Questa mattina, dunque, gambe in spalle, alle otto e qualcosa ero già davanti alla Basilica liberiana pronta per andare a messa, ma l'orario era tutto sbagliato perché anche le messe hanno cambiato orario e liturgia. Ormai la liturgia la decide il governo (come in Cina...) e bisogna indossare la mascherina e stare a tot di distanza e non dare il segno della pace e questo e quell'altro e ancora e ancora fino a farti saltar la mosca al naso. Pazienza e avanti.
Esco quindi e vado a caccia di stoffe perché le mie creazioni bennibags non si fermano e non c'è pandemia che tenga. Al mercato dell'Esquilino, i banchi hanno soltanto stoffe indiane piene di strass e ghirigori dorati e non fanno proprio al caso mio. Cerco delle stoffine fiorite per cavarne vestitini di bimbe (come mi hanno ordinato). Arrivo fino all'orlo della piazza, lì dove il confine è con via Emanuele Fuliberto, e dove c'è un negozio di tessuti. Ma è chiuso e, come mi dice, l'edicolante "dovrebbe aprire alle nove, ma signora mia, che ne so...". Provo allora nel negozio di Via dello Statuto che ha pure le stoffe liberty (che adoro). Ma è chiuso lui pure e il proprietario della pasticceria Regoli (che amo) fa spalluce e mi ripete quanto ha già detto l'edicolante di cui sopra. Pazienza, sospiro. Andrò a comperare un bel pennarello da tessuto perché quelli che ho sono quasi esauriti e lasciano una scia sbiadita che fa male al cuore. Due passi, attraverso lo Statuto, e trovo la serranda abbassata anche dal cartolaio che, come recita un cartello, aprirà alle 11. Così a mani vuote, me ne torno a casa.

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