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giovedì 28 maggio 2020

Mi dica, professore


stoffe...
Eccolo qui, ieri sera, senza il camice onnipotente, da gran sacerdote della verità (che è solo il Signore...) in giacca e cravatta, aveva da una parte due giraffe, mamma e figlio e dall'altra due elefanti, mamma e figlio...

Guardo la televisione sempre meno perché i tg mi paiono tutti tanti uffici stampa del governo e perché le parole mi sembrano troppe e ingombrano la mente come gli scatoloni del trasloco le case, quando occorre fare i pacchi e lasciar la strada vecchia per la nuova. Sì, io li chiamo i tg-terrorismo e chiedo anche ai nostri governanti, che tanto sembrano avere a cuore la nostra salute, di lasciarci, casomai, vivere o morire in santa pace, senza obbligarci a tutte queste penose misure per controllarci come fossimo dei monelli patentati...
Ma ieri, mentre stiravo due panni, ho acceso un momento il video e di nuovo mi sono trovata davanti il volto pallido di un virologo "importante", uno di quei soloni che abbiamo imparato a conoscere, ohimè, ad ascoltare, perdendo (non io che contemplo i cieli aperti del Signore) la pace del cuore. Ma questo virologo qui ha un vezzo che davvero mi fa tremar e mani perché è a lui - che credo faccia parte del potentissimo comitato scientifico che ci governa - che spettano le decisioni più delicate. Come ad esempio se i nostri poveri studenti, privati della scuola e della gioia di stare insieme, potevano vedersi un giorno soltanto per dirsi arrivederci al prossimo anno... niente da fare, inesorabile il comitato ha bocciato l'idea e tutti a casa. Vabbè, dicevo, questo virologo qui deve avere una passione per i pupazzetti di animali e, ogni volta che ci intrattiene su Skype, disegna alle sue spalle un plotone di animaluzzi. Qualche tempo fa, dietro la spalla destra, ruggiva un Trex, ieri c'era un placido Diplodoco, di quelli con il corpaccione e il collo lungo, da serpente. Sempre ieri, sul lato sinistro, aveva due leggiadre zebre. Da un libro, spuntava il muso, mi pare, di uno gnu o di un altro cervide, non so. Poi, di seguito, in passerella c'erano due orche assassine, madre e figlia... Un racconto cifrato? Un gioco? Mi dica, professore, che cosa vuol dire con questo linguaggio infantile perché mi scusi ma offende la mia intelligenza pensare che lei metta  a casaccio il suo personale zoo onirico dietro le spalle, contando sul fatto che gli uomini sono ciechi...

mercoledì 27 maggio 2020

Il deserto intorno

Questo è il delizioso bar del locale "Il pane di San Saba" dove ho fatto colazione questa mattina nella dolce carezza del ponentino romano.

Nel mio piccolissimo e minuscolo, cerco di rifar partire la macchina italiana che, tramortita, sembra un'atumobile, ricoperta di polvere del deserto, abbandonata, derelitta, con le gomme a terra e i finestrini incrostati di sabbia del Sahara. Se provo ad accenderla, starnuta, singhiozza e soffoca e quasi non dà segni di vita. Ma, dai, proviamo ancora e dai a girare la chiavetta. Così ieri, piena di buone intenzioni, ho preso per la prima volta dopo mesi la Metro A, quella rossa per intenderci che taglia la Capitale da Nord a Sud e che mi consente, appunto, di raggiungere via Battistini dove si trova un negozio di stoffe (Diffusione Tessile), dove non sono stata mai.
Prendo la metro B a Cavour, e sulla banchina siamo in tre. Io, senza mascherina e altri due imbavagliati. Una fermata e bisogna cambiar colore e treno. Su e giù sulle scale mobili in una piccola e allegra ressa, con mascherina (la indosso io pure) e siamo già nello scompartimento vuoto. Il silenzio è gelato. Nessuno parla. Occhi imploranti, supplici come, se ne stanno rintanati nell'orizzonte personale e sociale che ci è concesso dalle autorità. Con questo spirito, mi dico, per la macchina non ci sono speranze. Salgono e scendono nuove persone, tutte imbavagliate, alcune con un guanto, il destro, che serve a reggersi, così credono, in tutta sicurezza. Giunta alla meta, cioè alla fermata Battistini, gambe nello zainetto e via per raggiungere il numero tal dei tali dove si trova il negozio. Il marciapiedi è stretto e corre tra erbe alte che non hanno visto il barbiere da molte lune. Ogni tanto, bidoni della spazzatura sventrati che hanno vomitato in strada il loro pazzo contenuto. Incontro due nomadi, madre e figlioletto, con il classico trolley e allora so che cosa è successo Ma non si può dire, cioè mettere in parole, una via l'altra, per tema di essere politicamente scorretti e via. Eccomi al negozio. Fatti gli acquisti, ritorno sui miei passi fino alla fermata del 916 che scende, lungo la Via Boccea e poi la Gregorio VII, per poi atterrare il Piazza Venezia. Nell'abbandono e nel deserto  che è l'intorno addormentato dal fiato di Malefica, acciuffo al volo un autobus. Salgo e appena dentro, un tipo bassetto mi apostrofa: "Deve pagare a me il biglietto, noi siamo i capi qui". Ho capito: è un parente del mio  incontro. di prima Ride e allunga una mano come a chiedere la carità. Forte del mio bavaglio che mi regala l'anonimato e la faccia tosta che solitamente non avrei, lo guardo come se fosse fatto d'aria e qualcosa deve aver percepito perché, zitto e mogio, è sceso alla fermata successiva... 

lunedì 25 maggio 2020

Senza mascherina, vicini, vicini

Mi perdo nel vuoto amaro di questa finta ripartenza, osservando con il terzo occhio aperto ciò che sta succedendo. E da sola poco capisco granché, certo, perché è attraverso la Sapienza Divina che giunge sempre, a me, il dono della comprensione di questo mondo a piedi in su in cui ci hanno condannato a vivere un gruppo di scienziati che amano i pupazzetti di animali, un pugno di politici che non hanno studiato né da politici né da nulla e un portavoce che ha nel curriculum il merito di aver partecipato al "Grande Fratello"...
Osservo la distanza sociale (che è pura e semplice divisione) e tutte le anime mascherate, con un tappo sulla bocca. E, portando in cuore la sofferenza che leggo negli occhi spaesati e raminghi della gente che incontro, me ne vado a letto. E' nel cuore della notte, come mi accade sempre, che la risposta arriva. Ma qui non poso rivelarla. Il frutto è velenoso: la distanza sociale, che è divisione, non piace certo al Signore che invita tutti noi ad amare il prossimo e a scambiarci, fino a ieri, in chiesa il segno della pace (che mi manca tanto)... lascio a voi, dunque, le conclusioni e, intanto, corro in cucina dove gli spinaci in bollore han fatto tracimare l'acqua verde sui fornelli, profumando di erba e d'allegria la mia cucina.
Buon lunedì, senza distanza sociale e senza mascherina!

sabato 23 maggio 2020

Bimba fiore


un vestitino per bimba fiore che mi consola in questi tristi giorni di amara ripartenza in cui chi ci governa ha tolto agli uomini, animali sociali, il rapporto con gli altri uomini che è il sale della vita. E per non morire (grande illusione) li obbliga a non vivere.

martedì 19 maggio 2020

Una strana ripartenza

Mia nonna Lisetta sposa...
Ho per l'Esquilino una certa tenerezza, come se in un'altra storia, fossi lì vissuta, in uno dei solenni Palazzi torinesi,  tra Santa Maria Maggiore e Piazza Vittorio. Ed è per questo che i miei passi, felici per la libertà ritrovata, lì mi conducono anche in questi aridi giorni di ripartenza che io non vedo. A chi mi chiede un parere dico che anche se apri un sito internet non è detto, per questo, che le persone lo visitino e figuriamoci poi comprare un prodotto! I negozi, pochi, sono aperti, ma le persone, mascherate, camminano come in un dopo-mondo, senza desideri, come condannati a morte. Maria Antonietta e Re Luigi sulla carretta che li conduce al patibolo... E così non so.
Questa mattina, dunque, gambe in spalle, alle otto e qualcosa ero già davanti alla Basilica liberiana pronta per andare a messa, ma l'orario era tutto sbagliato perché anche le messe hanno cambiato orario e liturgia. Ormai la liturgia la decide il governo (come in Cina...) e bisogna indossare la mascherina e stare a tot di distanza e non dare il segno della pace e questo e quell'altro e ancora e ancora fino a farti saltar la mosca al naso. Pazienza e avanti.
Esco quindi e vado a caccia di stoffe perché le mie creazioni bennibags non si fermano e non c'è pandemia che tenga. Al mercato dell'Esquilino, i banchi hanno soltanto stoffe indiane piene di strass e ghirigori dorati e non fanno proprio al caso mio. Cerco delle stoffine fiorite per cavarne vestitini di bimbe (come mi hanno ordinato). Arrivo fino all'orlo della piazza, lì dove il confine è con via Emanuele Fuliberto, e dove c'è un negozio di tessuti. Ma è chiuso e, come mi dice, l'edicolante "dovrebbe aprire alle nove, ma signora mia, che  ne so...". Provo allora nel negozio di Via dello Statuto che ha pure le stoffe liberty (che adoro). Ma è chiuso lui pure e il proprietario della pasticceria Regoli (che amo) fa spalluce e mi ripete quanto ha già detto l'edicolante di cui sopra. Pazienza, sospiro. Andrò a comperare un bel pennarello da tessuto perché quelli che ho sono quasi esauriti e lasciano una scia sbiadita che fa male al cuore. Due passi, attraverso lo Statuto, e trovo la serranda abbassata anche dal cartolaio che, come recita un cartello, aprirà alle 11. Così a mani vuote, me ne torno a casa.

sabato 16 maggio 2020

I pupazzetti dei virologi

Non so mica quanto guadagnano tutti i virologi in televisione. Di Roberta Capua ho letto che prende duemila euro per un tot minuti. E questo per terrorizzar chi guarda la televisione e non lasciar scampo per il futuro. Grazie mille, con un inchinetto e un bacino al limone in barba al metro di "distanziamento sociale". Non so, dicevo quanto guadagnano in televisione Burioni (che io chiamo Buriana) e tutti gli altri in buona compagnia. Ma so, e questo per averli osservati da vicino durante le trasmissioni in cui parlano senza contraddittorio anche per dieci minuti, come spendono i loro soldini. Il professor Galli, ad esempio, mi pare un patito di animaletti in plastica, di quelli che comperavo a mio figlio nei suoi beati (e trascorsi) anni verdi. Durante le dirette, dietro al professor Galli, infatti, ho visto far capolino un Tyrannosaurus Rex (ce l'ho anche io, nel cesto dei giocattoli del mio bambino!). Ieri, invece, aveva , in gran corsa africana, di qua, due giraffe e una antilope.e di là non ricordo. Carine, davvero, le riproduzioni! Secondo me devono essere di marca e fabbrica tedesca e penso, io, di aver di quella fabbrica un gatto e un cagnolino... Dietro a Walter Ricciardi, invece, ho visto (credo perché la foto poco sbiadita) due pupazzetti della Playmobil, credo della serie di Star Wars, di questi era patito ed aveva quasi una dipendenza un cugino che ora abita a Milano. Ma questa è un'altra storia e vi saluto, tutti, con una riverenza. Buona domenica!
La gonna fiorita della ripartenza

venerdì 15 maggio 2020

Antonio Salieri ritrovato

I
Ieri, mentre, in cucina, facevo saltellare in padella delle carote sminuzzate con burro, latte e olio Cuore, ho sentito, su Rai5, una voce di soprano che gorgheggiava in maniera tanto luminosa, allegra, solenne e meravigliosa insieme, che mi pareva, anche dall'altra stanza, di sentir germogliare il cuore, come un fiore. Come falena attratta dalla luce,  spento il gas, eccomi seduta sul divano, rapita. Il cuore innaffiato da acqua fresca, i cieli aperti, l'anima in gioia. Eccomi e non riesco più a tornare in cucina, anche se so che le carote non sono ancora rosolate a puntino, per quanto bella è questa opera misteriosa che non ho mai visto e che è diretta da un Riccardo Muti giovane giovane, pieno di poesia, di convinzione e si potenza. Bella, bellissima. Aspetto la fine e il sipario. L'ovazione del teatro è talmente caloroso, festante e entusiasta che mi par di essere anche io seduta su una poltrona amaranto della Scala e perciò batto festosa le mani e urlo anche bravi. Escono tutti, persino le segretarie di edizione e l'abbraccio del pubblico pare quello che accoglieva i fedeli quando arrivavano dalla spina di Borgo a San Pietro. Tanti anni orsono. Corro, poi, a guardare di che cosa si trattava. Oddio, non posso crederci, mi dico, nello scoprire che l'opera, davvero sublime, "Europa ricoosciuta" è di Antonio Salieri. Sì, sì quel Salieri sbeffeggiato e deriso nel film "Amadeus" che io (e e ne vergogno adesso) ho applaudito festosa (allora), facendomi beffe del compositore napoletano e cattolico che pure non conoscevo... E, quasi in ginocchio, imploro perdono al dolce Antonio Salieri che era grandissimo compositore e niente aveva da invidiare a Mozart. Che infatti, come mi ha confermato un caro amico che è esperto di Opera, lo temeva tanto. Come si evince dalle lettere che, da Napoli, scriveva alla famiglia. La verità, dunque, si fa musica del cielo e Antonio si fa maestro di Amedeo.
Coraggio Italia!

mercoledì 13 maggio 2020

La signora Malva

I
n un parco scapigliato, che fa da tetto verde a Via Nazionale, e dove erbe e fiori, nati nell'abbandono, ruscellano in disordinato, caotico rigoglio, ci sono anche io, rapita, in solitudine beandomi della natura ritrovata, fatta lucertola elegante al  sole. Ieri, nel cercar torno torno un posticino libero, mi sono seduta su una panchina e mentre me ne stavo lì a farmi i casi miei, ho sentito come un richiamo, una vocina, e solo allora mi sono accorta che, alla mia destra, in giusta distanza sociale ma senza mascherina sedeva o meglio se ne stava ritta una graziosa signora dai capelli violacei e sul rosa. Così, girati occhi e pensieri a lei, ho ascoltato ciò che aveva da dirmi. Ed erano tutte ione e figliole della umiltà silente e della bellezza nuda. Insieme, poi, zitte zitte, abbiamo ascoltato la voce del vento e quel cheavea da dire sullo sciocchezza del mondo a zampe i su. Poi me ne sono andata via per trovare, in giro per Roma, le segrete stanze di Anna Maria. Nella foto, la dolce signora Malva... 

venerdì 8 maggio 2020

Per Dario e per il cuore


Ieri pomeriggio me ne tornavo a casa dopo aver fatto una visita medica, per dir così spirituale, che è più utile al cuore che alla mente e, sui passi leggeri che mi conducevano verso casa, sgranando gli occhi per la sorpresa, mi sono imbattuta in un famigerato, colpevole, pericolosissimo "assembramento". Oddio, mi sono detta, facendo due o tre passi indietro e con la mascherina ben piantata su bocca e naso, vuoi vedere che questo "assembramento" ora mi salta addosso e in forma di virus con tante malefiche zampette, mi prende alla gola, mi atterra e mi uccide in un fiat? E chi sono questi pericolosissimi individui che, in tempi così grami, osano bersi una birretta e mangiare patatine proprio sotto l'ascella di Santa Maria Maggiore, difesi da una colonna che ne ospita i graziosi sederi? Così, fattami coraggio, indossato, per così dire, lo scudo magico che mi protegge dalle altrui nefandezze, mi sono avvicinata e ho scattato una fotina (qui sopra). Visti da vicino, ecco appalesarsi i visi di cioccolata, le gambe snelle, le magliette colorate, le inguardabili (per me) scarpe da ginnastica color stabilo boss: sì, sono un bel gruppetto di giovani immigrati che, in barba a tutti i dippicciemme e alle parole severe del nostro "piccolo padre", cioè il Conte che non è conte, se ne stanno lì al freschetto del ponentino romano, sotto il pallido dorato sole della sera a farsi i casi loro e anche a ridere e a scherzare. Così, li ho lasciati lì, in bella serenità, mentre io mi avviavo verso le stanze della prigionia. Loro fuori a ridere e a scherzare, noi chiusi in casa come tanti polli o salami appesi nella stanza del fumo padana... E mentre chiudo e passo questo piccolo post al gusto di Jonathan Swift (avrei io una modesta proposta...), il pensiero vola a un certo Dario Musso, di un paesetto siciliano, il quale, per aver osato dire col megafono in giro per il suo paese, che la pandemia è tutta inventata e che occorre tornare a vivere per non morire di fame, è stato atterrato dai carabinieri, sedato e costretto, senza l'ok previsto dei medici, a un trattamento sanitario obbligatorio. Ok, allora, ricapitolando in questo mondo a testa in giù, gli immigrati che se ne impipano e negano di fatto la pandemia, liberi tutti e felici e contenti, un italiano che dice la sua, come previsto dalla santa costituzione all'articolo 21 (il mio, di giornalista), preso, ficcato in un letto e sedato... e i giornalisti, tutti zitti! Buona santa domenica a tutti e che Dio ci aiuti

mercoledì 6 maggio 2020

Sei labenni per sei bambine

Ecco una delle sei gonnelline labenni che ho tagliato e cucito per una signora di gran gusto e di nobilissimi lombi. Nel pomeriggio, gambe in spalle, le porto all'aria aperta e gliele consegno sperando che tutte le belle bambine, con la Benni della primavera, siano felici e contente come lo sono stata io nel corso del lavoro...

domenica 3 maggio 2020

Il sale della vita

Ho ritrovato, nei miei anni che si avvicinano all'argento, i ritmi di quando ero bambina. Il risveglio, presto, fresca per il sonno d'oro, la voglia golosa di caffelatte, la gioia del profumino di caffè che riempie la cucina, il pane che s'indora sulla griglia, il burro che vi sviene sopra. Ho ritrovato, come dovessi andare di nuovo a scuola, quello che ero allora, semplice, nella grazia rotonda del ringraziamento quotidiano, in preghiera continua, grata anche di quanto all'apparenza nuoce. E' questo, mi dico a volte rigirandomi il santino di Gemma Galgani, quello al quale sono stata chiamata ora sono dieci anni...
E, nella Legge sua che è scritta nel mio cuore, cammino senza tentennamenti e paure, in un dopovita che è quasi morte di ciò che ero. Cammino, sola, con tante sorelle che, pure in cielo, sono vive più dei vivi. Sono Elisabetta, Caterina, Marcella, Emerenziana. E altre, molte altre che ancora devo conoscere e amare. Per loro (e per la gloria Sua) scrivo per un sito internet e per un mensile, piccoli pezzi che raccontano le loro vite straordinarie, esempi da seguire, altroché le influencer di Instagram! E spero un giorno, ma non so, di poter pubblicare il mio secondo volumetto che è già cucinato in salsa d'amore, con l'ovo della verità sul colmo. Buona ripartenza e buon lunedì ai miei pochi lettori, ai quali mando, in un panierino, il sale della vita!


venerdì 1 maggio 2020

Caro hacker ti scrivo

Ieri sera, aprendo la mail, come faccio di consueto, trovo una letterina minacciosa di un hacker, un certo (o una certa) Angie. Mi scrive, gentilmente, che sta osservandomi da giorni, che mi ha infilato non so quale troiano non so dove e che mi ha beccato, in video, a fare cose illecite e che devo pagare sennò non so che cosa intende fare... Un po' sconcertata da questa letterina minatoria, ho chiesto lumi giuridici a mio marito e, dopo le sue domande, ho preso il tutto e l'ho buttato nel cestino. Caro Angie, (o forse dovrei chiamarti Nevil) ti rispondo da qui. Credo che dovresti fare meglio lo spione, farti aiutare da 007 per dire,  e trovare dei troiani più efficienti, non so, Mata Hari? E poiché sei andato completamente fuori pista e a sbattere sul muro dell'irragionevolezza e della follia, ti saluto a distanza di due metri, con la mascherina e i guanti di gomma, e spero vivamente di non sentirti più nominare. Casomai volessi tornare a trovarmi, ti avverto, che andrò diritta alla polizia postale. Per queste volta, ho lasciato perdere, considerandoti una fiappa di spia e un piccolo hacker neanche buono per farci il brodo... Dai, non scherziamo!
E ora, una buona notizia. La mia gonna tirolese (che devo aver postato qualche tempo fa) è stata molto apprezzata e me ne sono state commissionate ben 6. Ieri, ho tagliato le prime due che sono ancora in via di perfezionamento e che qui posto, ancora da accorciare, ma comunque