Anni orsono, prima che,
stanco, mio padre facesse le valigie definitive per l’oltre sconosciuto, mi
regalò la sua vecchia Fiat Cinquecento che era allora davvero “young” come
recita il nomignolo datole dalla casa torinese che oggi porta l’inaccettabile,
per me, nome di Fca (che in italiano suona davvero male…). Più di vent’anni
dopo, tutt’altro che young, la mia Cinquecento è ancora la mia fedele compagna
di viaggi, escursioni, gite al supermercato e altre amenità tutte mie e sue,
nel segreto accordo che ci conduce. Tutte le spese a suo carico, bollo,
assicurazione, revisione, permesso per il centro storico, sono sempre state da
me pagate con affetto e riconoscenza perché le sue ruote sono le gambe mie in
un senso che soltanto lei e io sappiamo. E mai si è sognata di lasciarmi a
piedi nei lunghi anni di sodalizio!
Ebbene, dunque, essendo
oramai la mia Cinquecento bianca in là con gli anni, qualche volpone mi ha suggerito
di informarmi perché, con occhi rotondi, “puoi non pagare il bollo!”. E così io
che sono per natura esploratrice, sono partita alla scoperta del magico mondo
delle auto d’epoca che non pagano il bollo. E ho scoperto, ticchettando sulla
mia tastiera che esiste un sito apposito dove informarsi. Al quale,
naturalmente, ho scritto. Il gentilissimo interlocutore mi ha spiegato che,
evviva evviva, l’informazione era esatta e che per ricevere il mio bel “certificato
di rilevanza storica” dovevo rivolgermi a una officina specializzata che avrei
trovato alla pagina tal dei tali del sito loro. Passo dalle parole ai fatti e,
trovato il numero, l compongo senza por tempo al tempo. Mi risponde un laconico
signore. Trillo tutta la mia storia, spiego che sono la proprietaria di una
Cinquecento che conta tante primavere e che vorrei ottenere da loro il
certificato tal dei tali. Mi ascolta paziente e poi mi chiede¨”Quanto paga di
bollo”. Rispondo la cifra. E lui: “Cinquanta euro in meno di quanto costa l’iscrizione
obbligatoria alla nostra associazione”. E senza attendere una mia risposta il
telefono ha già fatto clic…

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