei, e pure in cucina sapeva mischiar meraviglie. I panini fritti erano d’oro con cuore di mozzarella fusa, gli gnocchi di patate al sugo rosso unici in perfetto sposalizio di farina e patate. Aveva un rimedio per ogni cosa. Contro il mal di gola occorreva dormir con la calza usata il giorno prima e messa a legaccio attorno al collo e se il pane era vecchio lo cacciava sotto un filo d’acqua e poi in forno e lo restituiva come appena uscito dalla bocca ardente del fuoco in panetteria.

Per me, la Mimma, aveva un occhio e il cuore di riguardo perché anche lei era nata, come me, nel giorno dell’Immacolata concezione. E io, con lei, trascorsi molte e molte ore, al mattino, quando, ebbi una misteriosa quarta malattia, che mi tenne a casa quattro mesi da scuola. Per la Mimma, insegnare era “imparare” ed era verbo transitivo con il complemento oggetto e il verbo al complemento di termine e mozzo nella coda.

“Ti imparo a stirà”, mi diceva ed era come se mettesse me – proprio io, piccola io – al centro dell’azione e lei, spettatrice, dall’alto mi guardasse mentre apprendevo, diciamo così per osmosi da lei, che nulla, però, insegnava. Imparavo, ho imparato. E mi raccontava le storie del paese suo che si chiamava Campoli Appennino ed era in Ciociaria, alto sul Parco nazionale dell’Abruzzo. Un giorno, poiché eravamo proprio a fine gennaio e io tossivo ancora, mi raccontò dei giorni della merla.

E come lei me lo ha raccontato lo riporto. Mi disse, dunque, che la merla, nel senso della graziosa signora del merlo (color grigio polvere lì dove lui è lucido di penne nere) non c’entra un bel nulla e che quei giorni si chiamano così perché è allora che sbocciano, sulle colline aride e invernali, le avanguardie delle primule. E che “merla” altro non è che primula in dialetto, una parola, diciamo così, come una vecchia pantofola ciancicata dall’uso. Mi spiegò anche che, per i paesani, i giorni della merla, pur freddi, freddissimi, erano speranza che la primavera, nel suo bel vestitino color giallo primula, sarebbe presto giunta a rinverdir le erbette, a richiamar le rondini e a far fiorir le rose.

E ora, lasciamo per qualche minuto la Mimma a fare i casi suoi, e in balzo sono in Sabina, che è, per motivi miei, terra per me d’amore. E’ gennaio, fine gennaio, e sono dalle parti di Ginestra, un nome che splende come un fiore d’oro tra le belle, colline sabine dove gli ulivi, in filari, fanno da collane ai colli. Cammino nel gelo che morde e tutt’intorno è color del fango, per terra paciughi di foglie d’autunno, umido il sentiero.

D’un tratto, e chiamo mio marito, il cuore palpita e s’accende: su un terrapieno scosceso, biondeggiano in grazia tante primule che sembrano chiamarmi da lontano per annunciarmi la buona novella, che cioè, sotto la neve, il seme è vivo, la vita rinasce in eterno fluire, E che questo era il segreto che i sabini regalarono ai cugini romani nel Dio Quirino, che ancora oggi si ricorda sul Colle più importante di Roma, il Quirinale, lì dove sedettero prima i Papi, poi i Savoia e ora il Presidente della Repubblica, che è la carica più alta del nostro povero Paese.

Presto, caro lettore, è ora di far di nuovo due bagagli e di seguirmi, se le andrà, in una gita mia di bimba a Campoli Appennino, nel paese chiacchierino della Mimma. Era una domenica di maggio, il cielo dipinto d’azzurro, il sole come un paolo d’oro, e il paesello si animò, curioso, al nostro arrivo. Le case sorridevano alla famiglia romana giunta dalla Capitale. Una casetta d’ombre e di scale ci offrì riparo e riposo. Poi vennero le visite. Primo tra tutti, il fratello della Mimma che era tale e quale a lei solo in forma maschile. Lei era  Mimma Toto e suo fratello era Salvatore Toto e quindi Totò Toto.

Lei, da noi a tener la casa linda, lui (però io non lo avevo veduto mai) veniva a volte e a volte no per tagliare i vestiti su misura del papà, ché Totò era il sarto del paese e come tagliava lui le pezze non ce n’erano mica tanti, come diceva mia madre che, come si sa, di stoffe era maestra e anche di stile. Totò Toto, mentre gli altri chiacchieravano dabbasso, mi portò in alto, in alto e affacciata al balcone che come tutti i balconi che si rispettino aveva vista sul panorama, e mi indicò, laggiù, il Parco nazionale dell’Abruzzo e che non lo vedevo , mi chiese, l’orso bruno? Non c’era l’orso, figuriamoci, ma io lo vidi o forse lo sognai, quell’orso, che ancora oggi è parte del mio sogno di Campoli Appennino. 

Concludo: Via Merulana, la strada delle primule di primavera!





martedì 30 novembre 2021

Un gran Papa romano


 https://www.marcotosatti.com/2021/12/01/benedetta-de-vito-nostalgia-di-roma-di-chiesa-di-pastori-della-fede-di-sisto-v/

Per Stilum Curiae (che amo) ho scritto il pezzo qui sopra che parla di un Papa che mi è caro al cuore: Papa Peretti, Sisto V. E il pensiero vola ai Brachetti Peretti di cui erano piene, ai miei tempi, le cronache mondane. C'era un Ferdinando, bello, bellissimo, una Benedetta (come me) dai lunghi capelli scuri e poi un altro fratello, credo, del quale non ricordo il nome. Tutti discendenti del gran Papa, che aveva fatto sposare le nipoti (cioè le figlie di sua sorella Camilla) una con un Colonna e l'altra con un Orsini, cioè le famiglie romane che allora eran famiglie regnanti.

 Intanto con il mocio, lo spazzolone, lo straccio e la scopa spolver, pulisco e lavo il mio piccolo blog che è rimasto chiuso per qualche mese, il tempo di riprender forze e ricominciare nel cammino. Ieri ho spalancato le imposte su Via del Boschetto, oggi quelle che danno sulla chiostrina e dico evviva evviva per un'amica nuova che il Signore mi ha fatto incontrare e che, come me, lo ama devotamente. Dio sia benedetto! 



Aprendo le persiane su Via del Boschetto

 










Va bene, riapro. M'affaccio su Via del Boschetto e dico: "Eccomi, sono tornata!". Ringrazio, in gioia, avevo tanta nostalgia del mio piccolo blog romano che s'apre al mondo.

 E comincio, per oggi, con un piccolo pezzo sull'Avvento che ho scritto per Storie di territori e che è stato ripreso da Stilum Curiae e anche dal Nuovo Arengario.

https://www.marcotosatti.com/2021/11/28/lavvento-le-lucine-che-danno-fastidio-e-lunica-vera-luce

venerdì 30 luglio 2021

In piazza, in piazza

/https://www.marcotosatti.com/2021/07/29/bdv-a-piazza-del-popolo-ieri-eravamo-in-tanti-non-credete-ai-giornali/ 


Sono andata a piazza del Popolo, mercoledì sera, perché anche io penso che il green pass non debba passare.

Come è andata potete leggerlo nell'articolo che ho scritto, tornando cronista per una sera, per il sito di Marco Tosatti Stilum Curia, che è stato poi ripreso dall'amico Paolo Deotto nel suo sito "Il nuovo Arengario". Grazie! https://www.ilnuovoarengario.it/a-piazza-del-popolo-ieri-eravamo-in-tanti-non-credete-ai-giornali/

Qui qualche foto della serata: 

Dal Pincio, visione d'insieme con bouganville
L'alano in piazza...
La libertà è un cappello di paglia di Firenze
E ora,  per concludere, nostalgica come sono di Tigre posto qui una sua foto che lo ritrae in tutta la sua grazia speciale



sabato 17 luglio 2021

Tra le antiche rocce sarde

 https://www.marcotosatti.com/2021/07/12/le-disavventure-di-bdv-in-sardegna-alla-ricerca-di-messa-eucarestia-e-rosario/

Ed eccomi, presto sul traghetto che mi farà dir ciao a Tigre, alla mia verde lucertolina, al mare sardo fresco di tanti azzurri e a Tavolara che amo. Intanto lascio qui su un nuovo pezzo tra le antiche rocce sarde. Volando, buona domenica! 



giovedì 8 luglio 2021

Volando, un nuovo pezzo per voi e di nuovo Tigrando

 https://www.marcotosatti.com/2021/07/08/bdv-perche-il-papa-parla-tanto-di-ambientee-cosi-poco-dei-s

Qui sopra il link a un pezzo che ho scritto per Marco Tosatti. Non ho il computer se non per pochi, rari minuti, quindi vi do appuntamento al 18 luglio quando tornerò alla mia scrivania...

Buon luglio a tutti e qui sotto il delizioso gatto Tigre, compagno d'estate, che ama molto il paté al salmone.



mercoledì 23 giugno 2021

Due articoli e il gatto Tigre

 https://storiediterritori.com/2021/06/22/tempo-di-vacanze/

Al link al piano di sopra potete, volendo, trovare un mio mini racconto sulle vacanze, senza pensare all'oggi, alle mascherine e ai vaccini e a tutto il mondo al contrario in cui ci han precipitati...

Se invece volete qualcosa di più "corposo" o comunque che faccia riflettere ho scritto per Marco Tosatti e il suo Syilum Curiae questo pezzo che troverete al link qui dabbasso. 

https://www.marcotosatti.com/2021/06/20/bdv-senso-di-colpa-sibilo-di-satana-i-vaccini-e-la-colpa-di-esistere/

Se invece non vi va di leggere un bel nulla, allora fate come il mio gatto sardo Tigre (libero nel sottobosco) che a ore fisse, o almeno quando dice lui, arriva al ristorante (casa mia)...



venerdì 11 giugno 2021

Gita a San Teodoro

 


Il mio piccolo giardino delle fate

Nell'alba rosa del mattino presto, davanti a Tavolara vestita del manto di Maria, con mio marito, ordiniamo i pensieri, ridiamo dei sogni notturni e facciamo i programmi per la giornata. I quali progetti seguono sempre la tradizione dei nostri gusti comuni. E i libri prima di tutto. Così oggi, dai, andiamo in quella piccola libreria che s'apre in un canto a San Teodoro, dove si trovano i libri degli editori sardi, ma prima la colazione seduti al bar (mezzo cornetto però...), e poi a comperare la carne buona al bivio di P. Le ore corrono al galoppo e siamo in macchina e lungo l'orientale sarda.

Giunti a San Teodoro, problemi di parcheggio non ce ne sono perché il paesetto sembra visitato dal fiato di Malefica tanto è vuoto e senza risa. Pochi avventori seduti in un solo bar (gli altri deserti), nessuno nei negozi, la piazza vuota. Chiedo a un addetto comunale dove si ritira il calendario per la spazzatura e, ah, respiro, il sorriso sardo si illumina quando l'odiosa mascherina scende sul mento e lui, con tortuosi gesti, mi indica dove andare. E vado.

 Quando arriviamo a destinazione, cioè la piccola libreria di cui dicevo, scopriamo che non c'è più e che, al suo posto, c'è un gelataio (mi pare). Il quale è sorridente, lui pure, e mi spiega che i proprietari sono andati in pensione e che ora c'è un'altra libreria piccolina su per la salita e che ha un nome carino ed evocativo: "Piccola libreria giardino" Li troviamo Fabio, un giovane libraio che è, secondo mio marito, un eroe dei nostri tempi. E' anche molto simpatico e parliamo di libri e di scrittori sardi. Poi, tra noi due, è corso uno scambio di mail su un certo libro di cui ho scritto qui nel blog (Il Libro dei Contos) e che il nostro libraio di San Teodoro (che in realtà è dell'Oristanese) ordinerà per la sua libreria. Evviva!

sabato 5 giugno 2021

Una domenica a B.

 


Domenica scorsa, insieme a mio marito, eccoci al trotto sull'orientale sarda per prendere la messa delle undici, in un certo paesino tal dei tali, in una chiesa moderna e bella a modo suo, dove ancora si respira l'odore di paese nel vestito della festa, tra i saluti di chi si conosce da sempre e dove il sacerdote è di certo nipote e zio di qualche fedele.

Arriviamo e, seduta al penultimo banco, noto subito che sul poggiolo dei gomiti, davanti a me, è steso un fogliettino in cui è scritto il nuovo Pater Noster, quello in cui si sono cambiate, senza ritegno, le parole di Nostro Signore. Andiamo bene, mi dico e scambio un'occhiata con mio marito che, pur non essendo come me un devoto, ama la liturgia antica e la spiritualità tridentina. Lui il Padre nostro lo recita in latino così sfugge al peccato di non seguir il Santo Padre. La messa comincia tra i canti alcuni in latino altri in schitarrata, insomma in strano arlecchino.

Presto si giunge al momento della Santa eucarestia. Prevedendo l'andazzo già dal Padre nostro messo nero su bianco per la platea ed evito così di mettermi in fila. Ma un signore, e lo vedo e soffro per lui, si avvicina al sacerdote a bocca nuda. Oh sacrilegio! Il prete, indignato, mette su una smorfia, si fa scuro e lo invita a mostrar le mani. Il poverino, attonito, ubbidisce e io sorrido, ironica, tra me, perché questi tipi che s'accendono come zolgfanelli sarebbero i sacerdoti della misericordia dei quali parla e straparla il Papa regnante... hahaha

Rido tra me (ma è un riso amaro) perché prima di congedarci il celebrante pensa di aggiungere un pezzo d'omelia fuori programma (in barba alla santa liturgia) contro chi non sta le regole e, udite udite, contro chi osa chiedere la Santa Particola sulla lingua. Proprio come deve essere e come ci ha insegnato da sempre la Chiesa... Sì, nel mondo al contrario dove la menzogna è regina, è d'uso vedere cose così e non mi sorprendo più di tanto. Sorrido anche perché il coro ha intonato "Mama 'e su nie", un canto sardo dedicato alla Madonna della neve,un canto che mi incanta...

venerdì 4 giugno 2021

Divise e uniformi

Alba rosa

A questo link, se vi va potrete trovare un mio piccolo pezzo sul 2 giugno. Lo so che è già il 4, ma non ho il computer e lo devo chiedere in prestito a una persona che, del suo, è molto geloso...


 https://storiediterritori.com/2021/06/02/il-2-giugno-festa-della-repubblica-italiana/

martedì 25 maggio 2021

Un ulivo spettinato, un lupo e un agnello

 https://www.marcotosatti.com/2021/05/25/bdv-illustra-il-ddl-liberticida-zan-con-una-favola-antica-il-lupo-e-lagnello/

Ho scritto questo articolo per Marco Tosatti e, da qualche ora, è lì. Se mi hanno impallinato, nei commenti, ringrazio il Signore e, con una piroetta saluto tutti, i miei amici e i miei nemici, nella gioia grande che mi conduce, nella Comunione dei Santi, sempre per Lui...

Un ulivo spettinato respira dalla parti di Via Nazionale a Roma...


Nel creato che ci abbraccia

 Sul davanzale della finestra della mia cucina, ieri mattina, è fiorito, da che sembrava una piantina stenta, un geranio. E il fiore, d'un fucsia acceso, è tanto grande che sembra, a guardarlo  discosto quasi una bella rosa. Così, preso il mio cellulare, ho fatto una foto in testimonianza del piccolo miracolo, che ora vi mostro proprio qui, in ringraziamento di tanta bellezza, dono del cielo, Ed è, per me, in questo piccolo fiore tutta la stupenda gioia che ricama il creato, e che appare in ogni dove a chi non è immerso nelle cose del mondo e se si ha il terzo occhio, quello dell'anima, ben aperto...


E prima di chiudere questo mini post, che è soltanto un grazie al Signore che fa delle piccole cose dei doni grandi, vi voglio mostrare una bennibag che ho cucito per certi uccellini che, dalla mattina e fino al pomeriggio tardi (quando loro e io andiamo a dormire) mi fanno compagnia con il loro canto chiacchierino. E a volte mi pare di capire i cinguettii loro che sono sempre un canto di gioia per il creato bello che li circonda. E che, nonostante tutto, circonda tutti noi. 


sabato 22 maggio 2021

Veni Creator Spiritus


In capo al letto che fu dei miei genitori nella casa mia natale, tutta immersa nel verde di un gran giardino, c'era e c'è ancora (anche se, indegnamente, assediata dalle statuette africane del nuovo inquilino che non la venera...) una colombina dorata dello Spirito Santo. Il becco in giù, le ali aperte, involtolata nei grani dei rosari,  in picchiata scende qui sulla terra, tra i raggi in dardo, per toccare il cuore e le menti degli uomini che, addormentati pur non dormendo, si trastullano, beati e storditi, nel mondo colorato del principe del mondo, chiamando il male bene e sovvertendo, inconsapevoli, l'Eterna Legge del Signore.

Non sapevo, bambina, che quella piccola, pura colomba (che pure mi ammaliava) fosse in simbolo la Sapienza di Dio che scende sulla terra nella santità della Parola che è sola Verità. Non lo sapevo, no, tuttavia, nella fotografia che, nella mia memoria, non si cancella della stanza dove dormivano mia madre e mio padre, lei, d'oro e di semplicità, era per me mistero e gioia. Entrando in punta di piedi mi pareva che splendesse, lei sola, dando vita all'intorno. Spariva l'inginocchiatoio, nascosto dietro la porta (che pure vorrei avere in eredità), spariva anche il grande quadro, alto sulla parete di destra, nel quale Maria e Giuseppe guardavano giocare, in dolcezza, il Bambino e con Lui, il cuginetto Giovanni Battista. Spariva l'armadio tirolese imponente e tutto dipinto a scene agresti. Sparivano le foto di noi bambini, e io l'unica con un cappottino rosso...

Restava lei sola, la Santa colombina dello Spirito Santo che, ai tempi di Gesù, scese nel Cenacolo a portare la luce di Dio negli apostoli (che dovevano andare in giro per il mondo a portare il Logos alle genti) e in Maria, custode e Regina, e che ora invoco affinché torni sulla terra a portare la sua luce di verità! Buona Pentecoste a tutti. 

A San Lorenzo in Lucina ho trovato il profeta Isaia, nel fanciullo che gioca con il Leoncello, la vera pace del cuore...

 

Nuove pandemie crescono, haha

 


Ieri, verso l'ora di pranzo, avendo saltato il pasto per ragioni che non sto a spiegare, me ne stavo a guardare il Tg1 cosa che non faccio di solito perché rido di tutte le meravigliose notizie dell'arcobaleno che ci ammanniscono i "giornalisti" della Rai Tv. Ed ecco, da una portentosa villa romana, apparire la sinistra faccia piena di rughe (per forza non ha più acqua di vita...) e di occhiaie (bè, la notte, quando il manto stellato cala sulle creature tutte, l'anima si sveglia e lascia chi pecca contro il Signore sveglio a contar le pecorelle) del nostro premier, il quale sorridendo annuncia che ci dobbiamo preparare a nuove pandemie e ci dice che bisogna vaccinare il mondo. Oddio, salto sulla sedia. Non gli è ancora  bastato! Ma certo, ci hanno preso gusto al giochetto tanto facile da organizzare mentre il fiato di Malefica ha fatto addormentare il povero popolo nostro. E , pensierosa, ho spento la tv per non vedere il ghigno nascosto dal completo grigio tanto rassicurante...

Poi, questa mattina, scopro, leggendo un quotidiano che è già bell'e apparecchiata la prossima puntata in forma di una malattia, tutta cifre e lettere che viene dagli uccelli e che, non in Cina prolifica, ma questa volta in Russia. Olè, sempre esoticamente parlando perché fa più notizia e rende il tutto piuttosto misterioso. E poi gli uccelli...mumble, mumble... E certo! Gli uccelli, come nel film del regista americano famoso Hitchcock, perché come ci hanno raccontato (ma non è niente vero) essi, i passerotti (che io amo quando mi salutano prima di andare a dormire e io con loro in santo riposo), sono i discendenti nientemeno che dei dinosauri. Paura vero? Nooo??? Vabbè ci penseranno i "giornalisti" a creare l'atmosfera giusta, lugubre al punto giusto e senza speranza così altri bambini si butteranno giù dal ponte, in autunno con la ripresa. Io, per adesso, la finisco qui, sorrido, prego, e nella mia armatura d'oro dono di San Michele Arcangelo, corro a cucire qualcosa che mi servirà contro tutte queste menzogne. Non praevalebunt!


venerdì 21 maggio 2021

Nel giorno bello di Santa Rita

 

L'acqua viva... eau vive

bennibag fiorita di Santa Rita

Un piccolo miracolo color arancio

Al mattino presto, quando via dei Serpenti ancora dorme e le imposte dei palazzi sono chiuse al sole che, d'oro, lassù sfavilla portando la luce vera nel mondo, io sono già in strada per raggiungere, in quattro passi, la bellissima Basilica dedicata a una Santa buona, il cui nome, infatti, vuol dire, in greco antico, semplicemente buona. Nella Chiesa silente, i sacerdoti seduti in orazione sui banchi attendono che, alle sette e quindici, una dolce campanella (che somiglia a quella che annunciava, a scuola, la ricreazione) annunci, come in frullo d'ali di passero, che comincia la Santa Messa.

E oggi, giorno di Santa Rita, un santa bambina che amo come tante altre sorelle mie dell'anima e che mi porto in giro in forma di anello regalato da chi con me divide vita, cuore e tutto, la chiesa era piena di fedeli e in gioia e in grazia del Signore. Lui ama che lo si ami... ci ama così tanto!

Così oggi, fiorisce la rosa di Santa Rita, che ebbe il marito e i figli (gemelli) uccisi e che trovò in Dio la forza di non perder mai la fonte d'acqua che sgorgava nel suo cuore. Senza di essa, senza l'acqua viva che Egli dona a chi lo ama, non siamo nulla, sterpaglia, rami secchi, tralci staccati dalla vite. Ed è così, la verità.

Ora che ho scritto di Rita e della bella Basilica dove al mattino mi rifugio perché bello e buono è cominciar bene ogni giornata (che è dono), posso andar a far con mio marito le cose pratiche della vita, le tante infinite carte della burocrazia (cioè del governo delle tristi scrivanie,,,), inventate dal mondo per trascinarci in basso lì dove si respira l'odore dello zolfo che, nostro malgrado, dobbiamo respirare. 

Cara Virginia, da Benedetta

 

Rose del Palatino

Entrando nel cortile di Santa Balbina, a Roma, si esce dalla modernità, dal via vai frenetico della Passeggiata archeologica che s’anima al piano di sotto, e si entra nel tempo senza tempo che è il tempo del Signore. Le erbe spettinate, il cotto elegante, la storia viva che vi si respira restituisce alle gambe la voglia di andare e nel cuore lo Spirito Santo accende il fuoco dell’amore. E quindi immaginatevi la meraviglia del posto, immoto sotto le stelle, in una serata invernale un poco fredda, con la presentazione di un libro di Aldo Maria Valli e poi un rinfresco tra le mura auguste e nella biblioteca dell’Associazione Lepanto, che a Santa Balbina, ha la sua sede. Quella sera di poco più di un anno fa, tra i tanti, c’ero anche io e, prima di assaggiare una crostata che è piaciuta moltissimo a me e che sarebbe piaciuta a Santa Balbina medesima e a tutti i bambini del mondo (perché è da Balbina che noi abbiamo il termine bambina che vuol dire che i bimbi parlan male, nella dolce lallazione loro che li fa “balbi”, cioè balbuzienti), il professor Roberto de Mattei, che tutti conosciamo, raccoglieva le iscrizioni per una “acies ordinata” che seppi poi, poiché me lo scrisse per mail, doversi tenere a Monaco di Baviera.

Non sapevo quel giorno di, mi pare, novembre che, poco tempo dopo, forte del mio rosario e dell’amore che mi sospinge ai piedi della Croce, avrei preso, con un gruppo di persone a me sconosciute, io sola, col Signore solo, un aereo diretto a Monaco di Baviera. Capo gita, il professore e Virginia Coda Nunziante, deliziosa padrona di casa, avendo lei prenotato gli alberghi, le cene e tutta la parte sociale dei tre giorni tedeschi miei e di tutti quanti. L’”acies ordinata”, cioè uno schieramento mariano (con recita del Rosario e Credo)  nella piazza dell’Odeon, era per un sabato mattina e faceva freddo, ma nessuno di noi, credo, ha sentito nulla tanto eravamo contenti di portar da Roma la supplica alla chiesa tedesca di smetterla con il percorso sinodale e di ritornare a casa, nel vascello dolce di San Pietro, che pure trema tutto tra i cavalloni della modernità. Al “Credo”, il mio cuore fece un doppio salto mortale in cielo e poi giù di nuovo a riscaldarmi tutta quanta. E la sera, al ristorante, tutti insieme, c’era anche quel bel ragazzo austriaco, altissimo, che aveva buttato nel Tevere la Pachamama, del sinodo amazzonico: un eroe!

Il giorno seguente, una domenica silente, mi svegliai sotto la neve e bevevo i fiocchi bianchi che mi abbracciavano mentre me ne andavo sola soletta a zonzo proprio come piace a me. Prima a messa nella bella chiesa dei domenicani che è intitolata a San Gaetano e poi a visitar la reggia dei Wittelsbach e infine a Marienplatz lì dove tanti San Michele bambini sottomettono con picche e spade i dragoni infernali in forma di animali da bestiari medievali e dove una folla bavarese accolse il bavarese Benedetto XVI, come ricorda una lapide sotto la Madonnina…

E ora? Ora, come mi dice il mio padre spirituale, il pericolo di uno scisma tedesco c’è, e sarà uno scisma “progressista” perché dalle parti di Monaco di Baviera ancora non basta la Chiesa in uscita (cioè delle chiese vuote) di Bergoglio. No, vogliono sacerdoti donne e poi benedizioni alle coppie omosessuali, lì dove, nel deposito della Fede, sta scritto che il peccato dell’omosessualità grida vendetta a Dio e se non dobbiamo giudicare i peccatori (e per fortuna, dico io!), il peccato sì è mortale… Le benedizioni agli omosessuali ci sono già state, lunedì scorso, nel ni dei Vescovi tedeschi che pur dicendosi contrari a parole (ma verba volant) nei fatti le permettono. E dal Vaticano nulla. Intanto io vedo il mondo cattolico diviso anche sui vaccini. Per il Papa, bisognerebbe vaccinare anche le bambole e la presa di posizione del Pontefice ha diviso tutti i cattolici. Anche i cosiddetti “tradizionalisti”, che, per me, sono soltanto cattolici punto e basta.

Sì, il professor de Mattei, con un libro intero, ha difeso l’eticità della vaccinazione e molti di quelli che gli erano amici e che lo consideravano  guida salda, si sono allontanati e non so che cosa avverrà il 22 maggio quando ci sarà la “acies ordinata” della Marcia per la vita, guidata da Virginia Coda Nunziante, vicinissima al professor de Mattei e che sui vaccini, per quanto ho letto, la pensa come il professor. Ed ecco perché alla Marcia, pur dispiaciuta e tanto, non andrò, non posso andare. Per me, la morte in forma di resti di dna di bimbi abortiti  vive nel vaccino e nessuno potrà convincermi del contrario perché io sola so da dove mi viene la certezza che essi sono il male e fanno male. E non ho professori, filosofi o luminari ad appoggiarmi nella fede.

Nel dolore, poi, registro la spaccatura interiore tra la Legge del Signore che non mi concede sconti e che mi fa dir no al vaccino e no, quindi, anche alla Marcia per la vita e il sentimento umano dell’amicizia, che mi fa sentir affetto per il professor de Mattei e tanto anche per Virginia che ricordo sorridente, generosa, allegra compagna di “acies ordinata” a Monaco di Baviera. Una simpatia che si accende ancora di più al ricordo di come, tra tanti, quella sera a Santa Balbina, il professor de Mattei invitò proprio me (pur senza conoscermi, io, nessuno…),  a seguirlo  in una bella avventura per la Chiesa di sempre. La finisco qui e, nel ricordo di Monaco di Baviera, torno a pregare per la dolce sposa di Cristo, lacerata, sconvolta, inquieta, lei che dovrebbe essere baluardo dell’Eterna Legge del Signore e difesa del piccolo suo gregge, unito.

Finalmente liberi

 

Una brutta faccia apotropaica caccia il male fuori di casa, impedendogli di rodere cervello e mente e anima... 

In un sito che ogni tanto visito ho letto un articolo interessante, in cui alcuni psicologi britannici ammettono di aver usato la paura per spingere le persone a chiudersi in casa, durante i lockdown imposti dalla pandemia. Potete leggere l'articolo qui: https://www.aldomariavalli.it/2021/05/21/psicologi-comportamentali-ammettono-cosi-abbiamo-consigliato-al-governo-di-spaventare-i-cittadini-durante-la-pandemia-covid/

Prendo fiato e vado avanti per arrivare al punto e poi andarmene, in santa pace (anche se con la mascherina) dal parrucchiere. E il punto è questo, fin da febbraio dello scorso anno, quando fu trasmesso dalle televisioni ipnotiche il video dei lugubri camion in fila indiana che portavano le bare dei morti per Covid (organizzata, la parata, mi dicono dal generale Figliolo, che buon figliolo, secondo me, non è), io non ho avuto paura mai. Non un giorno, un'ora, un minuto. MAI. La corda tesa che mi lega al Signore lassù, il mio rosario di Sant'Alfonso dei Liguori, dai grani color cielo, mi indicava la strada maestra e mi rassicurava: "Non è opera mia questa roba, ma fatta da uomini". Il significato di questa frase mi lasciò nel dubbio. Eran forse stati i cinesi a Wuhan? Ma poi, col tempo, grazie alle infusioni continue di Lui, ho capito: sono stati gli uomini, alcuni uomini, con le televisioni, i giornali, i virologi in tv, e il tam tam dell'orrore, ad aver creato la "pandemia"! Ecco il significato della frase che non capivo. Corro dal parrucchiere nella gioia rotonda che in me vive. 

giovedì 20 maggio 2021

Il mondo invisibile

 


C'è, nascosto agli occhi frettolosi della modernità, di chi pensa di vivere solo di carne e di sangue e di piaceri che diventano diritti (e non lo sono), un mondo invisibile, pieno di grazia, che esiste ed è più vivo e vero di tante cose che si vedono nel mondo materiale e anche di quelle che si vedono in televisione. La televisione è una grande menzogna che, rimbombando, ripete a macchinetta le notizie che vuole lei, desiderando appunto strappare dalla vera vita - quella invisibile - gli uomini che, come falene, inseguono il finto lume dei finti dei, chiamati divi, o stelle tv, che, in pantomima, raccontano ciò che altri, in pantomima, gli dicono di dire...

E non stupisce che la parola d'ordine di oggi sia "cancel culture", perché i signori che voglion cancellare il passato (ma non ci riusciranno) sanno benissimo che gli antichi tutti quanti, e anche i nostri Romani, vivevano immersi nel mondo invisibile che onoravano al punto da dare il nome di divinità a ogni piccolo gesto quotidiano. Per questo, quando a Roma, arrivò la Parola che salva, il Dio incarnato, il Dolce Gesù, essi, i Romani, aprirono braccia e cuore e gli imperatori, pian pianino, si trasformarono in Pontefici, come anche Cesare Augusto era stato Pontefice Massimo. Un linea di sangue e di porpora che oggi, tristemente, si inchina al mondo.

Il mondo invisibile, quello in cui vivo io in completo abbandono, in delizia e protezione, è grazia e dono. Misterioso e semplice insieme, nel cuore mette la pace e una fonte viva d'acqua che toglie ogni sete, sulle labbra un sorriso. E ora sarà facile capire, per voi, perché gli egiziani vedevano nei gatti creature sacre...

sabato 15 maggio 2021

Inno alla mia primavera


 Per me, la Mimma, aveva un occhio e il cuore di riguardo perché anche lei era nata, come me, nel giorno dell’Immacolata concezione. E io, con lei, trascorsi molte e molte ore, al mattino, quando, ebbi una misteriosa quarta malattia, che mi tenne a casa quattro mesi da scuola. Per la Mimma, insegnare era “imparare” ed era verbo transitivo con il complemento oggetto e il verbo al complemento di termine e mozzo nella coda.

“Ti imparo a stirà”, mi diceva ed era come se mettesse me – proprio io, piccola io – al centro dell’azione e lei, spettatrice, dall’alto mi guardasse mentre apprendevo, diciamo così per osmosi da lei, che nulla, però, insegnava. Imparavo, ho imparato. E mi raccontava le storie del paese suo che si chiamava Campoli Appennino ed era in Ciociaria, alto sul Parco nazionale dell’Abruzzo. Un giorno, poiché eravamo proprio a fine gennaio e io tossivo ancora, mi raccontò dei giorni della merla.

E come lei me lo ha raccontato lo riporto. Mi disse, dunque, che la merla, nel senso della graziosa signora del merlo (color grigio polvere lì dove lui è lucido di penne nere) non c’entra un bel nulla e che quei giorni si chiamano così perché è allora che sbocciano, sulle colline aride e invernali, le avanguardie delle primule. E che “merla” altro non è che primula in dialetto, una parola, diciamo così, come una vecchia pantofola ciancicata dall’uso. Mi spiegò anche che, per i paesani, i giorni della merla, pur freddi, freddissimi, erano speranza che la primavera, nel suo bel vestitino color giallo primula, sarebbe presto giunta a rinverdir le erbette, a richiamar le rondini e a far fiorir le rose.

E ora, lasciamo per qualche minuto la Mimma a fare i casi suoi, e in balzo sono in Sabina, che è, per motivi miei, terra per me d’amore. E’ gennaio, fine gennaio, e sono dalle parti di Ginestra, un nome che splende come un fiore d’oro tra le belle, colline sabine dove gli ulivi, in filari, fanno da collane ai colli. Cammino nel gelo che morde e tutt’intorno è color del fango, per terra paciughi di foglie d’autunno, umido il sentiero.

D’un tratto, e chiamo mio marito, il cuore palpita e s’accende: su un terrapieno scosceso, biondeggiano in grazia tante primule che sembrano chiamarmi da lontano per annunciarmi la buona novella, che cioè, sotto la neve, il seme è vivo, la vita rinasce in eterno fluire, E che questo era il segreto che i sabini regalarono ai cugini romani nel Dio Quirino, che ancora oggi si ricorda sul Colle più importante di Roma, il Quirinale, lì dove sedettero prima i Papi, poi i Savoia e ora il Presidente della Repubblica, che è la carica più alta del nostro povero Paese.

Presto, caro lettore, è ora di far di nuovo due bagagli e di seguirmi, se le andrà, in una gita mia di bimba a Campoli Appennino, nel paese chiacchierino della Mimma. Era una domenica di maggio, il cielo dipinto d’azzurro, il sole come un paolo d’oro, e il paesello si animò, curioso, al nostro arrivo. Le case sorridevano alla famiglia romana giunta dalla Capitale. Una casetta d’ombre e di scale ci offrì riparo e riposo. Poi vennero le visite. Primo tra tutti, il fratello della Mimma che era tale e quale a lei solo in forma maschile. Lei era  Mimma Toto e suo fratello era Salvatore Toto e quindi Totò Toto.

Lei, da noi a tener la casa linda, lui (però io non lo avevo veduto mai) veniva a volte e a volte no per tagliare i vestiti su misura del papà, ché Totò era il sarto del paese e come tagliava lui le pezze non ce n’erano mica tanti, come diceva mia madre che, come si sa, di stoffe era maestra e anche di stile. Totò Toto, mentre gli altri chiacchieravano dabbasso, mi portò in alto, in alto e affacciata al balcone che come tutti i balconi che si rispettino aveva vista sul panorama, e mi indicò, laggiù, il Parco nazionale dell’Abruzzo e che non lo vedevo , mi chiese, l’orso bruno? Non c’era l’orso, figuriamoci, ma io lo vidi o forse lo sognai, quell’orso, che ancora oggi è parte del mio sogno di Campoli Appennino. 

di Benedetta de Vito