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venerdì 8 maggio 2020

Per Dario e per il cuore


Ieri pomeriggio me ne tornavo a casa dopo aver fatto una visita medica, per dir così spirituale, che è più utile al cuore che alla mente e, sui passi leggeri che mi conducevano verso casa, sgranando gli occhi per la sorpresa, mi sono imbattuta in un famigerato, colpevole, pericolosissimo "assembramento". Oddio, mi sono detta, facendo due o tre passi indietro e con la mascherina ben piantata su bocca e naso, vuoi vedere che questo "assembramento" ora mi salta addosso e in forma di virus con tante malefiche zampette, mi prende alla gola, mi atterra e mi uccide in un fiat? E chi sono questi pericolosissimi individui che, in tempi così grami, osano bersi una birretta e mangiare patatine proprio sotto l'ascella di Santa Maria Maggiore, difesi da una colonna che ne ospita i graziosi sederi? Così, fattami coraggio, indossato, per così dire, lo scudo magico che mi protegge dalle altrui nefandezze, mi sono avvicinata e ho scattato una fotina (qui sopra). Visti da vicino, ecco appalesarsi i visi di cioccolata, le gambe snelle, le magliette colorate, le inguardabili (per me) scarpe da ginnastica color stabilo boss: sì, sono un bel gruppetto di giovani immigrati che, in barba a tutti i dippicciemme e alle parole severe del nostro "piccolo padre", cioè il Conte che non è conte, se ne stanno lì al freschetto del ponentino romano, sotto il pallido dorato sole della sera a farsi i casi loro e anche a ridere e a scherzare. Così, li ho lasciati lì, in bella serenità, mentre io mi avviavo verso le stanze della prigionia. Loro fuori a ridere e a scherzare, noi chiusi in casa come tanti polli o salami appesi nella stanza del fumo padana... E mentre chiudo e passo questo piccolo post al gusto di Jonathan Swift (avrei io una modesta proposta...), il pensiero vola a un certo Dario Musso, di un paesetto siciliano, il quale, per aver osato dire col megafono in giro per il suo paese, che la pandemia è tutta inventata e che occorre tornare a vivere per non morire di fame, è stato atterrato dai carabinieri, sedato e costretto, senza l'ok previsto dei medici, a un trattamento sanitario obbligatorio. Ok, allora, ricapitolando in questo mondo a testa in giù, gli immigrati che se ne impipano e negano di fatto la pandemia, liberi tutti e felici e contenti, un italiano che dice la sua, come previsto dalla santa costituzione all'articolo 21 (il mio, di giornalista), preso, ficcato in un letto e sedato... e i giornalisti, tutti zitti! Buona santa domenica a tutti e che Dio ci aiuti

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